Nell’oblio – Federico Axat
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Per la casa editrice Longanesi (Gruppo Mauri Spagnol), con traduzione di Claudia Marseguerra, è da poco uscito “Nell’oblio”, quarto romanzo dell’autore argentino classe 1975 Federico Axat, già molto apprezzato da pubblico e critica per i tre precedenti romanzi: “Benjamin” (Sperling&Kupfer, 2010), “El pantano de las mariposas” (Destino, 2013 – in italiano sarebbe stato “La palude delle farfalle”, ma ad oggi non è mai stato tradotto), e “Un altro da uccidere” (Longanesi, 2016).
Poche righe e siamo già nel cuore della narrazione. La storia è ambientata a Carnival Falls, una piccola città immaginaria nel nordest degli Stati Uniti, già teatro di altri romanzi di Axat. John Brenner, giovane illustratore divorziato in lotta contro l’alcolismo, si risveglia disteso sul pavimento di casa, senza ricordare nulla di come ha trascorso le ultime ore. Vicino a lui c’è una bottiglia di vodka, la pistola di suo padre, e soprattutto il cadavere di una donna sconosciuta, che gli sembra familiare. L’ultima cosa che ricorda è di essersi assopito nel suo studio, molte ore prima. È lui l’assassino, o qualcuno sta cercando di incastrarlo? Ma chi? E Perché? Preso dal panico Johnny esce di casa e trova una Volkswagen posteggiata nei paraggi. All’interno dell’auto nota un computer portatile collegato con una telecamera, che sta riprendendo proprio l’interno del suo appartamento. Qualcuno lo spia? Johnny si precipita di nuovo in casa, ma una volta dentro si accorge che il corpo della donna è scomparso. Non c’è più sangue e la pistola è tornata al suo posto, nascosta nell’ultimo scaffale dietro un soprammobile. Johnny esce di nuovo per tornare alla monovolume, ma anche la macchina adesso è scomparsa. Eppure Johnny non è pazzo, e le sue non erano allucinazioni. Come si spiega?
Nei giorni seguenti Johnny comincia a sognare la ragazza morta, che gli ripete sempre una frase angosciante. Che la risposta possa trovarsi in qualche remoto anfratto della sua mente?
Un incipit concitato, che ricorda il gioco “Fahrenheit” di David Cage, o ancor di più l’inizio della recente serie televisiva “The night of” di Steven Zaillian, in cui il protagonista Nasir Khan dopo un vuoto di memoria si risveglia in casa di una donna trafitta da numerose pugnalate. Non è dunque un caso che il titolo di questo romanzo in lingua originale sia “Amnesia”, e neppure che i diritti di traduzione siano stati acquisiti da numerose case editrici in vari paesi, e che presto questo thriller diventerà un’avvincente serie televisiva.
La narrazione ha un ritmo frenetico e incalzante, privo di risacche o punti morti, aiutata in questo dalla scelta di strutturarsi in numerosi capitoli brevi. L’autore dissemina indizi con astuzia, e utilizza un linguaggio semplice ed efficace in una storia che si fa via via più complicata (e farraginosa). L’azione viene continuamente rilanciata con espedienti e colpi di scena, che terranno il lettore sulle spine fino alla fine di questo thriller mozzafiato.
Questo non erode lo spessore introspettivo e psicologico della storia, che ci impone di sbirciare nella mente del protagonista, curiosare nel suo trip mentale e onirico, come pure nel suo passato e nelle sue relazioni familiari. “Nell’oblio” è infatti un romanzo che naviga nei meandri della psiche, tratta di manipolazione psicologica ed esamina le alterazioni delle percezioni. Per un romanzo con queste caratteristiche, che voglia distinguersi nel genere del thriller psicologico, ha forse il limite di essere carente di non detti, di quegli ambigui sottintesi spesso taciuti, che portano con loro delle gravose implicazioni destinate poi a deflagrare.
Quanto alla scelta del punto di vista in prima persona, è indubbio che faciliti una certa empatia col protagonista, il quale risulta essere un perdente le cui vicende spingeranno il lettore a compatirlo ma anche a fraternizzare con lui. Anche gli altri personaggi del romanzo risultano credibili e ben caratterizzati.
Axat ha pubblicamente dichiarato di essere un fedele lettore di Stephen King, e chissà che non derivi anche da questo la sua prosa spigliata, brillante e limpida, oserei dire “da parco divertimenti”: piena di luci e di conigli estratti dal cilindro.
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