L’ossessione – Wulf Dorn
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In una giornata calda come questa ritrovarvi al bancone del Thriller Café per un caffettino shakerato mi mette di buon umore. Vi servo quindi una buona bevanda rinfrescante insieme al mio pensiero di lettura sul nuovo thriller di Wulf Dorn, ‘L’ossessione’.
Sono in vena di chiacchiere e ne approfitto per raccontarvi la mia storia con il libro. Se volete passare al sodo, scrollate fino al paragrafo successivo (no, dai!).
È da qualche mese che vedo le copertine di Wulf Dorn ovunque: nei gruppi di lettura online ogni tre libri suggeriti, arriva sempre anche Wulf Dorn. Non c’è che dire: ero curiosa! La curiosità è un’attitudine meravigliosa quando si parla di storie, ma c’è il rischio che col passare del tempo si crei un’aspettativa molto grande. Mi riferisco in particolare a quel tipo di aspettativa di trovare una storia come TU te la sei immaginata, basando le tue fantasie su recensioni lette di qua e di là o su suggerimenti di poche parole che spesso non riescono a trasmettere un colore, un’idea ben delineata.
Questo è il mood con cui mi sono approcciata alla lettura del mio primo Wulf Dorn, senza aver seguito i personaggi nei libri precedenti La psichiatra e Phobia. Qual è il rapporto tra curiosità e aspettativa dopo aver letto l’ultima riga? Cominciamo dal principio.
La trama: Mark è un ex psichiatra e un ex alcolizzato. Ha perso la moglie qualche anno addietro. È stata uccisa in un incidente d’auto che sembra essere stato doloso a tutti gli effetti. Quando incontriamo il personaggio è di fronte a un bivio: suicidarsi o utilizzare quella pistola per dare la caccia all’assassino della moglie?
Grazie all’amica Doreen affronta la situazione, ma è proprio mentre stanno cenando insieme che una figura misteriosa bussa alla porta. Quando si sveglia qualche ora dopo, Doreen è scomparsa e Mark scopre di essere stato narcotizzato. Inizia in questo modo una lotta contro il tempo orchestrata dall’assassino della moglie che si mette in contatto con Mark tramite una telefonata. Il compito è chiaro: se vuole rivedere la sua amica viva deve trovare qualcuno e deve scoprire da solo chi. Ha esattamente 2 giorni, 9 ore e 23 minuti per riuscirci, poi la donna verrà uccisa. Mark dovrà entrare nella testa e nel passato dell’assassino fino a scoprire la sua ossessione. E non è forse la stessa ossessione con cui lui ha fatto i conti fino a poco prima?
Il mio pensiero di lettura: fin dalle prime pagine, mi sono trovata a simpatizzare per Mark e per il suo mondo imperfetto. Una realtà fragile, di un uomo che ha vissuto un “prima” e un “dopo”. Un uomo che nel suo tormento perde il controllo e ne paga le conseguenze. Quando l’assassino entra prorompente nella sua vita, facendo di fatto partire una sorta di conto alla rovescia, Mark sembra improvvisamente dotato di abilità investigative che, in alcune scene, hanno portato al limite la mia sospensione di incredulità. Tuttavia, se decidiamo di stare al gioco, la storia appassiona, gli intrecci sono ricchissimi, e chi ha letto i libri precedenti troverà tanti riferimenti ai personaggi a cui si è affezionato. Potrebbe essere un fanservice, e nei ringraziamenti Wulf Dorn lo lascia quasi intendere, ma questo non fa che alimentare la tensione e il divertimento in questa caccia al tesoro all’ultimo indizio dove i dettagli e le sottotrame non mancano. Chi come me ha cominciato con L’ossessione, sentirà la curiosità di approfondire quello che c’è stato prima, nella consapevolezza che con questo capitolo conclusivo qualche spoiler c’è senz’altro. Varrà comunque la pena leggere La psichiatra e Phobia, ne sono certa.
In conclusione: sono convinta che ogni libro che leggiamo possa lasciarci molto, non solo per quanto concerne la storia, ma anche per la nostra esperienza personale, il nostro rapporto col libro. Questo libro mi ha fatto riflettere su come la curiosità sia una scintilla importante, ma non dobbiamo lasciare che l’aspettativa pre-costruisca fantasie determinate. Verso il 20% della lettura stavo pensando di mollare: la trama mi piaceva, ma la scrittura non aveva lo stile che mi ero auto-convinta di trovare, e non c’era quel tipo di suspence che mi fa battere il cuore alla fine di ogni capitolo. Però la trama c’era, la tensione anche, e – vi dicevo – ero curiosa. E grazie a questa voglia di lasciarmi andare alle novità, al desiderio comunque di sorprendermi, che ho letteralmente voltato pagina dimenticandomi quello che mi aspettavo. Da quel momento mi sono divertita davvero.
Se siete qui con me oggi al bancone del Thriller Café, datemi retta: fatevi ispirare dalle recensioni e dagli spunti di lettura, ma non fatevi mai influenzare troppo. Fatevi piuttosto incuriosire, che è il dono più grande che un aiuto-barman come me vi può offrire in queste righe.
P.S. un mio grazie al Barman Giuseppe, mi avevi scritto “ti piacerà” e avevi ragione!
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