Edito da poco da Garzanti, oggi al Thriller Café recensiamo L’amica sconosciuta, secondo romanzo di Amy Gentry.
Austin, Texas. Dana Diaz, origini messicane, è su un palcoscenico, a cercare di dare il meglio di sé come cabarettista. Il suo sogno di diventare attrice è sfumato anni prima a Los Angeles, quando ha preso coscienza che essere una donna, e soprattutto latina, le avrebbe garantito il ruolo della donna delle pulizie isterica che urla in spagnolo e nient’altro. Ora, davanti a un nutrito pubblico, aspetta l’intervento del tizio di turno che sfodera interventi a sfondo sessuale. E che, puntualmente, arriva anche stavolta. Ma lei sa bene cosa fare in questi momenti: trovare un volto amico fra gli spettatori, qualcuno interessato a ciò che dice e non semplicemente al suo aspetto, e focalizzarsi su quella persona per portare avanti lo spettacolo senza crollare.
Uno sguardo cattura ben presto la sua attenzione: sono gli occhi di una donna che la seguono e la fanno sentire compresa. Una donna che troverà ad attenderla alla fine dello spettacolo, pronta a offrirle un drink e una spalla a cui appoggiarsi. Amanda Dorn sembra proprio l’amica che tutte desiderano: carismatica, empatica, divertente. Senza neppure rendersene conto, Dana si trova a raccontarle molto della sua vita, soprattutto in termini di differenza di trattamento ricevuta in ambito lavorativo rispetto agli uomini, eterni prevaricatori sociali.
Dana e Amanda sembrano avere molto in comune, anche troppo per due persone che si sono appena conosciute. Ma è davvero così? Dopo averle lasciato il numero di telefono, a Dana capita spesso di pensare alla fascinosa bionda e ai suoi occhi infossati, al punto che quando si presenta la possibilità di rivedersi non sta più nella pelle.
Ma questo è anche il momento in cui inizierà una spirale di eventi che condurranno Dana a mettere in dubbio la sua morale e l’amicizia di Amanda. Quest’ultima le propone infatti un accordo, in apparenza vantaggioso per entrambe: scambiandosi i panni, ognuna farà all’altra un favore, per dare giustizia a torti subiti nel corso delle loro vite. I destinatari sono, ovviamente, uomini: datori di lavoro, ex fidanzati o colleghi che, in un modo o nell’altro, le hanno umiliate, vessate o ferite, facendola franca. Ma quello che inizia come uno scambio di una sola volta intrappolerà Dana in un vortice molto pericoloso, dove la posta in gioco non si limiterà soltanto a riparare un torto subito da un’amica. Intrappolata dalle pretese di Amanda, Dana scopre un nuovo lato di se stessa, che non sapeva di avere o forse aveva sempre tenuto in un angolo: dove si trova la linea di demarcazione tra un’azione svolta unicamente per riscattare un’amica e il godimento che si trae nel recare volontariamente dolore a chi crediamo lo meriti?
Alla sua seconda pubblicazione, Amy Gentry dà vita a un thriller tutto al femminile, con due protagoniste che si incontrano e si scontrano senza esclusione di colpi, attirate l’una all’altra come i poli di una calamita. Tra le due, è Amanda che domina la scena – sebbene la voce narrante sia quella di Dana: nella mia immaginazione, l’ho associata a Villanelle di Killing Eve, con la quale ha in comune il magnetismo e la capacità di far avvertire la sua presenza inquietante anche quando è assente. È lei il vero punto di forza del romanzo, che entra nel vivo solo dopo una prima parte un po’ lenta, nella quale si fa fatica a comprendere il disegno che l’autrice ha delineato per i lettori. Superato però questo ostacolo, la storia fila via velocemente, creando una suspense che non si attenua fino allo sconcertante epilogo degli eventi.
Recensione di Veronica Palermo.
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