Le terme dell’indirizzo – Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi
Rossella Lazzari
Protocollato il 17 Luglio 2026 da Rossella Lazzari con
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Il riassunto
Le terme dell’indirizzo – Cristina Cassar Scalia

Si intitola “Le terme dell’indirizzo” l’undicesimo volume della serie con protagonista l’ormai arcinota Vanina Guarrasi, palermitana in servizio alla mobile di Catania, nata dalla penna di Cristina Cassar Scalia.

Nel caldo torrido dell’estate siciliana, Vanina Guarrasi si sta concedendo uno dei rarissimi periodi di ferie, in tranquillità, insieme ad alcune delle persone cui più tiene al mondo: l’uomo che ama – il giudice Paolo Malfitano – al quale si è recentemente riavvicinata, il commissario in pensione Patanè, la signora Bettina – la vicina che la rimpinza amorevolmente da quando è a Catania. Ad interrompere la pace ci pensa la solita chiamata dell’ispettore Spanò, che tutto vorrebbe tranne che disturbare la sua capa, ma se lo fa è perché arrivano guai.

– Dottoressa, le sta vibrando il telefono. Vanina si drizzò sulla sedia, la sigaretta ancora spenta in mano. Afferrò la borsa e la aprí, ma il telefono smise di vibrare. Lo recuperò dalla tasca laterale e, nel silenzio assoluto che s’era creato, lesse la notifica della chiamata. Ispettore capo Carmelo Spanò.
– Persi siamo, – dichiarò Paolo, sbirciando il display. Vanina fece partire la richiamata. L’ispettore rispose subito.
– Spanò, che è successo? – biascicò lei, accendendosi la sigaretta.
– Dottoressa, non sa quanto mi dispiace doverle rovinare la domenica e il compleanno del commissario, ma purtroppo abbiamo lavoro nuovo. Dalla voce costernata traspariva la consapevolezza che, a differenza del solito, stavolta la capa non avrebbe gradito la rogna che stava per comunicarle. Vanina alzò gli occhi al cielo e scosse la testa sbuffando il fumo.
Paolo allargò le braccia, rassegnato. – Persi siamo, – ribadí a bassa voce.
– Ammazzarono a qualcuno, – indovinò Patanè, con lo stesso tono.

In questo caso, il guaio è avvenuto al complesso archeologico delle “Terme dell’indirizzo”, nel centro di Catania, dal quale alcuni passanti vedono provenire del fumo. Ad andare a fuoco è stato un uomo, di cui si è miracolosamente salvata solo parte del viso, il che permette di riconoscerlo in un senza tetto che da tempo, saltuariamente, trovava rifugio nel luogo semi-abbandonato. Nessuno ne conosce il nome, l’uomo è sempre stato sfuggente, come fosse in pericolo, soprattutto dopo certi fatti che l’avevano visto contrapporsi a degli sgherri di un noto clan mafioso. La prima pista ad essere battuta è certamente questa, quindi, ma Vanina non è convinta… la tenacia sua e della sua meravigliosa squadra porterà a scoprire una storia diversa, sorprendente e tristissima che viene dal passato.

Tra indagini, film d’epoca e golosità dolci e salate, Cristina Cassar Scalia ci porta a scoprire un altro pezzetto di questa Catania bella e controversa di cui ormai, insieme a Vanina ed ai suoi, abbiamo imparato a conoscere ed amare ogni sfaccettatura. È ancora una volta un piacere percorrere con Vanina le strade assolate di questa Sicilia magica, piena di umanità e di vita, di sole e di profumi, di guai e di bellezza. Il libro, nello specifico, per quanto mi riguarda non è il migliore della serie, ma nella struttura di una saga così lunga, un momento di lieve caduta ci sta. La trama prettamente gialla mi è sembrata languire un po’ troppo ed ho sofferto una certa ripetitività delle vicende orizzontali, relative alla sfera personale ed relazionale di Vanina e non solo… un plot già letto che ha portato pochi passi avanti nell’evoluzione della trama, ma che ha comunque gettato le basi per sviluppi futuri e che, ripeto, è fisiologico in una serie che conta già undici libri. È stato comunque piacevole ritrovare i personaggi amati e, come fa sempre, Cristina Cassar Scalia nel finale ci ha gettato un’esca succulenta… quindi, non ci resta che attendere il prossimo capitolo!