Tutti i colori del buio – Chris Whitaker

Editore: Einaudi
Giuliano Muzio
Protocollato il 24 Agosto 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Tutti i colori del buio – Chris Whitaker

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul talento di Chris Whitaker, dopo aver letto l’ultima uscita italiana: “Tutti i colori del buio”, pubblicato da Einaudi (con la traduzione di Alfredo Colitto), dovrà necessariamente ricredersi. Sì, perché questo secondo romanzo tradotto in italiano è ancora più dirompente del precedente: “I confini del cielo”. E così, cari avventori del Thriller Café, si fa strada la convinzione di avere a che fare con uno dei più grandi scrittori di crime degli ultimi anni.

Anche questo romanzo, come il precedente, è ambientato negli Stati Uniti e in particolare nell’immaginaria cittadina di Monta Clare, nel realissimo Missouri. Qui, nel 1975, viene rapito un giovane ragazzo, Joseph “Patch” Macauley. Temperamento irrequieto, carattere scontroso, ha una sola amica del cuore con cui passa la quasi totalità del tempo libero, Saint Brown. Porta una benda su un occhio di cui è privo dalla nascita e per questo, oltre che per i dati caratteriali, tutti lo chiamano affettuosamente il pirata. Saint non si dà pace per la scomparsa dell’amico e continua a cercarlo, senza successo, per quasi un anno. Alla fine lo troverà, ma lui non sarà più lo stesso. Ossessionato dalla ricerca della compagna di prigionia Grace (reale o immaginaria?), comincerà per Patch un vagabondaggio impaziente, dilaniante, disperato, per il quale Saint non saprà mai darsi pace.

Scrittura molto delicata, quella di Whitaker, con dialoghi ampi, descrittivi, quasi riflessivi. Una trama articolata, che è fatta di percorsi tortuosi, che vanno e ritornano, che a volte svelano dopo quello che è successo prima. Un meccanismo avvolgente e coinvolgente, che cattura, con la sua delicatezza. Capitoli brevi, una serie di sequenze fotografiche che spesso mettono il paesaggio e la natura al centro dell’opera. Con una modalità assolutamente personale e particolare e generando la sensazione che vedendo in sequenza i vari momenti della narrazione non si perda mai di vista il quadro generale. Il risultato è quello di aver costruito una saga di una comunità del Midwest, un affresco potentissimo dell’America di fine secolo scorso, un quadro naturalistico.
Gli Stati Uniti sullo sfondo appaiono grandiosi. Persino nelle loro più infime miserie. Il Paese degli spazi e degli elementi naturali, il Paese delle peregrinazioni, degli spostamenti, dei viaggi alla ricerca di sé stessi. Una vastità immensa fatta di tante culture, ma anche di volontà di uniformare, dove la legge sa essere più spietata che altrove. Un Paese che è insieme il più innovatore, ma anche il più tradizionalista, che inneggia alla libertà, ma che costruisce gabbie di ogni tipo. Dentro la presunta famiglia (che nella vista di Whitaker risulta per lo più disfunzionale) e dentro le istituzioni, al punto che l’autore deve recuperare il concetto di comunità come luogo di emancipazione, perché dove la famiglia ingabbia, la comunità libera. Il tutto descritto in un continuo spostamento on the road, perché è sulla strada che l’America vive. E (alla Ellroy, mi verrebbe da dire), con continui riferimenti all’attualità del tempo, quasi a sottolineare che Whitaker non sta descrivendo una storia privata.

I personaggi sono meravigliosi. Con un occhio di riguardo all’adolescenza, che già era stata poeticamente trattata ne “I confini del cielo”. È lì, secondo l’autore, che succede tutto, è lì che io decido cosa sarò da grande, cosa vorrei essere, quali sono i miti che mi alimentano. E se la scoperta e la frontiera erano stati i paradigmi fondanti nel precedente romanzo ambientato in California, qui, nel Midwest che ghettizza, rinchiude e violenta non rimane che la fuga, la scorribanda, l’azione destabilizzante. Come fa Patch il pirata, che vive pericolosamente alla ricerca di sé stesso sfidando le convenzioni e le gabbie metaforiche e reali. Alla ricerca del sogno, che proprio quando sembra essere raggiunto, sul più bello, svanisce.

Non so se l’inglese Chris Whitaker sia mai stato nel quartiere operaio Vallekas di Madrid. Lì, da anni, i tifosi della piccola, ma gloriosa squadra di calcio del Rayo Vallecano espongono uno striscione e cantano un inno che si intitola “La vida pirata es la vida mejor”. Se dovesse mai esserci stato o se decidesse di andarci gli piacerebbe, perché potrebbe essere il sottotitolo del suo ultimo bellissimo e struggente romanzo.