La collina dei suicidi – James Ellroy
Mondadori ha recentemente riproposto, con rinnovata veste grafica, La collina dei suicidi di James Ellroy, appartenente alla prima fase dell’autore statunitense, nella quale si muoveva ancora entro territori e confini letterari più canonici, prendendo le misure, assorbendo il mestiere e accumulando tutta l’esperienza necessaria che lo porterà a trovare voce, contenuti e stile unici, finendo poi con il firmare importanti opere thriller e di genere noir.
Pubblicato in lingua originale per la prima volta nel 1985 con il titolo di Suicide Hill, La collina dei suicidi è apparso nelle librerie italiane in varie edizioni, sia in testo singolo che all’interno di volumi che raccolgono l’intera trilogia di cui fa parte, ovvero La trilogia di Lloyd Hopkins, conosciuta anche come Los Angeles Nera. La trilogia del sergente Hopkins.
La presente edizione mantiene la traduzione dall’inglese di Marco Pensante.
La trilogia è composta, oltre che da La collina dei suicidi, dai precedenti Le strade dell’innocenza (Blood on the Moon) e Perché la notte (Because the Night), nel corso dei quali abbiamo imparato a fare conoscenza con il geniale quanto purtroppo altrettanto sregolatissimo Lloyd Hopkins.
Partito come soldato nella Guardia Nazionale, Hopkins ha dimostrato coraggio e capacità fuori dal comune già in occasione degli scontri della rivolta di Watts a Los Angeles, in occasione dei quali si è ritrovato costretto a confrontarsi e uccidere un suo superiore, caduto preda di un attacco di follia.
Parecchi anni dopo, a inizio Anni Ottanta, riesce a fermare prima un serial killer attivo da decenni e quindi, nel secondo volume della trilogia, a indagare con successo sugli schemi manipolatori di uno psichiatra guru che, coadiuvato da un pericoloso e geniale killer psicopatico, predava su persone ricche e sole.
E in occasione di questi due incontri, abbiamo capito che il prezzo pagato da Lloyd Hopkins per la sua genialità e le sue capacità investigative è molto alto, forse troppo alto.
Sessuomane, non riesce a impedirsi di tradire la moglie (con la quale ha tre figlie), troppo spesso non controlla la sua violenza ed è insofferente alle procedure, alla catena di comando e in definitiva a molto di quel che serve per rimanere nel corpo della polizia e magari farci anche carriera.
Della sua mancanza di controllo si sono accorti da lungo tempo anche i superiori, che proprio nell’ultimo capitolo della trilogia decidono di correre ai ripari, cercando una soluzione che possa soddisfare entrambe le parti.
Andiamo a vedere come esplorando un po’ più da vicino la trama del La collina dei suicidi.
Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles ha infine assegnato a uno psichiatra il compito di stilare una perizia su Lloyd Hopkins per cercare una conclusione che lasci soddisfatte entrambe le parti. L’esito è quello del ritiro anticipato con pensione per invalidità di servizio, una proposta che Hopkins declina decisamente per immergersi in un nuovo caso, che si presenta spinoso e complesso
Duane Rice infatti, appena scontata la pena per furto d’auto e finalmente fuori di prigione per buona condotta, ha due obbiettivi in mente: rimettersi a “lavorare” con alcune rapine geniali, e ritrovare Vandy, la sua ragazza che, da una promettente carriera da popstar è finita in un giro di droga, film hardcore e prostituzione.
Per le rapine Rice sceglie di farsi aiutare da due fratelli messicani, uno dei quali appare difficilmente controllabile: il piano è quello di sequestrare le amanti di due bancari e ricattarli per farsi aprire le casseforti.
Per quanto riguarda invece la sua ragazza, le cose per Rice si fanno complicate, in quanto scopre che l’ambiente di film a luci rosse frequentato dalla ragazza è controllato proprio dall’uomo responsabile del suo arresto.
In questo quadro, pronto a esplodere in ogni momento, si inserisce Lloyd Hopkins, che ha rifiutato il pensionamento e ha più di un nemico all’interno del corpo di polizia…
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