Francesco Caringella, già commissario di polizia e magistrato penale a Milano durante l’inchiesta di “Mani Pulite”, è presidente di Sezione del Consiglio di Stato.
Nel 2012 esordisce nella narrativa con “Il colore del vetro” (Robin Edizioni). È del 2014 “Non sono un assassino”, legal-thriller pubblicato da Newton Compton, da cui è stato tratto l’omonimo film con Riccardo Scamarcio. Tra le numerose pubblicazioni con Mondadori possiamo ricordare: “La corruzione spuzza” (2017); “10 lezioni sulla giustizia per cittadini curiosi e perplessi” (2017); “La corruzione spiegata ai ragazzi che hanno a cuore il futuro del loro paese” (2018); “Oltre ogni ragionevole dubbio” (2019); “L’estate di Garlasco” (2019).
Oggi, al bancone di Thriller Café, recensisco per voi “La migliore bugia” (Mondadori, 2022).
Gilda Orefice, un’anziana e scorbutica pensionata, viene ritrovata morta nel suo appartamento in centro a Bari. Tutto farebbe presumere che la donna sia deceduta per cause naturali, ma qualcosa insospettisce la giovane pm Elisabetta Ciraci che ordina l’autopsia. Il referto le darà ragione: morte per strangolamento. Le indagini della polizia si concentreranno sull’amministratore e amico Giovanni Campanaro sia perché l’uomo darà versioni contraddittorie sia perché fornirà un alibi che, ben presto, si rivelerà falso.
Verrà arrestato nonostante Campanaro non abbia di certo le caratteristiche dell’assassino: stimato professionista, padre di cinque figli in attesa del sesto, attivo nel volontariato specie con gli anziani clienti del suo studio.
Assumerà la sua difesa il cinico avvocato Enrico Martucci per il quale non è importante che il suo assistito sia innocente, quanto che sembri che lo sia. Almeno per tutta la durata del processo.
«Non dovete chiedervi se è colpevole, ma se risulta colpevole in base al processo. Se risulta colpevole senza dubbio alcuno. Senza dubbio alcuno. Perdonatemi se lo ripeto, ma è un punto cruciale. Senza. Dubbio. Alcuno. Sono tre parole, ognuna è importante. Ognuna ci spiega chi siamo e cosa facciamo qui, in questo luogo sacro, nel luogo dove l’ideale della giustizia deve ogni giorno trasformarsi in realtà. Tra queste mura non devono parlare le convinzioni, ma i fatti. I fatti… i fatti».
Quale sarà la verità? L’uomo sarà colpevole o innocente?
Questo libro inizia col narrare a noi lettori le vicende del ritrovamento del cadavere dell’anziana Gilda Orefice e le conseguenti indagini che portano all’arresto del probabile colpevole: Giovanni Campanaro. Ed è proprio a questo punto che ha inizio la “vera” storia, quella che ci catapulta dentro un’aula di tribunale per assistere al processo.
“La migliore bugia” è un giallo corale dove le voci dei vari protagonisti come quella del pubblico ministero, dell’avvocato della difesa, del presunto colpevole, dei giudici popolari e dei testimoni si alternano e noi ascoltiamo i dubbi, le paure, le certezze di uno o dell’altro arrivando a una nostra personale deduzione. Sì, personale, perché la capacità dell’autore è proprio quella di raccontarci le dinamiche processuali in modo asettico senza così orientare il nostro giudizio in nessuna direzione.
Con una trama semplice ma mai banale, con una scrittura dinamica e ritmata e con dialoghi brillanti Caringella è riuscito nell’intento magistrale di regalarci uno dei più bei legal thriller scritti negli ultimi tempi.
Io ne sono stata letteralmente affascinata e l’ho divorato tutto d’un fiato giungendo, senza respiro, al finale. E che finale!
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