La spiaggia degli affogati - Domingo Villar

Domingo Villar rappresenta un caso anomalo – ma una felicissima anomalia – nel panorama della letteratura poliziesca internazionale. Egli infatti ambienta le sue storie in una regione periferica e poco conosciuta della Spagna, la Galizia, situata nell’estremo nord-ovest della penisola iberica. In quella regione è nato, nel 1971, e cresciuto lo scrittore, e nella sua terra resta immersa la sua sensibilità e fantasia. Basti pensare che i suoi romanzi in prima battuta non sono scritti e pubblicati in spagnolo, bensì in Gallego, cioè l’antica lingua parlata in quella regione, molto più simile al portoghese che al castigliano; è lo stesso autore che si occupa poi di tradurli nella lingua nazionale. Altri hanno già provveduto a tradurli in tutte le maggiori lingue europee. Decretandone il successo internazionale.

La Galizia è una terra splendida, in buona parte affacciata sull’Oceano Atlantico, assolata e calda in estate, ma ventosa, piovosa e notevolmente fredda in inverno. Il protagonista dei romanzi di Villar è il commissario Leo Caldas, ancora giovane, solitario, profondamente umano. Il capitolo iniziale ce lo mostra insieme al padre al capezzale di uno zio morente: il rapporto che lo lega al genitore è profondo. Del resto la profondità, la tendenza a vivere integralmente e fino in fondo ogni esperienza, ogni emozione, è una caratteristica concettuale di Caldas, che egli mette assai bene in mostra anche, e soprattutto, nel suo lavoro di poliziotto. Leo vive a Panxon, cittadina di mare a sud di Vigo, che è il principale centro della Galizia, ed è qui che porta avanti la sua quotidiana battaglia per verità e giustizia, assistito dal suo braccio destro Rafael Estevez, proveniente da Saragozza, che fatica ancora ad ambientarsi in una terra di cui non comprende la lingua e ancor meno la mentalità.

Non succedono grandi cose a Panxon di solito, ma ogni tanto qualcosa la fa succedere l’Oceano, che un mattino d’autunno ributta sulla spiaggia il cadavere di un giovane pescatore annegato da poche ore, esattamente com’era accaduto dieci anni prima, sempre sulla stessa spiaggia. Come in quel lontano caso rimasto insoluto, anche questa nuova vittima non è annegata fortuitamente: ha le mani legate dietro la schiena, l’uomo è stato annegato.

Mentre la superstizione dei pescatori del luogo comincia a fantasticare di fantasmi vendicatori, di antiche contese piratesche, Caldas ed Estevez tengono acceso il cervello e passo dopo passo arrivano a scoprire una verità sepolta nel tempo, contorta, sorprendente.

Oltre alla narrazione piana ma molto scorrevole di Villar, oltre alla trama studiata come un congegno ad orologeria che tiene avvinti e non delude nel finale, la lettura di questo bel romanzo è straordinariamente godibile per la raffigurazione di un ambiente insolito e suggestivo: i pescherecci ancorati al porto di Panxon, l’autunno oceanico con le sue tempeste, le taverne affollate da marinai e pescatori, le case umili ma solide del vecchio centro, nate per resistere alle burrasche costruiscono uno scenario insolito, dai forti colori sia sul piano paesaggistico che per quanto riguarda l’umanità povera e perplessa nella quale si incarna la storia.  

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La spiaggia degli affogati
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La spiaggia degli affogati
  • Villar, Domingo (Author)