Chi ci segue assiduamente sa che di Romano De Marco abbiamo più volte parlato molto bene, qui al Thriller Café: oggi siamo onorati di ospitarlo per un’intervista (in attesa di rivederlo qui da noi in veste di super giurato della prima edizione concorso letterario di Thriller Café).
Parliamo del suo più recente romanzo, L’uomo di casa, che a poca distanza dalla pubblicazione ha già conquistato critica e lettori e si candida a essere uno dei thriller più significativi dell’intero 2017, e parliamo di thriller in generale, sia su carta che in tv.
Godetevi questa nostra chiacchierata…

[D]: Ciao Romano, bentornato al Thriller Café. Una domanda semplice per cominciare: chi è Romano De Marco nella vita e come scrittore?
Romano De Marco è un padre cinquantunenne che lavora in banca nel ramo sicurezza e che ha la passione della lettura e della scrittura.
[D]: Il tuo lavoro ti ha aiutato in qualche modo a diventare uno scrittore di giallo/thriller?
[R]: Aiutato no, probabilmente mi ha spinto a trovare un hobby che mi permettesse di esprimere la mia creatività, trattandosi di un lavoro molto tecnico e che lascia poco spazio alla fantasia.
[D]: Dagli esordi a oggi: cosa è cambiato in Romano De Marco scrittore?
[R]: Penso di aver asciugato parecchio lamia scrittura, liberandola da tutti quei fardelli classici molto frequenti nella prosa degli esordienti. Penso che si diventi un buon narratore quando ci si convince che la semplicità è un pregio, e io sono sulla buona strada.
[D]: Sei approdato recentemente al thriller di ambientazione americana con il tuo più recente romanzo, L’uomo di casa. Come mai questa scelta?
[R]: Penso che il noir, in Italia, sia un genere fin troppo abusato e abbia perso la sua connotazione di narrativa di contenuti, dal momento che, chiunque scriva un gialletto all’acqua di rose, ci tiene a etichettarlo come noir. Il thriller, viceversa, è in grande ripresa. A parte il compianto Faletti e Carrisi, diversi grandi maestri del noir si sono cimentati, ultimamente, nel genere (Carlotto e Dazieri, per esempio). E anche l’exploit di giovani promettenti come Zilahy e D’Andrea lascia ben sperare. Il thriller è un genere più trasversale, l’ideale a questo punto della mia carriera di autore per farmi allargare la base dei miei lettori.
[D]: Qual è la qualità migliore del libro?
[R]: La tenuta nella tensione narrativa, un po’ il mio cavallo di battaglia. E spero anche la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli femminili.
[D]: Una protagonista femminile: come è nata Sandra, e perché proprio lei?
[R]: Sandra nasce dalla voglia di staccarmi dai miei consueti personaggi, uomini e donne sempre in crisi esistenziale, abituati all’azione e alla violenza. Sandra è una donna qualunque, felice, realizzata, che a un certo punto della sua vita vede crollaretutte le sue certezze e scivola nel peggior incubo possibile, quello di pensare di aver vissuto una vita intera fatta di menzogne e di non aver mai conosciuto davvero l’uomo col quale ha deciso di dividere la sua esistenza.
[D]: Di thriller di autori italiani che poi hanno avuto fortuna all’estero ne abbiamo avuti diversi recentemente; è qualcosa ha cui hai pensato? Ci sono possibilità che il libro venga tradotto?
[R]: Il libro è stato venduto in Spagna ancor prima che in Italia. Ora stiamo trattando con altre nazioni che per scaramanzia non nomino. Ho già pubblicato due libri in Spagna e in autunno uscirà il terzo, A casa del diavolo.
[D]: Ti vedremo ancora all’opera in questi territori o hai altri progetti?
[R]: Scriverò presto un nuovo thriller, stavolta ambientato in Italia, e continuerò anche la mia serie noir milanese.
[D]: A proposito di serie: sei un appassionato di serie TV (sulle nostre pagine hai anche trattato di serie immeritatamente chiuse dopo una sola stagione). C’è qualcuna che credi ti abbia influenzato nel tuo percorso da scrittore?
[R]: Tutto mi influenza nel mio percorso di scrittore.. le cose che leggo, i film che guardo, le serie TV, i fumetti.. Tutto costituisce carburante per la mente e la fantasia.
[D]: Una che consiglieresti ai tuoi e nostri lettori?
[R]: Ultimamente di capolavori non me ne sono capitati.. Due buone serie poco conosciute sono Happy Valley e The fall, entrambe inglesi. E a chi non la conosce consiglio il capolavoro Braquo, serie poliziesca noir francese giunta alla quarta stagione, anche se purtroppo, in Italia, sono state tradotte solo le prime due.
[D]: In qualche modo la narrativa di genere è uno specchio dei tempi in cui viviamo; ultimamente sono molti i casi di successo di domestic noir: ci vedi un legame?
[R]: Il mio romanzo L’uomo di casa è stato considerato da molti come appartenente a questo filone (o sotto-genere). Penso che sia molto intrigante, per un lettore, ribaltare l’immagine della famiglia, da sempre sinonimo di rifugio e di tranquillità, in luogo misterioso e pieno di insidie, dove accadono le cose peggiori e dove tutti sono diversi da come sembrano.
[D]: E dove pensi che andrà il giallo nei prossimi anni?
[R]: Mi piacerebbe saperlo, così potrei anticipare i gusti dei lettori.. In linea di massima credo che si rimarrà ancora legati ai commissari seriali legati a un preciso territorio italiano. È quello che chiedono i lettori ed è anche quello che vogliono gli editori esteri dai nostri autori.
[D]: C’è qualcosa che vuoi dire ai tuoi e nostri lettori?
[R]: Ringrazio di cuore chi già mi conosce e mi segue e consiglio a tutti gli amanti del Thriller di leggere il mio ultimo romanzo: L’uomo di casa.
[D]: Grazie per essere passato al Thriller Café, Romano; speriamo di ritrovarti ancora tante volte qui con noi in futuro.
[R]: E’ sempre un piacere caro Giuseppe!

Foto tratta dal sito ufficiale di Romano De Marco; (© Tommaso Tuzj)

Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1648 articoli: