Il dolore dell’oca – Giuliana Salvi

Editore: Einaudi
Alessia Sorgato
Protocollato il 20 Agosto 2026 da Alessia Sorgato con
Alessia Sorgato ha scritto 189 articoli
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Il riassunto
Il dolore dell’oca – Giuliana Salvi

De “Il dolore dell’oca“, romanzo spesso offerto dalle librerie nelle isole di primo impatto, fra novità e meglio venduti, colpisce subito la copertina: un disegno a toni scuri che rappresenta una giovane donna, crine fulvo, gatta sorniona in braccio, interno sera, lei assorta e sola. Rappresenta bene Nikita, la protagonista di questo “ipnotico thriller psicologico” (così recita la fascetta gialla), ambientato sul litorale romano ma fuori stagione. Lì vive lei con Susanna la micia. Di mestiere fa la poliziotta, come il padre.

Comprendi sin dalle prime pagine che non si tratta della classica donna in divisa tutta d’un pezzo sì ma franca, evidente, senza ombre, come tante commissarie, criminologhe, PM e giudici oggi in giro sugli scaffali dei librai. Nikita porta come un vessillo il nome che la madre le ha dato, dopo aver visto l’omonimo film. E’ una donna strana, scura, provocatoria. Mangia male e a tratti pare sociopatica: sopporta a malapena persino lei, la mamma, che le sta molto addosso in effetti, eppure non esita a frenare la macchina, nonostante sia in ritardo, nonostante faccia freddo ma l’ha vista e non può lasciarla lì. E’ una ragazza giovane, diafana, con una ampia felpa gialla col cappuccio (chi si veste di giallo, ormai, a parte me?!). E’ in bilico, sul ponte del cavalcavia. Si capisce che ci sta pensando, ma che manca ormai poco alla decisione. Nikita le siede accanto, le rivolge la parola, raccoglie qualche mozzicone di discorso. Fresia – così si chiama la donnina- non si lascia convincere e, in un attimo, vola giù come una bambola, un aquilone rotto.

Non dovrebbe, perché viene persino sospesa dal servizio in attesa di accertamenti sul suo ruolo nella vicenda, ma Nikita si mette ad indagare: quello è certamente un suicidio, e chi meglio di lei può certificarlo, essendo stata presente, ma esiste anche una fattispecie di reato, un pò di nicchia invero, ma pur sempre punibile, che si chiama Induzione.

La trama procede velocemente ed è tessuta in buona parte sui dialoghi: Nikita si muove come un investigatore classico. Sopralluoghi, osservazioni, colloqui. Cerca di parlare con i genitori di Fresia, ma ne riceve un urlante rifiuto. Poi viene approcciata da uno zio e da una sorella della giovane. Sono tutti molto strani, molto obliqui, vie di mezzo tra devianti e disperati, in questa periferia sbucciata da ogni attrattiva, nonostante il mare vicino. A darle una mano arriverà Giulio Drago, un collega e amico di suo padre, ormai in pensione. E’ chiaro che sua madre gliel’ha messo lì a tallonarla perché è preoccupata (e quando mai non lo è stata?) ed è altrettanto evidente che i due se la intendano, visto che lui resiste senza sforzo alle provocazioni anche maliarde di Nikita. Cercherà in tutti i modi di dissuaderla, di evidenziarle la sua incompatibilità col caso, il suo eccessivo coinvolgimento emotivo, ma al contempo la aiuterà, portando qualche indizio negli uffici giusti, sfruttando vecchie conoscenze di stazione di polizia.

Non sto a dirvi che il finale è strepitoso perché questo volume di Giuliana Salvi va goduto pagina a pagina, anche quando diventa disturbante, quando ci tratteggia personaggi rotti, frammentati, tutti in qualche modo sconfitti o sofferenti, in cerca di risposte o di pace.

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