Omicidio al monastero – Rev. Richard Coles
Se vi piace il dileggio, l’ironia e il motto di spirito, ma non quello freudiano, e siete stanchi di libri pesanti come un mattone, anche nel contenuto, pieni di noiose e innumerevoli pagine, allora siete pronti per una piacevole sorpresa.
Un insolito libro vi trascinerà di peso dalla bollente e afosa stanza di casa vostra nel paesaggio fresco e adombrato di nebbia della inesistente abbazia di Sts Philip and James a Ravenspurn, nel fantasmagorico villaggio di Champton, località immaginarie situate nella contea dello Yorkshire, nell’Inghilterra del Nord.
La storia odierna sul bancone di Thriller Café è tanto inverosimile da trasformare il nostro ritrovo abituale in un pub inglese pieno di insegne e di boccali di birra. Con un bel volo pindarico abbiamo fatto appena in tempo a prendere un dizionario e a partire per la Gran Bretagna anche se per fortuna qualche parola di questa lingua la conosciamo.
Siamo in piena atmosfera britannica, e il libro che abbiamo tra le mani ha tutta la magia e la leggerezza della flemma inglese intrisa delle contraddizioni che hanno segnato da sempre questo strano popolo di isolani.
Il libro è “Omicidio al monastero” (Einaudi 2026) scritto dal Rev. Richard Coles, un vero pastore anglicano, e il protagonista è il canonico Daniel Clement, che torna come ospite nel convento dove era stato novizio per riflettere sull’esistenza e incappa in un assassinio.
È il giallo cozy di questa estate 2026, un libro in cui più che l’azione contano i dettagli e i bislacchi dialoghi creati a caso e senza alcun nesso logico con il delitto, che pur sempre traspare nel racconto.
I preti detective più famosi sono nati dalla penna di scrittori laici, come Padre Brown (creato da G.K. Chesterton) o Guglielmo da Baskerville (creato da Umberto Eco), ma diversi sacerdoti hanno scritto romanzi gialli mettendo al centro proprio figure del clero, come Ronald Knox (1888–1957), teologo e presbitero cattolico britannico che scrisse il Decalogo del Giallo, e un sacerdote cattolico americano e professore di sociologia Andrew Greeley (1928–2013).
Gli inglesi sono un popolo a parte, sono quelli che guidano a sinistra, hanno inventato la minigonna, la musica ribelle e la contestazione degli anni ’60. Il nostro autore odierno viene da questa cultura. Per questo non dovete stupirvi se il nostro caro reverendo Richard Coles riesce in questo libro a stravolgere un’opera fondamentale, “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco e la realizza in versione pop. E non poteva comportarsi diversamente visto che il nostro reverendo è un ex musicista del gruppo “The Communards” e molti di voi che avevano vent’anni negli anni 80 avranno sicuramente ballato i suoi pezzi più famosi.
Daniel è tornato nell’abbazia di Sts Philip and James per cercare pace, ma trova un ambiente teso; ci sono Padre Aelred, l’abate del monastero, Padre Paul (o Paulinus), il maestro dei novizi, Fratello Placid e il postulante Darren, protagonisti di accese dispute sulle pratiche liturgiche e sulle tradizioni.
Un classico giallo ambientato nella campagna inglese, con quell’ironia cinica e intelligente che tocca spesso con leggerezza gli aspetti sofisticati e introspettivi dell’animo umano. La situazione è ancora più complessa perché Daniel è accompagnato nelle sue indagini da un vero detective, il poliziotto Neil Vanloo del quale è segretamente innamorato.
Siamo di fronte al classico triangolo di Renato Zero ma questa volta capovolto alla David Bowie. La vita reale del reverendo Coles è strettamente legata alla rivoluzione dei costumi, all’ambiguità e al concetto di liberazione sessuale degli anni ’70 e traspare in tutte le sue opere.
