Pubblicato per la prima volta nel 1972 La donna della domenica è semplicemente un gran classico, conosciuto, apprezzato, della letteratura italiana di genere.
La trama è ben nota anche grazie all’omonimo film del 1975 diretto da Luigi Comencini.
In breve: a Torino l’architetto Garrone viene trovato morto, ucciso con itifallo. Il commissario Santamaria indaga tra i conoscenti della vittima, alla ricerca di un movente e un assassino che verrà svelato interpretando un proverbio.
Non è la trama e lo svolgimento, entrambi eppure ben congeniati, il motivo per cui dopo tanti anni ancora questo libro viene pubblicato in occasione dei 90 anni del Giallo Mondadori.
Il cielo coperto, l’aria quasi autunnale, stendevano sui coloratissimi fiori delle bancarelle un’appropriata malinconia ma Anna Carla si stupì ugualmente del gran numero di persone che si fermavano a comprare mazzi grandi e piccoli da portare al cimitero. Un culto gentile, senza dubbio, ma che le pareva non meno assurdo di quello dell’itifallo. Se Vittorio, o Francesca, o lo zio Emanuele fossero morti, sarebbe venuta anche lei a portargli garofani o anemoni? Non ci si vedeva proprio. A suo padre e a sua madre, che erano sepolti quim nella tomba di famiglia, non ne portava mai; c’erano sempre delle zie, per pensare a queste cose. E poi erano morti da tanto tempo. Ma se qualcuno che le era molto vicino, molto caro, fosse sparito da un giorno all’altro, come si sarebbe comportata? Non si poteva mai sapere. Credevi di essere fatta in un certo modo, di avere certi principi, un certo carattere, un certo stile di ben radicato, e poi, alla prima vera prova, venivano fuori reazioni tutte diverse, sbalorditive. Lo zio Emanuele citava sempre il caso dei cugini d’Escoubleau, che avevano perso il loro unico figlio in un disastro aereo: il padre, ateo, era diventato religioso, e la madre religiosissima, era diventata atea. Nessuno conosceva se stesso, nessuno sapeva di che cosa era o non era capace.
Fruttero & Lucentini provvedono a una prosa ricca, chiara e spesso pure immersiva nei personaggi e nel vitale ambiente narrativo intorno alla vittima. Quest’ultimo è una Torino modernissima, borghese e puritana da cui gorgogliano segreti e vizi.
Tutti i personaggi, anche i secondari, sono descritti e caratterizzati con impegno e creatività dai due autori in una ricchezza che sembra proprio di altri tempi. Un romanzo senza comparse, quasi corale ma per una volta, solo per la moltitudine di voci, tutte distinguibili.
Tra queste spicca quella del commissario Santamaria. Siciliano in quella Torino, un poliziotto, un “duro”, un ex partigiano. Un gran protagonista che però non occupa la scena e non attrae tutta l’attenzione.
La vita, pensò disperato, la vita.
Il colpo alla porta fu così discreto che, dopo essere scattato in piedi, restò un attimo immobile pensando di essersi sbagliato. Non aveva neanche sentito i passi dell’androne. Avanzò dubitoso, e aprì ancora senza credere, ancora trattenuto dal molle e tenace vischio d’innumerevoli delusioni. Le mani gli tremavano, e sulle prime, nella penombra, quasi non riconobbe la persona che aspettava. Poi un largo sorriso incise sulla faccia fitti ventagli di rughe.
Il confronto con il giallo italiano contemporaneo sarebbe, a parte rarissime eccezioni, davvero impietoso. Sembra che, in quei tempi, la vitalità della società italiana prevedesse, per i suoi autori di “gialli”, la produzione di un’opera composta da ingredienti oggi “straordinari” o davvero pretenziosi: buona prosa, trama completa ed efficace.
A questo si aggiunga l’incredibile, se ci si è dimenticati del vero significato del termine “classico”, capacità di fissare tratti de “l’uomo italiano” ancora oggi validissimi e la dote di distinguere tendenze dalle mode. I personaggi di questo romanzo parlano di turismo di massa, si intrattengono in pericoli da rotocalco di cronaca nera, discutono di comunità recintate e protette dal “caso di vivere in una comunità”.
– Se li prendo a pallinate dal terrazzo vado in galera io, perché le persone oneste non devono difendersi, devono subire qualsiasi sopruso, ormai si sa. E se mi metto a girare per modo di dire con la pila e una ramazza, a parte che di notte io ci vedo poco, vado ancora a prendermi una coltellata nella panca, le pare? Sa, quella è gente che non scherza mica.
Un classico del giallo per dirsi tale non può non trattenere i sogni neri del paese e della società da cui proviene. Questo La donna della domenica potrebbe rimanere tale anche nella sua edizione del 2029.
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