La ragazza senza ricordi – C. L. Taylor
Etichettato con: Carol Louise Taylor
Recensiamo oggi su Thriller Cafè La ragazza senza ricordi, thriller di C. L. Taylor in uscita per Longanesi.
Un biglietto anonimo arriva alla protagonista del libro, una ragazza che lavora in un centro di accoglienza per animali, ed apre uno squarcio nella sua vita ordinaria: “So che il tuo vero nome non è Jane Hughes” dice la lettera, ed in effetti la donna ammette subito che il suo vero nome è Emma Woolfe e che da cinque anni finge di essere un’altra. Ma anche nell’esistenza precedente, che ci viene raccontata in alternanza a capitoli ambientati ai nostri giorni, almeno inizialmente non sembra esserci nulla di misterioso: Emma era una ragazza fragile, insicura, sottomessa sul lavoro e con un rapporto distorto con la madre, ma niente pare giustificare il cambio d’identità. Taylor centellina gli indizi per farci intuire cosa è successo: un viaggio in Nepal ha sconvolto la protagonista e le sue amiche, tanto che solo due di loro sono tornate indietro. Il rifugio dove si erano ritirate si rivela essere una prigione, dove in nome della ricerca della felicità i visitatori sono sottoposti “volontariamente” a trattamenti sul confine del lavaggio mentale; a capo di questo sistema infernale c’è Isaac, un manipolatore che fa leva sulle debolezze delle persone e sul bisogno di liberarsi dai pesi che le angustiano. Dietro i massaggi e le sedute di yoga si cela un’opprimente costrizione psicologica che esaspera la sottile tensione che caratterizza il rapporto tra le amiche, un legame che già prima del viaggio nascondeva piccoli conflitti inquietanti proprio nella loro quotidiana meschinità e che la vacanza farà deflagrare.
Nonostante la bellezza del luogo e lo stile di vita rilassato, nella nostra amicizia si sono aperte delle crepe e si fanno sentire più forti quei sommessi borbottii di malcontento che a Londra era più facile mettere a tacere. Quando si è costrette a stare insieme ventiquattr’ore su ventiquattro, non c’è via di scampo. Non si può tornare ognuno a casa propria e ignorare il cellulare per il resto del weekend. L’atmosfera ti segue ovunque, annebbia l’aria, l’addensa rendendola irrespirabile.
Dopo cinque anni il passato ritorna: Jane è accerchiata, qualcuno la segue lanciandole avvertimenti. Ma chi può conoscere la verità? E perché la sta tirando fuori proprio ora? I dubbi si insinuano in lei, la vita perfetta che si è creata crolla, nulla è reale e la mente le si riempie di sospetti: la minaccia arriva da Will, il suo attuale ragazzo che sembra così perfetto? Oppure dalla nuova volontaria del centro di accoglienza? E cos’è successo davvero alle sue amiche dopo la loro separazione? Questo continuo stato d’incertezza mina la stabilità della protagonista che diventa paranoica e si ritrova ad un passo dalla follia.
Se c’è una cosa che ho imparato in Nepal, è che persone apparentemente innocue a volte nascondono una vena di crudeltà.
“Non è detto che il passato debba condizionare il futuro” dice Jane all’inizio di questa storia a proposito dei cani maltrattati che vuole riabilitare, ma sarà costretta ad ammettere che quella era solo una pia illusione: “I ricordi sono l’unica cosa da cui non si può fuggire, l’unica che non si può cambiare”. Lei e le sue amiche, tutte quante, hanno subito una perdita, hanno sofferto per un trauma che ha trasmesso loro una fragilità sottocutanea che ogni tanto riemerge. Il peso del passato, i suoi condizionamenti ed il modo in cui lo gestiamo e affrontiamo è uno dei temi centrali del libro, che parla anche delle bugie che raccontiamo e che ci raccontiamo, del sospetto e della fiducia nei confronti degli altri.
Il romanzo regge bene fino alla fine mantenendo la tensione ed aprendo sempre nuovi dubbi, in un susseguirsi di scene adrenaliniche, senza far ricorso ad azioni eclatanti, solo spingendo sulla trappola fisica e mentale che in Nepal come in un paesino del Galles si sta stringendo attorno ad Emma.
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