Neil è innamorato invece perdutamente di Honoria, la figlia di Lord de Flores, il ricco e influente nobiluomo locale nonché patrono della parrocchia di Daniel Clement.
Questo durissimo colpo emotivo spinge Daniel a cercare rifugio e isolamento nel monastero dove invece aleggia il mistero della morte. Sia la comunità dei monaci, sia la polizia locale concordano rapidamente su un’unica versione: il caso viene ufficialmente archiviato come un incidente. Ma Daniel sente che quella morte è stata pianificata e si tratta, in realtà, di un freddo omicidio. Non è il classico investigatore: osserva, riflette, è dubbioso. Non cerca indizi materiali ma colpe morali e sente che l’assassino è lì, basta solo scoprirlo. Mentre lui vive questa esperienza investigativa, la madre Audrey invadente e sarcastica cura la canonica e vive tra i gossip del paese e pettegolezzi vari insieme all’altro ingombrante personaggio, Cosmo il cane bassotto.
Respiriamo gli oscuri brividi e le paure serali e notturne nell’atmosfera rarefatta del convento e siamo presi all’improvviso dal tintinnio delle decorate tazze del tè. Le donne sono presentate con fugaci tratti: la mamma, la zia, la fidanzata… ma esiste un solo amore in questo romanzo ed è tra due uomini. Un amore che nasce nel monastero, tra un prete e un poliziotto, due mestieri disparati che si incontrano proprio a conferma del fatto che l’amore non conosce limiti, non conosce ostacoli, non conosce convenzioni e quando scoppia non lo si può fermare.
In questa indagine c’è un omicidio da svelare ma – e questo è il bello – la scoperta avviene solo alla fine del libro e intanto dobbiamo assaporare i piacevoli convenevoli e gli intermezzi della vita del cane Cosmo, dei nobili decaduti, di vecchi personaggi mentre ci abbandoniamo felicemente nella brughiera inglese. Un paesaggio bellissimo e malinconico di lande e di selvagge torbiere che incute un senso di pace. Non vediamo l’ora di arrivare alla fine del libro per vedere cosa succede. Ma sappiamo già che quando avremo finito l’ultima pagina ci mancheranno la leggerezza e l’ironia, la sterminata campagna inglese e il carattere di questi personaggi che comunque psicologicamente hanno tutto da dimostrare. Mi direte che anche noi abbiamo Don Matteo e la splendida e rilassante Gubbio, ma non è la stessa cosa.
Prima accennavo a “Il Nome della Rosa“, che resterà sempre una pietra miliare nel panorama investigativo religioso e conventuale e il Guglielmo di Baskerville di Sir Sean Connery un personaggio cinematografico indimenticabile, ma – credetemi – questo libro nelle ultime pagine vi riserverà piacevolissime e incredibili sorprese tanto da farvi ricordare l’eleganza, l’ironia e il garbo del canonico Daniel Clement alias Reverendo Richard Coles.
Il Reverendo Richard Coles dopo il romanzo d’esordio del 2022, “Delitto all’ora del vespro“, fenomeno editoriale a lungo nelle classifiche inglesi, ha poi pubblicato nel 2024 il secondo volume della serie, “Omicidio in parrocchia” e nel 2025 “Assassinio sotto il vischio“. Si è ritirato dagli incarichi parrocchiali nel 2022, ma più di trentacinque anni prima è stato un musicista, insieme a Jimmy Somerville, del gruppo synth-pop “The Communards” che negli anni ha piazzato tre successi nella Top 10 del Regno Unito, tra cui “Never Can Say Goodbye” e il singolo più venduto del 1986, “Don’t Leave Me This Way“.
Siamo quindi davanti a una figura eclettica e singolare del panorama culturale britannico contemporaneo, un uomo con tre carriere disparate e difficili da immaginare: popstar, vicario della Chiesa d’Inghilterra e, infine, un autore di gialli bestseller. Quale sarà la quarta?
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