Il profanatore di tesori perduti – Marcello Simoni
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Cari avventori del Thriller Cafè, torno con piacere a parlarvi di Marcello Simoni, infaticabile e prolifico autore di thriller di ambientazione storica, che ha appena pubblicato per Newton Compton la sua ultima fatica: “Il profanatore di tesori perduti”. In questo libro, l’autore esprime la sua fascinazione per l’Oriente, qui da intendere quasi più come categoria del pensiero, che non come luogo geografico. La storia di cui ci parla è infatti ambientata nell’Egitto del XIII secolo che, come lo stesso Simoni ci ricorda nel prologo, era luogo di scorribande di cercatori di tesori, i quali, ai tempi delle Crociate e di Federico II di Svevia, si muovevano dal Medio e dal Vicino Oriente alla caccia di misteriose città sepolte.
Così, il “negromante” Sufrah, originario di Baghdad, ha deciso di avventurarsi alla ricerca della Città Bianca, che sulla base di una antica pergamena ritrovata da un viaggiatore italiano, si troverebbe non distante dal Cairo, in un luogo desertico di assai difficile accessibilità. Ed è proprio in collaborazione con l’italiano, che Sufrah chiama “il Pisano” e che Simoni immagina coincidere nientemeno che con Leonardo Fibonacci, matematico ante litteram e personaggio storico ampiamente saccheggiato da tutti gli amanti del thriller di ambientazione medievale, intraprende il suo viaggio alla ricerca del tesoro. Viaggio che genererà un grande numero di avventure e che si concluderà in modo rocambolesco.
La storia è brillante e lascia il lettore senza fiato, con una costruzione narrativa che bilancia bene la necessità di avere continui colpi di scena e la volontà di non appesantire troppo il racconto con un numero eccessivo di luoghi e personaggi. Il filo logico è sempre chiaro e ben accessibile al lettore e non ci sono divagazioni che potrebbero distrarlo, rischio che, dato il soggetto e l’ambientazione, Simoni poteva correre. La costruzione psicologica dei personaggi è inoltre ben fatta ed emerge con naturalezza dagli avvenimenti, mentre l’ambientazione e il contesto storico sono descritti con enorme cura e lasciatemi dire che sono uno dei punti di forza del romanzo.
Direi che si tratta di un libro dedicato a coloro che sono affascinati da un lato dall’Oriente come luogo geografico e storico, dall’altro a quella particolare fase storica che ha preceduto e generato il Rinascimento, nella quale dall’incontro (e talvolta scontro) tra culture tra loro molto differenti, si è generata l’Età Moderna, la Scienza e gran parte delle categorie culturali e antropologiche che ancora popolano i nostri tempi. Memorabili in questo senso sono i numerosi cenni che Simoni fa, non solo agli enormi giacimenti culturali della Spagna meridionale, ma anche alla tradizione scientifica della cultura araba, alle comunità capaci di tramandare nei secoli la sapienza ebraica e alla fondamentale figura di Federico II di Svevia, insigne studioso e letterato, prima ancora che sovrano di Gerusalemme. Sullo sfondo, l’epopea delle Crociate, viste non tanto nella loro evoluzione militare, quanto piuttosto nelle conseguenze capaci di generare una sana contaminazione culturale. Crociate, e lo dico con enorme soddisfazione, liberate dal troppo spesso enfatizzato leit motiv, a base di Templari, Santo Graal e amenità simili.
Concludendo, direi che il libro di Simoni è musica per le orecchie di chi ama la Storia. Molto ben documentato (leggete per favore la nota dell’autore in chiusura), ma allo stesso tempo ritmato e coinvolgente, è insieme avventura alla Indiana Jones, fascino da Mille e una notte e compendio di Storia Medievale. Getta inoltre, come sempre fa chi scrive romanzi storici, molti messaggi da leggere in chiave contemporanea. Come non vedere in Sufrah gli arrivisti contemporanei che sarebbero disposti a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, oppure nel mercante Zyryab di Damasco la sana voglia di fare degli imprenditori seri e così via con tanti altri.
In ultimo, permettetemi una nota di tristezza. Il sentimento che deriva dal pensiero che luoghi che hanno fatto la Storia (Cairo, Baghdad, Damasco) e hanno perfino generato (all’insaputa dei più purtroppo) molte delle conoscenze di cui noi attualmente ci nutriamo sono oggi ridotti spesso a teatro di scorribande di modernissimi profanatori. Predoni spesso alimentati da coloro che pensano che l’Occidente sarebbe potuto esistere senza il tributo millenario dell’Oriente.
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