Da qualche anno anche la narrativa di genere ha sdoganato, e con successo, la figura femminile come protagonista principale di una detection. Il panorama italiano conosce già alcuni esempi assurti alla notorietà anche grazie alle trasposizioni televisive.
Con questo romanzo appena uscito per Astoria, vi si affaccia un’altra ispettrice di Polizia – tal Anita Landi- caratterizzata da alcuni tratti singolari e da molte similitudini con altre “colleghe”.
Intanto proviene dal mondo dello sport: ha primeggiato nell’eptathlon e, come molti campioni della realtà, da Tomba alla Vezzali, per poter gareggiare non ha trovato altra strada che la scorciatoia delle Forze di Polizia. Solo che poi, travolta dallo scandalo in cui impregnata la morte del fratello Duilio, ha lasciato l’agonismo e passato l’esame di Stato. Ed eccola approdare al Commissariato Nord Est di Milano ed investigare su di un omicidio- suicidio molto glamour. Qui è singolare.
Ma, come altre (forse tutte) le detective in giro nelle librerie, è dura, arrabbiata, sulle sue. Va detto che, ad onor suo, questa Anita è osteggiata platealmente da molti superiori (il vice commissario Chianese considera il genere femminile quasi una imposizione di quote rosa e l’ispettore capo Curti, pur incapace e sboccato, riesce a scipparle il caso) e finisce addirittura a doversi riaccreditare in sede disciplinare (manco a dire che se la sfanga meglio del Soldato Jane).
Della trama si può aggiungere che a quel primo doppio assassinio (tale si rivela non solo questo ma anche uno dei successivi decessi inizialmente ritenuto naturale) ne seguiranno altri, accomunati da un dettaglio che metterà la Landi ed i suoi unici amici- collaboratori sulla pista giusta, sino alla soluzione non soltanto di questi misteri ma perfino di una lunga serie di casi precedenti.
Dei personaggi si può dire che Domenico Wanderlingh fa propri certi schemi già rodati altrove, così per esempio ci consegna varie soluzioni tramite una hacker, piuttosto che attraverso una giornalista d’arremba. E la sua protagonista è afflitta da quella ferita personale da cui ormai sembra non si possa più fare a meno nella costruzione di una figura primaria.
E al contempo, nello sforzo di affiancarli a qualcosa di estremamente innovativo, cola nell’intreccio due voci fuori dal coro come un amministratore di condominio fuori forma e dal carattere incline alla mediazione ed un avvocato già rampante ora socialmente ritirato.
Credibili? Verosimili? Non sta a me dirlo, da lettrice godo del lavoro degli scrittori e gioisco quando è, più che ben fatto (non mi azzarderei mai), incline ai miei gusti. Ecco, di questo libro, che comunque ho letto con facilità, posso dire che mi ha dato la sensazione di una storia in cui l’Autore volesse inserire personaggi e vicende che aveva già immaginato altrove, pur di non buttarli via. Il risultato, temo, sia un sovraffollamento di figure ed episodi non tutti funzionali alla trama che, anzi, quando si affacciano nel racconto illudono il lettore di essere portatori di indizi, che poi si rivelano false piste estemporanee.
La narrazione procede, ma la soluzione dell’intreccio non è a disposizione di tutti, perché affidata all’unico elemento che il lettore non vede: fotografie, che poi dovranno essere spiegate dal secondo elemento di cui un protagonista passivo, come noi che siamo solo spettatori della storia, non dispone, la confessione dell’assassino, che sino a due pagine prima dell’epilogo sembra una delle tante persone a cui dedicato uno spot lungo la trama.
Trama che, ripeto, ha alcuni spunti molto gustosi, ma poi si accascia su di una serie troppo lunga di coincidenze rimarcate dal fatto che, in questa vicenda, tutti si conoscono o si sono già incontrati e, in una città tentacolare come Milano, è implausibile.
Attendo allora il prossimo lavoro di Wanderlingh, di cui ho apprezzato lo stile, certa che – magari leggendo queste mie modeste righe- sfronderà il suo parco-interpreti a favore di un intreccio in cui anche noi, modesti lettori, avremo un ruolo. Capire assieme a lui chi sia stato e non ritrovarci, come Giacomo Valli l’amministratore di condominio, a leggere “moltissimi gialli senza riuscire a scoprire il colpevole prima delle spiegazioni dell’investigatore di turno”.

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Il passato non si cancella. Un caso per l'ispettore Anita Landi
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