Una delle sensazioni che provo leggendo Joshua Hood è quella di sporco. La sporcizia della guerra, ma anche lo sporco dei politica che sta dietro a ogni conflitto. E poi la sporcizia fisica, quella che si può toccare, annusare, quella che impregna i campi di battaglia. Il sudore, la polvere, il sangue…
Joshua Hood è un ex paracadutista e un ex operatore della Swat di Memphis. Insomma, uno che in azione dovrebbe esserci stato per davvero. Uno che ha provato cosa significa operare sotto il sole cocente con chili di equipaggiamento appiccicati alla pelle sudata.
Dopo il romanzo d’esordio Linea di Fuoco, Hood ci ha riprovato con Ordine d’allerta. Il protagonista è di nuovo il rude ma efficace Mason Kane, che dalle forze speciali è passato a lavorare per l’intelligence. Nel precedente capitolo, lo abbiamo lasciato alle prese con il team Anvil, una squadra di soldati utilizzati in operazioni coperte in Afghanistan. Anche Mason ne faceva parte, tuttavia, se ne è tirato fuori appena in tempo. Il colonnello Barnes, comandante di Anvil, ha iniziato a interpretare a suo modo la guerra al terrore arrivando ad assassinare anche civili innocenti. Barnes non ha gradito il voltafaccia di Mason, così ha fatto in modo da incastrarlo facendolo passare per un traditore degli Stati Uniti. L’unico modo per Mason di riabilitarsi è stato quello di portare alla luce i crimini di Anvil e smantellare la sua ex unità, compreso Barnes.
In Ordine d’allerta, Mason lavora ancora per i servizi segreti. Una missione che dovrebbe essere la classica passeggiata diventa invece il classico casino. Un agente sul campo viene rapito e subito si sente puzza di marcio tra le alte sfere. Mason e i suoi pochi alleati, tra cui il fedele amico Zeus, passeranno il tempo a cercare di raddrizzare le cose. Durante il suo percorso scoprirà che è rimasto ancora qualcuno in giro della squadra Anvil.
Già da queste poche rime di trama si capisce che ci sono le giuste condizioni per un altro buon thriller d’azione. Pubblicato nel 2019, Ordine d’allerta si svolge tra la Siria e l’Iraq nel periodo in cui ha iniziato a prendere piede l’ISIS. Durante la narrazione c’è anche una comparsata di al Baghdadi, leader del califfato.
Il punto di forza di questo libro è la descrizione delle scene d’azione, in particolare le battaglie, che vengono narrate con perizia, frutto senza dubbio dell’esperienza militare dell’autore. Troviamo un assalto di miliziani che sbaraglia le truppe irachene conquistando un aeroporto. C’è una bella scena di un aereo A-10 che attacca un gruppo di miliziani con la sua mitragliatrice a canne rotanti. E poi un lancio di paracadutisti che finiscono dritti sotto il fuoco nemico. Le scene sono sempre realistiche e bilanciate, a eccezione del finale in cui si esagera un tantino, a mio avviso. In ogni caso può stare.
Come il primo romanzo, i personaggi hanno una scarsa introspezione. Appaiono quasi tutti intercambiabili, compreso lo stesso Mason. Almeno nel primo libro c’era qualche riferimento al suo fallito matrimonio. In questo secondo capitolo neanche quello. Mason passa il tempo a combattere e basta, quasi fosse un robot. L’unico sentimento che traspare è il profondo legame con i suoi compagni di squadra, in particolare con l’amico Zeus. Tra loro c’è il classico rapporto di amici che passano il tempo a insultarsi e prendersi in giro, ma che quando iniziano a fischiare i proiettili diventano una sola cosa.
Una cosa che ho trovato fastidiosa durante la narrazione è la presenza di alcuni suoni onomatopeici imbarazzanti come una mitragliatrice che fa braaaaadaaap o in esplosione che fa cruuuuuuup. Non so se fossero presenti anche in lingua originale o siano stati inseriti nella traduzione. Fatto sta che li avrei evitati.
Difetti a parte, Ordine d’allerta è un buon romanzo per amanti dell’action thriller. Vale la pena di leggerlo.
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