La linea del meridiano – Lorenzo Silva
Forrest Gump, il celebre protagonista dell’omonimo film, pronuncia una frase entrata nella storia nel cinema e che oramai fa parte del nostro vivere quotidiano: “La vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.
E’ quello che accade spesso al sottoscritto, soprattutto quando si aggira per librerie e bancarelle alla ricerca di un libro, di una trama letta fugacemente sulla quarta di copertina che faccia scattare quel qualcosa e induca all’acquisto; ed è proprio quello che è successo con “La linea del meridiano”, giallo del 2012 edito da Guanda e griffato Lorenzo Silva, al secolo Lorenzo Manuel Silva Amader, scrittore spagnolo classe 1966, poco conosciuto da noi ma seguitissimo in patria e vincitore di numerosi premi.
Dell’omicidio di un uomo, ritrovato impiccato sotto un ponte dopo essere stato brutalmente torturato, si occupa l’affiatata coppia composta dal brigadiere della Guardia Civil Rubén Bevilacqua, detto Vila, uomo sincero e impeccabile, di origine uruguaiana, con un figlio con il quale mantiene un buon rapporto seppur non lo frequenti costantemente, e la giovane sergente Virginia Chamorro, zelante e pragmatica guardia in seconda.
La vittima non è un individuo qualunque per Bevilacqua: si tratta del sottotenente Robles, suo amico, maestro e mentore, colui che gli ha insegnato tutto.
E’ innegabile che per il brigadiere stavolta l’indagine sia particolare, per certi versi proibitiva, perché oltre a essere personalmente coinvolto, lo obbliga ad indagare non nella consueta Madrid, bensì a Barcellona, a confrontarsi così con il proprio passato professionale e sentimentale e a rievocare momenti alterni di felicità e tristezza.
Dopo poche pagine, un pensiero di Bevilacqua è molto significativo sulla questione e quanto mai vero: A volte un uomo ha bisogno di affrontare proprio la sfida che non gli appartiene e non gli conviene, perché è il corpo stesso che gli chiede di buttarsi a capofitto in qualcosa che contribuisca a incasinargli la routine, a scuotergli e mettergli un po’ sottosopra l’esistenza. Più che altro, per sfuggire alla condanna di ritrovarsi incastrati come un pezzo qualsiasi di un meccanismo prevedibile: quel pezzo che poi, in definitiva, siamo dal momento in cui i nostri geni vengono fatidicamente programmati fino a quando il codice sociale, che prima o poi accettiamo comunque, ci attribuisce una funzione senza diritto di appello.
Ben presto emerge che Robles arrotondava l’esigua paga statale lavorando per un’agenzia di sicurezza privata dietro la quale si nascondono traffici poco chiari, che evocano un mondo di malaffare, di corruzione, di sfruttamento della prostituzione e di spaccio di droga che ha contatti pure con alcuni membri della Guardia Civil.
A far da cornice a tutto questo c’è una Spagna in piena crisi economica e dai mille paradossi, con le sue lungaggini burocratiche, gli intoppi del sistema giudiziario, i lati oscuri della legge e il male che spesso si nasconde insospettato tra le pieghe della nostra quotidianità, fra le cose che amiamo; insomma, un paese simile a tanti, molto mediterraneo e sotto certi aspetti molto “italiano”.
Durante il trasferimento da Madrid a Barcellona, Bevilacqua e la sua squadra attraversano il Meridiano di Greenwich, e per lui non è solo una linea geografica ma riveste anche e soprattutto la rappresentazione di un confine, una demarcazione tra presente e passato, tra bene e male; infatti, per far luce sul crimine, Bevilacqua dovrà fare i conti con i propri demoni e aprirsi all’inossidabile collaboratrice Chamorro.
I romanzi di Silva sono gialli ben costruiti, di stampo classico, che evocano figure iconiche del genere come Sherlock Holmes; le descrizioni sono minuziose, la scrittura dettagliata, spesso caratterizzata dall’artificio narrativo del monologo interiore, e l’insieme è un meccanismo perfetto al ritmo della trama che non perde mai di interesse ed aspettativa.
L’originalità e imprevedibilità dei personaggi che gravitano intorno ai due poliziotti, e una sottile vena di humor nei rapporti di quest’ultimi con i vari collaboratori, tra cui il novellino Arnau, rendono la coppia Bevilacqua-Chamorro, nel panorama delle coppie investigative, un binomio rodato e che funziona; oggi è arrivata a oltre dieci romanzi che li vedono protagonisti.
Recensione di Damiano Del Dotto.
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