Sellerio pubblica Il fiammifero svedese di Anton Čechov, un racconto di media lunghezza apparso in originale per la prima volta nel 1884 con il titolo di Švedskaâ spička e che arriva a noi nella traduzione di Alfredo Polledro.
Il racconto del celebre autore russo fu stampato inizialmente sulla rivista La Libellula con l’aggiunta, fra parentesi, del sottotitolo Una storia criminale, e successivamente raccolto nell’antologia Racconti variopinti, per poi essere pubblicato in tantissime edizioni in giro per il mondo.
Se per il sottoscritto è sempre un piacere collaborare con Thriller Café, non posso esimermi dal confessare che in questo caso è un vero e proprio onore presentarvi quello che, insieme a Lev Tolstòj è il mio autore russo preferito e che, insieme a John Cheever, Flannery O’Connor e pochi altri considero un maestro assoluto dell’arte del racconto.
Onore ma anche disagio e senso di inadeguatezza, perché cosa posso dirvi su Čechov che non sia già stato detto, meglio, migliaia di altre volte? Gli rubo quindi una dichiarazione, che riassume al meglio l’essenza di questo Maestro: “rappresentare la vita com’è, punto e basta. Più in là non mi farete andare nemmeno con la forza”.
E Anton Čechov riesce a farlo anche ne Il fiammifero svedese, come d’altronde è sempre riuscito a fare: viaggiando in lungo e in largo, osservando e parlando con ogni tipo di persona, avvicinandosi a tutti senza giudicare, donandoci uno dei migliori affreschi esistenti sulla Russia di fine Ottocento.
E sì, Il fiammifero svedese è un giallo, ma è anche tante altre cose: indagine sulla natura umana e divertita e divertente commedia che beffa il lettore e ci ricorda di camminare con leggerezza su questa terra, ogni volta che ci è possibile.
Invidio chi fra voi non lo ha ancora letto, perché scoprirete una galleria di personaggi indimenticabili, senza farvi mancare comunque il mistero di un delitto, con camera chiusa, per giunta.
Per una volta non vi riassumo la trama e vi presento invece l’incipit de Il fiammifero svedese:
“La mattina del 6 ottobre 1885 si presentò nell’ufficio del commissario di polizia rurale della seconda sezione del distretto di S. un giovanotto decorosamente vestito e dichiarò che il suo padrone, la cornetta della guardia a riposo Mark Ivanovic’ Kliausov era stato ucciso.”
Unico indizio che in effetti alla fine porterà alla soluzione del caso? Il fiammifero svedese del titolo, oggetto che a noi ora sembra ben poca cosa ma che al tempo era abbastanza prezioso e ricercato e che quindi orienta le investigazioni verso determinati ambienti e strati sociali.
Se, dopo questo racconto, avrete voglia di conoscere meglio l’opera di questo straordinario autore, non posso far altro che raccomandarvi la raccolta Racconti, pubblicata da Rizzoli in BUR, anche per via dell’ottima introduzione del compianto Eridano Bazzarelli.
Buona lettura!
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