Con questo suo nuovo romanzo Diego Lama ci riporta nell’ambiente che ha eletto a scenario delle sue storie, colorite e aspre, la Napoli della Belle Époque. Una città nella quale coesistono a breve distanza il mondo sfavillante, fascinoso e lussuoso dei ricchi e quello disperato di una plebe destinata a subire la miseria più nera come un atavico e irreversibile destino. Non a caso, secondo noi, il romanzo si snoda per buona parte lungo  un doppio binario rappresentativo delle due realtà: il flash back del un massacro di tre sorelline in un basso dei quartieri spagnoli, scena tragica su cui si apre Il mostro di Capri, e una serie di oscuri femminicidi nella società bene, napoletana, italiana e straniera che affolla la magica ed esclusiva isola di Capri. Naturalmente il commissario Veneruso, complessato ma geniale protagonista dei romanzi di Lama, verrà a capo di entrambi.

Ma procediamo con ordine: siamo nella tarda, ma già caldissima primavera del 1884. Che ci fa a Capri il commissario? Accompagnato dal fido ma irrequieto -specie nei rapporti col gentil sesso- agente Serra, Veneruso deve assolvere un compito di routine, prendere in consegna e riportare a Napoli Cosimo Zapatano, anziano “brigante” sfuggito alla cattura per decenni, che recentemente è stato individuato sull’isola. Scopriremo presto che il “brigante” è in realtà un ex ufficiale del Regno delle Due Sicilie, uno di quelli che non accettarono la fine di quella Nazione e continuarono disperatamente a resistere finché poterono. Veneruso, dopo averlo conosciuto, non potrà fare a meno di provare rispetto per lui, magari anche simpatia, perché anche il commissario, pur fedele servitore del nuovo stato unitario, è uno dei tanti che pensano che “Prima Napoli era la capitale di un Regno, ora non è più niente”.

La missione sarebbe destinata a concludersi in meno di due giorni, ma il mare volge in burrasca, tanto da scoraggiare la navigazione per il ritorno, il soggiorno sull’isola quindi si prolunga.  E mentre lui è là, una tragedia colpisce la ricca famiglia Famigluolo, anch’essa in vacanza a Capri; una delle quattro figlie viene assassinata. Veneruso vorrebbe tenersi alla larga del caso, ma il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, data la propria inesperienza, invoca il suo aiuto: “Io qui, in venti anni, al massimo mi sono occupato di una rissa tra pescatori.” Il recalcitrante commissario non può esimersi. Prende avvio dunque una lenta, complessa, laboriosa indagine, che Veneruso gestisce col proprio metodo: entrare nell’ambiente, capire le persone, cogliere connessioni e legami, tra persone e cose.

Presto scopre quanto particolare siano il mondo e l’umanità che gravita sull’isola. Turisti, certo, ma soprattutto straordinari personaggi di ogni Paese che l’isola, con le sue bellezze e appunto con il suo status di crocevia internazionale, attira a piene mani. Solo per citare qualche esempio, tra le vie del centro è possibile incontrare lo scrittore Maksim Gorky e il suo amico Vladimir Lenin, che effettivamente vi soggiornarono a lungo, oppure il grande industriale dell’acciaio tedesco Krupp, altro devoto dei faraglioni. E via a seguire una teoria di artisti, nobili e aristocratici, scienziati, grandi imprenditori, insomma il jet set dell’epoca.

Proprio in questo variegato ambiente, ricco, promiscuo, spesso vizioso, la gente del posto crede che vada ricercato l’assassino. Lo stesso Veneruso ci fa un pensierino, ma poi un secondo delitto accende in lui un’intuizione nuova, diversa: quella giusta.

Con questo romanzo denso di atmosfere e personaggi singolari, ma pure di colore e tensione, Diego Lama si conferma narratore, a volte incantatore, di razza. La storia prende subito e trascina. Questa visita di una Capri sicuramente più bella e segreta di quella odierna, guidata dagli occhi plebei ma curiosi, scrutatori del commissario Veneruso è destinata a restare e sedimentarsi nella fantasia, nella memoria del lettore.

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Il mostro di Capri. Un'indagine del commissario Veneruso
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