Il pregiudizio della sopravvivenza - Paolo Roversi

Il libro che vi recensisco oggi, cari amici di Thriller Café, e cioè Il pregiudizio della sopravvivenza (Marsilio, 2021) è l’ultima fatica letteraria del giornalista e scrittore, mantovano di nascita ma milanese di adozione, Paolo Roversi ma è anche l’ottavo della fortunata serie che ha come protagonista principale il giornalista ed hacker Enrico Radeschi che collabora con il blog MilanoNera. I precedenti della stessa serie (alcuni già recensiti proprio qui a Thriller Café) sono: Blue Tango (2006); La mano sinistra del diavolo (2006 – Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007); Niente baci alla francese (2007); L’uomo della pianura (2009); La confraternita delle ossa (2016); Cartoline dalla fine del mondo (2017); Alle porte della notte (2019). Tra gli altri thriller, non della serie, mi sembra doveroso segnalare Psychokiller (SEM, 2020) in quanto vincitore del prestigioso Premio Scerbanenco 2020 – Premio del Pubblico.

Milano. Il nostro libro inizia con una coreografica e inconsueta rapina avvenuta in un lussuoso appartamento di Via Monte Rosa ad opera di quattro avvenenti ragazze mascherate con i volti di Lady Gaga, Marilyn Monroe, Amy Winehouse e Audrey Hepburn che ripuliscono i conti bancari degli ospiti presenti alla festa del ricco Alfio Perego. Ma non sarà solo delle quattro Bad Girls (come si sono loro stesse soprannominate) che la polizia e precisamente il vicequestore Loris Sebastiani (perspicace e ruvido capo della squadra mobile che ama concentrarsi rigirandosi e facendo roteare anche a 360 gradi un sigaro spento in bocca) dovrà occuparsi. Infatti il suo caro e ormai storico amico Enrico Radeschi non solo è sconvolto dal rapimento della sua attuale ragazza Andrea, avvenuto in quel di Salisburgo durante la partecipazione a un convegno europeo sulla comunicazione, ma è anche braccato da un loro nemico storico: un pericoloso criminale, ex galeotto, che si fa chiamare come il titolo di una nota canzone di Bob Dylan. Quindi per il nostro Radeschi coadiuvato, anche questa volta, dal suo amico “Danese”, delinquente dal cuore d’oro che ha spesso comportamenti “borderline” ma che per Enrico rappresenta un vero e proprio “salvavita”, inizia una corsa on the road contro il tempo che da Milano lo porta a Salisburgo, poi a Vienna per far di nuovo ritorno a Milano, senza trascurare una capatina a Torino…

Riuscirà, anche questa volta, il nostro eterogeneo e consolidato trio formato da Radeschi (sempre in sella al suo “Giallone” – mitica Vespa gialla classe 1974), Sebastiani (elegante e raffinato rubacuori) e lo stravagante Danese (con la sua inseparabile Iris, un’iguana che vive perennemente sotto i suoi vestiti) a risolvere i numerosi casi concatenati tra di loro ma soprattutto a ritrovare Andrea e a salvarsi la pelle?

Quindici anni sono ormai passati dall’esordio di Radeschi ad oggi e questo lo si nota sia nelle descrizioni di Milano che ovviamente non è più la stessa sia nello stesso personaggio che è cresciuto, maturato, invecchiato, più cinico ma anche più sgamato e ha modificato tante cose della sua vita (all’inizio non era un informatico, non lavorava per MilanoNera, non aveva il Giallone, non conosceva il Danese…). Di conseguenza  anche i luoghi milanesi tipicamente radeschiani sono mutati nel tempo e infatti ora lo troviamo nella sua nuova casa a Palestro, nel birrificio di Lambrate dove va a bere una birra con il suo contatto/informatore della malavita, a Viale Bligny dove si trova il bar dei russi oppure all’Isola dove abita il Danese…

Non solo si possono ravvedere diverse similitudini tra Radeschi e Roversi (entrambi lavorano per MilanoNera e quest’ultimo ne è addirittura il fondatore, tutti e due hanno una Vespa gialla, entrambi hanno un cane di nome Rimbaud…) ma anche tra Radeschi e Duca Lamberti nato dalla straordinaria penna di Scerbanenco. È lo stesso Roversi che ci confessa in una intervista la sua grande passione per questo scrittore e ci rivela di aver cercato, nella creazione del suo personaggio, di dare vita ad un Duca Lamberti dei giorni nostri: tutti e due agiscono a Milano, entrambi non sono poliziotti o investigatori, sono coadiuvati da un agente/collaboratore di  nome Mascaranti e si muovono uno a bordo della mitica “Oliva verde” l’altro in sella al suo “Giallone”…

Nel recensire questo libro non si possono dimenticare le colonne sonore che fanno quasi da filo conduttore al giallo: Hurricane di Bob Dylan e il Requiem di Mozart. Roversi, infatti, ci porta a Salisburgo (città natale del compositore/musicista), a Vienna (dove numerosi sono i rimandi mozartiani) e a Villa Mozart a Milano non solo per omaggiare il grande compositore ma perché funzionale al suo scoppiettante finale.

Con una scrittura dinamica ed essenziale costituita da capitoli brevi e dialoghi ironici e fulminanti, con una narrazione in prima persona quando a parlare è Radeschi e in terza persona quando si parla dei co-protagonisti, con l’uso estremo del tempo presente che rende le descrizioni quasi delle vere e proprie sceneggiature cinematografiche e con una trama decisamente adrenalinica dove i colpi di scena, i tranelli, gli agguati, gli imprevisti e le situazioni grottesche si susseguono a raffica Paolo Roversi ci regala con Il pregiudizio della sopravvivenza forse, a mio avviso, il miglior capitolo della serie.

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Il pregiudizio della sopravvivenza
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