L’inverno di Frankie Machine – Don Winslow
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L’inverno di Frankie Machine di Don Winslow recensito oggi al Thriller Cafè. Se seguite il sito lo saprete: questo libro, che presto diventerà un film per la regia di Micheal Mann interpretato da Robert De Niro, è uno di quelli che ho apprezzato di più nel 2008.
A sessantadue anni, Frank Machianno, alias Frankie Machine, è un tranquillo uomo d’affari, ancora nel pieno delle sue forze: proprietario di un negozio di esche sul molo di San Diego, agente immobiliare, rifornitore di pesce e tovaglie per ristoranti. Con una figlia da mantenere all’università, una ex moglie cui pagare gli assegni, una fidanzata, giovane e bella, che ama divertirsi. E un amico poliziotto cui ha salvato la vita ma che sa tutto del suo passato, della sua lunga militanza in Cosa Nostra. Quando i suoi antichi “datori di lavoro” si fanno vivi e gli chiedono di intervenire come mediatore in una lite tra famiglie, Frank non può rifiutare. Anche se ciò significa precipitare di nuovo nel mondo della mafia. Per sopravvivere, a Frank Machianno non resta che tornare a essere il terribile Frankie Machine; e nel frattempo cercare nel suo passato, per scoprire chi, tra i suoi vecchi “amici”, è così ansioso di vederlo morto.
Uno dei migliori migliori libri che ho letto nel 2008, dicevo prima. Un romanzo che più che sulla trama, o sullo stile, poggia su un protagonista che colpisce da subito. Frank Machianno in fondo è un criminale. Un sicario, uno che ammazza talmente bene da essere chiamato Frankie Machine, la Macchina. Eppure è uno che piace. E’ uno con le palle, innanzitutto, e che non si può negare che abbia una propria etica. Etica mafiosa, certo, ma Il Padrino insegna che nei libri e al cinema i picciotti sono affascinanti, che la versione “romanzata” calamita le attenzioni. Capisce? Don Winslow, che vi segnalo è stato intervistato da Panorama qualche mese fa, questo lo sa e riesce a sfruttarne bene l’appeal. Frankie ha così delle regole che un tempo erano quelle delle Famiglie. Queste poi però sono cambiate, di fronte alla scoperta che in realtà l’Onore e il codice di comportamento sono parole vuote, sono “tutte stronzate”. Frank alla fine è uscito dal giro; tuttavia in qualche modo lo costringono a rientrarci, e allora sulla scia dei suoi ricordi riviviamo fatti cruenti, affari di soldi e di sesso, e spartizioni di città intere a tavolino e a colpi di pistola. Intanto la storia che era partita calma accelera, e rimpallando tra flashback e presente, tra il punto di vista di Frankie e quello degli antagonisti, mostra un intricato dedalo di rapporti e possibili moventi, fatti in apparenza sepolti ma che forse possono spiegare perché qualcuno voglia morto Machianno, o forse no e sono solo frammenti di tempi passati che il protagonista rammenta con distacco nel quale a volte pare di avvertire ugualmente una punta di nostalgia. E così si comincia a correre sempre più fino a quando arrivano le risposte a tutte le domande, risposte che per molti potrebbero essere dolorose, ma per il glaciale Frank sono solo il tassello mancante. Alla resa dei conti, quindi, le preoccupazioni del nostro protagonista sono quasi tutte – da buon padre premuroso – per la figlia, e quelle del lettore per lui. Perché anche se è un gran figlio di buona donna per tanti versi, è uno coerente e a suo modo onesto, e che gente molto peggio di lui gli faccia la pelle è inaccettabile. Le pagine conclusive sono da continui tuffi al cuore, e voltata l’ultima è dura accettare che il libro sia già finito. Ma che viaggio, e che finale. Un romanzo per forza di cose prima o poi si deve posare, ma L’inverno di Frankie Machine si rimette sullo scaffale soprattutto con la bellissima sensazione d’aver conosciuto un uomo, anche un possibile “amico” se ci capitasse di andare a surfare o a pescare dalle parti giuste.
In conclusione, non posso che consigliare inequivocabilmente di leggerlo, e di non farvi scappare neanche i prossimi thriller di Winslow in uscita per Einaudi, soprattutto Il potere del cane, nominato ai Barry Award, ai Macavity e all’Hammett Prize e definito da James Ellroy “il più grande romanzo sulla droga che sia mai stato scritto”.
E ora non mi deludete e correte a comprarlo: mi ci gioco il locale che vi piacerà!
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