Il signore delle maschere – Patrick Fogli
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Commentiamo quest’oggi, per gli affezionati frequentatori del Thriller Café, l’ultima fatica dell’autore bolognese Patrick Fogli, fresco del successo conseguito nel 2018 con il romanzo A chi appartiene la notte che gli è valso il premio Scerbanenco. Quest’anno, Fogli ci offre un romanzo dal sapore d’oltreoceano, un Thriller con l’iniziale maiuscola, il cui filo conduttore, preciso, evidente e potente è uno stato di tensione che accompagna la narrazione dal prologo all’epilogo. La storia è quella di due persone, diverse tra loro per stile di vita, scelte, sesso, condizione sociale, eppure forse così vicine tra loro.
Laura è un docente universitario, ma soprattutto è una scrittrice, una scrittrice di vite e di storie che mai nessuno leggerà e che prederanno comunque forma. Arianna è il nome in codice di colei che è la punta dell’iceberg di un’organizzazione criminale che ha un fine molto particolare: far sparire nel nulla gli infelici che ne chiedono l’intervento. E poi c’è Caronte, o almeno questo è il nome che l’Antiterrorismo ha assegnato ad un serial killer, ad un terrorista maniaco capace di qualsiasi nefandezza, riconoscibile dalla moneta antica che lascia sul corpo delle sue vittime a voler permettere il pagamento del transito nell’Ade.
Quale rapporto lega i due? Quali saranno le conseguenze della scia di sangue che Caronte, l’uomo dalle mille maschere, lascia dietro il suo sfocato ed inafferrabile passaggio?
Il signore delle maschere coinvolge il lettore. È una corsa contro il tempo che in alcuni tratti rallenta leggermente perdendosi nelle strettoie delle descrizione che da una parte rendono al meglio la caratterizzazione dei personaggi (seppur mantenendo l’aura appannata della confusione identitaria), dall’altra però rallentano quel ritmo che finisce per ricordare solo in parte il thriller all’americana. Ci si sofferma, si indugia. Pause che vanno interpretate dal lettore, che potrebbe intenderle anche come piacevoli respiri prima di riprendere la corsa verso l’ignoto, verso i salti temporali e balzi spaziali da un continente ad un altro, a volte così rapidi da farli appena percepire per poi perderli nella memoria. Escluso il ritmo, tutto il resto della narrazione è costruito in maniera egregia su un gioco di specchi per cui il lettore pensa di aver capito qualcosa e poi si trova spiazzato. Ciò che resta, tuttavia, di questo romanzo è sufficiente a renderlo un’ottima prova letteraria, in cui immergersi e riflettere. Un’esperienza di riflessione che gioca sul tema dell’identità, un argomento che nella “società social” risulta più arduo inquadrare. Allo stesso tempo, inoltre, è un romanzo in cui trovano cittadinanza i sentimenti e l’istinto che finiscono per avere un forte impatto sulla trama.
Di limpida interpretazione, per capire davvero il tema del romanzo, sono le parole stesse dell’autore intervistato da Antonia del Sambro:
“Pensavo al cambiamento e all’identità. Sia Laura che Caronte escono dalla storia molto diversi da come sono entrati. E intendo proprio dal punto di vista del modo di vivere. Quando li incontriamo per la prima volta sono entrambi a uno snodo cruciale della loro vita. Laura, di fatto, ha perso quasi ogni legame. È una donna solitaria – non sola – che però fatica a trovare il suo posto nel mondo e a saldare le sue tre vite. Caronte, invece, ha un’opportunità che aspetta da sempre, si potrebbe dire da quando è nato e sa che coglierla cambierà tutto. Un cambiamento che, razionale e metodico com’è, cerca di programmare, riuscendoci fino a un certo punto. Chi siamo davvero? Qual è il nostro posto nel mondo? In fondo chiamiamo destino una specie di percorso ineluttabile che avviene semplicemente perché noi siamo quello che siamo. Quindi se Caronte e Laura cambiano il loro destino e se lo cambiano le persone che Laura aiuta a scomparire, lo fanno solo perché hanno deciso di diventare diversi. O di accettare finalmente quello che sono, che in fondo è la stessa cosa”.
Concludendo, il buon Patrick Fogli ci impacchetta e ci regala un lavoro complesso, sapientemente diretto e manovrato per indurre il lettore a riflettere, lontano anni luce da una letteratura sterile di provincia, piuttosto proiettato verso l’estero. Un romanzo, questo, che lascia una traccia, un solco nella mente e che merita, senza dubbio alcuno, l’attenzione di noi lettori.
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