L’uomo delle ombre di Phoebe Locke – edito da Piemme – è il romanzo che recensiamo oggi al Thriller Café.
Alla base del libro c’è un’inquietante leggenda:
“La leggenda dell’Uomo Alto risale agli anni Settanta. E’ una leggenda metropolitana che cominciò a circolare nelle scuole inglesi e presenta diverse varianti, la più diffusa delle quali è quella di un uomo che aveva assassinato le figlie disobbedienti. Questa versione dell’Uomo Alto può essere evocata da bambine “brave” o “speciali”: secondo la leggenda, le bambine che si presentano con doni e si offrono di servirlo ottengono in cambio altri favori. In alcune versioni queste concessioni sono poteri speciali, mentre in altre si tratta di guardiani “inviati dalle ombre.”
Le protagoniste principali di questa storia sono tre:
Sadie, anima complicata e piena di misteri che, come se nulla fosse, torna a casa dal marito Miles Banner, professore universitario di sociologia, e dalla figlia sedicenne, dopo essere sparita dalle loro vite pochi mesi dopo il parto difendendosi dicendo di averlo fatto per loro, per salvarli, perché “l’Uomo alto prende le figlie.”;
Amber, la figlia, abbandonata in fasce ma cresciuta con profondo amore dal padre e divenuta una giovane e bellissima donna con un carattere forte e molta fiducia in sé stessa; ed infine Greta, assistente reporter impegnata a raccontare in un programma televisivo l’oscura storia famigliare dei Banner trovandosi più di una volta a chiedersi da che parte stare, a cosa credere e se sia giusto o meno giudicare il passato altrui.
“E’ facile perdersi in cerca di chissà quale storia. A volte non c’è niente da aggiungere: le persone sono cattive e basta.”
Sadie, Miles ed Amber devono ricominciare ad essere una famiglia, dopo sedici anni di vuoto. Miles ha aspettato a lungo questo momento, mai un cedimento, mai un’avventura, fermamente convinto che Sadie, la “sua” Sadie, sarebbe un giorno tornata da lui e quando questo succede, si sente al settimo cielo e si comporta come non fosse mai scomparsa da un giorno all’altro lasciandolo con l’arduo compito di crescere la loro figlia.
Colazioni a base di pancakes, pancetta e spremute d’arancia, film visti sul divano, l’intimità ritrovata a piccoli passi, le responsabilità che passano dal padre alla “neo” madre sono piccoli ponti che Miles crea per cercare di risanare le loro vite; ma Sadie ha un passato oscuro, che non può negare, e, una volta tornata a casa, capisce che il gesto fatto inizialmente per salvare la figlia dall’Uomo Alto e dalla sua richiesta di sacrificio non è bastato – che la leggenda e i suoi ricordi continueranno ad insudiciare la sua nuova vita fino a quando il debito di sangue della sua adolescenza non verrà ripagato.
“A volte, impari a essere grato per quello che hai. Impari a non andare a scavare nel passato.”
All’inizio può sembrare un romanzo leggermente dispersivo in quanto l’autrice narra la storia utilizzando diversi piani temporali, raccontandola con diversi protagonisti – dandoci quindi molti punti di vista della stessa vicenda – e utilizzando anche stili diversificati (“normale” scrittura discorsiva, scambi mail, messaggi, ricordi, articoli di giornale e pagine di diario) ma, avvicinandosi alla fine, si ha la sensazione di arrivare da strade separate alla medesima destinazione rischiarando tutti i lati in ombra e ottenendo una chiara conclusione.
Phoebe Locke è lo pseudonimo di un’autrice inglese di successo che con L’uomo delle ombre fa il suo esordio nel genere thriller raggiungendo i primi posti in classifica in UK.
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