La giostra degli scambi – Andrea Camilleri

La giostra degli scambi – Andrea Camilleri

Editore: Sellerio
Redazione
Protocollato il 6 Maggio 2015 da Redazione con
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La collana “La memoria” di Sellerio Editore è uno dei più importanti lasciti culturali della letteratura contemporanea del nostro Paese, ed è ben difficile immaginare un modo più degno e rilevante di festeggiare e omaggiare il passaggio di quota mille che attraverso la pubblicazione di un nuovo romanzo di uno dei loro autori di punta, Andrea Camilleri.

Con “La giostra degli scambi“, La memoria raggiunge la prestigiosissima quota 1001 titoli e lo fa con un titolo importante, un capitolo della tranquilla e quieta epopea di Montalbano che devia da sentieri ormai battuti e conosciuti per andare a contaminarsi con la commedia degli equivoci e regalarci un gustosissimo detour che conferma la statura di Camilleri e la sua incredibile capacità di rinnovarsi e sorprendere.

Non dobbiamo certo essere noi a spiegare a chicchessia l’importanza di questo nostro autore, ma accogliamo comunque con enorme piacere il fatto che Andrea Camilleri riesca ancora a sorprendere, a rifiutare di adagiarsi e ripetere schemi risaputi: potrebbe sfornare decine di episodi aventi come protagonista Montalbano, tutti più o meno uguali e ricevere comunque il plauso della critica e invece sceglie spesso di mettersi in gioco e proporci ricette inaspettate che non mancano mai di rallegrare il nostro palato.

Montalbano comincia a sentirsi decisamente vecchio, ma questo non sembra certo fermarlo dallo studiare la realtà e cercare la verità, anche nei giorni più difficili e strani, quelli nei quali tutto sembra andare storto non appena metti i piedi fuori dal letto.
Giorni come questo, per esempio, che cominciano con il commissario che cerca di intervenire in una brutta rissa in spiaggia e finisce addirittura per colpire la persona sbagliata, per poi essere anche bloccato dai carabinieri che lo scambiano per un colpevole. E gli scambi di persona e fraintendimenti sembrano essere all’ordine del giorno, visto che anche Angelina si ritrova a tirare una padellata in testa a una persona per bene che ha scambiato per un malvivente.

E la giornata strana, sfortunata e confusionaria è appena iniziata: finalmente Montalbano approda in ufficio ma non ha quasi il tempo di respirare: ci son notizie di anomali sequestri, una ragazza è stata narcotizzata per poi essere liberata nel giro di poche ore, sorte che tocca, pochi giorni dopo, anche alla nipote del proprietario dell’amata trattoria dove il commissario trova quotidiano ristoro e rifugio. Le due vittime condividono poche cose in comune: l’età e l’impiego in banca.

E a seguire ecco la scomparsa del proprietario di un negozio di elettrodomestici in seguito a un incendio doloso e, in una successione senza pause, un terzo sequestro, sempre di una ragazza che lavora in banca.

Cosa sta accadendo? E il cadavere che viene rinvenuto poco dopo c’entra qualcosa?
A Montalbano non rimane che raccogliere le forze e applicarsi a fondo in quel che ha sempre saputo fare molto bene: collegare emozioni e moventi, bisogni e sentimenti, fino ad arrivare al risultato dell’equazione…

In questo libro emerge la straordinaria abilità di Camilleri nel mescolare il grottesco con la tragedia. Il pregio maggiore del libro è la struttura narrativa simmetrica: ogni elemento trova il suo corrispondente, proprio come in uno scambio di pedine su una scacchiera. La figura del commissario è qui particolarmente lucida, quasi rassegnata alla follia umana, capace di usare il sarcasmo come scudo contro la malinconia.

Nonostante la serie sia longeva, inoltre, la capacità di tenere incollato il lettore attraverso dialoghi serrati e lo “scambio” continuo di prospettive è intatta.

In alcuni passaggi si avverte però un certo automatismo narrativo. Alcuni siparietti con Catarella o le consuete liti telefoniche con Livia appaiono più come tappe obbligate che come reali motori della storia: i lettori fedeli potrebbero qui avere una sensazione di déjà-vu.

Siamo comunque di fronte a un Camilleri che manovra i fili dei suoi personaggi con la precisione di un puparo esperto. Non è il romanzo più cupo della serie (come il precedente Un covo di vipere), ma è certamente uno dei più brillanti per costruzione logica, perfetto per chi ama i gialli deduttivi puri, dove il piacere della lettura risiede nello smascherare il trucco dietro l’illusione.

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