Bentrovate e bentrovati al Thriller Café! Oggi riscopriamo con voi una perla dimenticata. Non un classico, forse, ma comunque un romanzo invecchiato bene, che vale la pena di rispolverare. Parleremo di “Ombre rosse a Raven Lake” dello scrittore americano William G. Tapply. Scritto nell’ormai lontano 1987, fu tradotto e pubblicato nell’88 all’interno della collana “Il Giallo Mondadori” e non è stato ristampato da allora.
Preparatevi a salire a bordo di un idrovolante in compagnia di Brady Coyne. Dal finestrino vedrete una distesa di velluto verde che sembra infinita, fino a quando raggiungerete la vostra meta: Raven Lake, nel Maine nord occidentale. Coyne è un avvocato di successo perché vende una merce rara: la discrezione. È muto come una tomba, e questa sua dote innata è molto apprezzata dai suoi facoltosi clienti. L’avvocato ha anche una grande passione: la pesca. Così, quando un suo cliente, il miliardario Vern Wheeler, lo invita a trascorrere un periodo nella sua lussuosa tenuta affacciata su un lago che pullula di grassi salmoni e trote, che per giunta “mordono come serpenti”, Coyne non esita nemmeno un istante ad accettare. È già stato altre volte a Raven Lake, ospite del magnate, ma questa volta è diverso: gli indiani Penobscot e i Passamaquoddies hanno iniziato una battaglia legale per riappropriarsi di quella tenuta, perché sorge nei pressi di un antico cimitero indiano.
I primi giorni trascorrono lieti: Brady Coyne rientra la sera con le braccia stanche per aver tirato su troppi salmoni e si gode l’ospitalità e i cocktail di Tiny Wheeler, selvatico fratello del suo cliente, e della sua affascinante moglie, per la quale ha un debole. Una notte, però, mentre sta fumando una sigaretta sul portico, trova un cadavere che galleggia nelle acque nere del lago. Una freccia gli ha trapassato il collo e lo scalpo è stato asportato. Praticamente una firma. Lo sceriffo locale e i suoi scagnozzi non esitano ad accusare Woody, una guida indiana che lavora per il resort, ma Brady Coyne non crede alla sua colpevolezza, e si mette alla ricerca del vero colpevole…
Questo libro unisce tre mie grandi passioni, ovvero la pesca, la storia dei nativi americani e il thriller, quindi non ho potuto evitare di entusiasmarmi. Tuttavia mi sento di consigliarlo anche a chi non si interessa a questi temi, perché è veramente avvincente e scritto in modo gradevole, con descrizioni accurate che sembrano teletrasportare il lettore in quel paradiso naturale che sono gli Stati Uniti ai confini del Canada. I personaggi sono delineati con maestria e quasi tutti hanno delle storie personali che li rendono tridimensionali. Lo svolgimento, poi, è quasi quello di un “delitto della camera chiusa”, perché l’isolamento in cui si trova la tenuta di Raven Lake restringe il campo dei sospetti, e vi porterà a dubitare di tutti, un po’ come in un romanzo di Agata Christie ma con un taglio meno vittoriano e più ruspante.
William G. Tapply (1940-2009) è stato un insegnante di storia e uno scrittore piuttosto prolifico. Brady Coyle, l’avvocato quarantenne protagonista di questo libro, è il protagonista di una serie di romanzi, tra cui ricordiamo “Errore blu”, “La notte dei giaguari”, “Diario in rosso” e “Cattivi pensieri”. Pur essendo nato negli anni Ottanta, epoca di macho muscolosi e testosterone, questo eroe di carta ha un fascino discreto e un modo di indagare coinvolgente, che fa avanzare la storia in modo realistico. Oltre ai gialli, Tapply ha pubblicato anche articoli e libri sul mondo della caccia, del giardinaggio e della pesca. Cercherò di procurarmi e di leggere altri suoi libri, perché, come afferma un personaggio di Raven Lake, c’è un filo sottile che lega tutti i pescatori, “specie quelli che continuano a lanciare l’amo anche quando i salmoni non abboccano” … e io mi sento di far parte della categoria!
Buona lettura!
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