“La bambina con il cappotto rosso“, romanzo d’esordio di Kate Hamer, è una storia straordinaria che attraversa i generi con sofisticata facilità e ti fa voltare le pagine in modo appassionato. È una fiaba del XXI secolo con personaggi così reali che ti sembrerà di conoscere qualcuno come loro. Allo stesso tempo, è una storia molto vicina ad essere un romanzo criminale incredibilmente acuto e spietato. La storia misteriosa di Carmel, una bambina di otto anni rapita nel Norfolk, Beth, la sua madre sconvolta che cerca disperatamente di trovare sua figlia e di non perdere la sanità mentale nel processo, Dennis, un predicatore americano losco coinvolto in una setta di guarigione arcana, e vari altri personaggi che gravitano attorno sia a Carmel che a Beth.
La trama è ben intrecciata con molti colpi di scena inaspettati, a mano a mano che scopriamo perché Carmel è stata presa e dove. Non vorrei rovinare la lettura di nessuno, quindi cercherò di dire il meno possibile sulla affascinante sequenza di eventi. C’è molto da scrivere sulla costruzione del romanzo.
Kate Hamer si è posta l’ambizioso compito di dare voce sia a Carmel che a sua madre, la prima in prima persona, la seconda in narrazione in terza persona. I capitoli si alternano con fluidità tra le due voci, e il sentimento di essere dentro la testa di una bambina e quella della sua coraggiosa madre in lutto è affascinante.
Sia Carmel che Beth sono personaggi memorabili. Carmel è genuinamente infantile e incredibilmente adorabile, oltre che tagliente e diretta come spesso sono i bambini.
Beth è vulnerabile ai trucchi della figlia come solo un genitore può esserlo, ma è anche molto sensibile e psicologicamente resiliente. Andrà molto vicino a togliersi la vita, mentre la sua esistenza si disfa nel vuoto lasciato dalla scomparsa di Carmel, ma l’umanità essenziale di Beth le farà capire che sarebbe un inutile spreco. E questo istinto di sopravvivenza manterrà viva la fiamma della sua disperata ricerca della figlia.
Anche la polizia è impegnata nelle ricerche di Carmel, ovviamente. Scorgiamo il loro lavoro attraverso Beth e gli ufficiali incaricati dell’ingrato compito di aiutarla ad affrontare l’angoscia. Un punto di vista totalmente diverso rispetto a quello dei romanzi polizieschi standard, ma che funziona meravigliosamente per sostenere la tensione, mentre il tempo passa e Carmel sembra essere svanita nel nulla.
Hamer crea tensione fin dalla prima pagina, in un modo che mi ricorda il primo capitolo snervante del meraviglioso romanzo di Ian McEwan, “Enduring Love“. In nessun caso quest’ultimo può essere caratterizzato come un thriller, e penso che non abbia senso cercare di affibbiare etichette alla scrittura di prima classe. Nel descrivere come Carmel si avvicina terribilmente al rapimento, Kate Hamer colpisce le stesse corde di anticipazione sospesa di McEwan, in un modo che conferisce alla sua opera una profondità risonante.
Perché ho chiamato “The Girl in the Red Coat” una fiaba? Non perché si addentri nella magia o nella metamorfosi, anche se si potrebbe dire che Kate Hamer abbia messo anche un pizzico di ciò nella ricetta narrativa. Per me riguarda più il modo in cui la storia del rapimento e il suo seguito sono al contempo molto vicini alla realtà, in modo inquietante, ma anche intessuti a un livello gentile di finzione, facendo levitare il romanzo in un regno in cui gli adulti sono spettatori goffi piuttosto che protagonisti.
Mostrandoci il mondo attraverso gli occhi di Carmel e delle gemelle con cui condivide la prigionia, Kate Hamer ci ricorda che il punto di vista adulto non è il tutto e per tutto. Anche se gli adulti esistono, come è molto chiaramente il caso anche in questo romanzo, e purtroppo spesso si comportano in modi catastrofici. Spero che lettori di età diverse possano leggere e apprezzare questo meraviglioso libro e i vari livelli su cui funziona: come storia di suspense, romanzo criminale con una differenza e, perché no, anche come una fiaba.
Altri casi da indagare
Il romanzo di Marceau Miller – Marceau Miller
“Siamo tutti perseguitati da vecchi demoni”. Il messaggio che Marceau Miller consegna ai lettori, ma anche ai propri familiari, è la via da seguire per risolvere il caso sulla sua morte. “Marceau, [...]
LeggiUna storia sbagliata – Giancarlo De Cataldo
Amo molto la scrittura di Giancarlo De Cataldo. È una voce che sa unire rigore narrativo e un senso morale sempre sottotraccia. In "Una storia sbagliata" ritrovo questo stile limpido e teso, ma devo [...]
LeggiRivelazione – Louise Penny
Con “Rivelazione” ("The Brutal Telling", 2009), quinto capitolo della serie dedicata al commissario Armand Gamache, pubblicato nel 2026 da Einaudi, Louise Penny conferma pienamente il motivo per cui è considerata una delle più autorevoli autrici contemporanee del giallo classico, degna erede della grande Agatha [...]
LeggiNei luoghi più oscuri – Carlo Lucarelli
Carlo Lucarelli (Parma, 26 ottobre 1960) non ha di certo bisogno di presentazioni. Autore prolifico, ha condotto e conduce programmi televisivi e podcast, sia da solo che in collaborazione con altri, [...]
LeggiQuesta feroce bellezza – Giuseppe Galliani
Da qualche parte della Fossa Bradanica, sui crinali dell'Appennino meridionale tra Puglia e Basilicata, in una terra stretta nella morsa del freddo, battuta dal vento e ammantata di neve, al tenente [...]
LeggiFigli per i Bastardi di Pizzofalcone – Maurizio de Giovanni
Tornano i Bastardi di Pizzofalcone, la serie poliziesca di Maurizio de Giovanni che con "Figli" arriva al fatidico numero tredici. Luglio, un mese caldo per la città di Napoli, periodo di vacanze per [...]
LeggiL’impronta del lupo – Jo Nesbo
Einaudi pubblica un nuovo romanzo di Jo Nesbø, dopo la saga dei fratelli Opgard di ambientazione norvegese. Ne “L’impronta del lupo” (traduzione di Eva Kampmann), ci spostiamo negli Stati Uniti, in [...]
LeggiComprensorio Rossolago – Chiara Moscardelli
Cosa potrà mai nascondere un cassonetto della differenziata che non si trova perfettamente all'interno delle strisce che delimitano il proprio stallo a bordo strada? Nella stragrande maggioranza dei [...]
Leggi
