Miserere – Jean-Christophe Grangé
Il Miserere di Jean-Christophe Grangé risuona oggi nel vostro locale preferito, per una recensione intrisa di avventura, esoterismo e toni cupi e a tratti terribili.
Titolo: Miserere
Autore: Jean-Christophe Grangé
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2009
Traduzione: Comerlati D.; Lupieri G.
Pagine: 535
Trama in sintesi:
Nella chiesa armena di Saint-Jean-Baptiste ancora riecheggiano le urla di Wilhelm Goetz, il direttore del coro di voci bianche che giace morto sull’organo, i timpani perforati con incredibile violenza. Accanto al corpo, le orme di un bambino. Lionel Kasdan è il primo ad arrivare sulla scena di questo delitto inspiegabile: Goetz era un uomo tranquillo dedito solo alla musica. Perché qualcuno lo ha ucciso? Il poliziotto in pensione scava allora dietro quell’immagine immacolata, e insieme a Cédric Volokine della Squadra protezione minori comprende che c’è molto altro. Goetz era fuggito dalla dittatura in Cile, ma era davvero un testimone contro i torturatori del regime di Pinochet o collaborava con loro e i fascisti? Bisogna trovare in fretta le risposte, perché gli omicidi si moltiplicano con le stesse inquietanti modalità.
Grangé ha abituato i suoi lettori a trame affatto scontate e che si muovono spesso sul confine dell’impensabile, se non dell’impossibile. Ma quando si è dei maestri come lui, si è capaci di camminare sul filo dell’equilibrista, farci le capriole e arrivare elegantemente alla fine del percorso. E il lettore non può che restare ammirato.
In Miserere l’autore francese comincia con un omicidio che all’inizio sembra politico, lo moltiplica per 4 con dettagli truculenti sempre più inspiegabili, e fa progredire poco alla volta la storia verso un mix sapiente di tensione, storia, sette esoteriche e folli ricerche scientifiche, accompagnate dalla terrificante colonna sonora di grida infantili. Dal Cile di Pinochet gli esperimenti nazisti sui bambini riaffiorano in un’enclave senza Stato nel pieno della Francia, e a indagare su tutto ciò due eroi inconsueti: un poliziotto d’origine armena in pensione che va avanti a normotimici, e un giovane genio della Protezione Minori con problemi di tossicodipendenza. Tra piste errate, specchietti per le allodole e colpi di scena, la strana coppia arriva al bandolo della matassa, la sconcertante ennesima rivelazione di quante forme possa avere il Male e con quanta facilità possa nascondersi anche dietro le più pure apparenze.
Un libro che conferma la vena immaginifica di uno scrittore che al thriller sa infondere come pochi nuances protoscientifiche, per intrecci narrativi che a fine lettura lasciano sempre una bava di nera inquietudine, la domanda se quanto letto sia possibile, e la difficoltà di rispondere con un NO senza sfumature.
Nonostante la lunghezza un po’ eccessiva e un finale troppo cinematografico, sicuramente quella di Grangé è da considerarsi un’ottima prova, intrisa a volte di violenza, ma soprattutto di denuncia.
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