The getaway man – Andrew Vachss
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Luca Conti, che l’ha tradotto per Fanucci, e che di noir ne capisce e non poco, su “The Getaway Man“ (L’uomo della fuga) ha detto: “Il libro di Vachss è una piccola bomba“. Conoscendo sia lui che l’autore direi che c’è proprio da fidarsi, e se su Andrew Vachss non ne sapete molto, prima di recensire il romanzo vi segnalo l’intervista che mi ha concesso qualche settimana fa e dalla quale potrete farvi un’idea di chi in realtà sia l’uomo, prima ancora che lo scrittore.
Il libro vede protagonista Eddie, uno che ha iniziato a rubare macchine molto prima di avere l’età per prendere la patente: per lui il furto d’auto è un istinto irrefrenabile, e la sua massima ambizione è quella di diventare autista per la mala, l’uomo che porta via il più velocemente possibile i criminali dal luogo del delitto. Dopo un inizio di carriera non propriamente fortunato, segnato da permanenze al riformatorio e in prigione, grazie alle sue abilità di guidatore Eddie conquista la fiducia di J.C., un rapinatore che è quasi una leggenda, e quando non è impegnato a truccare i motori delle macchine per le rapine passa il suo tempo a guardare video di fughe in auto. Tutto pare andare per il meglio, fino a ché non incontra Vonda, la donna di J.C., che non riesce a stargli lontana. Viste le frequenti assenze del suo uomo, spesso impegnato a organizzare i suoi piani criminali, Vonda si avvicina sempre più a Eddie, cui confida le violenze che è costretta a subire da J.C. Ben presto la donna diventerà l’ispiratrice di un progetto più ambizioso e pericoloso che mai, il colpo che potrebbe consentire a Eddie di ritirarsi dagli affari, ma per il quale dovrà mettere in gioco tutta la sua vita.
Si può essere criminali in tanti modi diversi: perché la società ti condanna a esserlo (“Come una bestia feroce“, Edward Bunker), o perché è un’attività redditizia in qualche modo meno problematica di un lavoro onesto (come non citare il Parker del compianto Donald Westlake, alias Richard Stark). Si può essere criminali perché ti permette di fare quello che più ti piace. Nel caso di Eddie, la sua ragione di vita è guidare, e stare al volante di una macchina destinata alla fuga dopo una rapina non è meno virtuoso che guidare per il presidente degli Stati Uniti, anzi.
The getaway man, con la narrazione in prima persona del suo protagonista, diventa così una fotografia in bianco e – molto – nero di una criminalità straniante per la sua normalità, un libro che riprende la lezione dei maestri del noir, da David Goodis a Jim Thompson, e che (citando le parole di Joe Lansdale nell’introduzione) “potrebbe avercelo inviato qualche viaggiatore spaziale dei bei tempi andati“, con la sua netta impronta anni Cinquanta, epoca di paperback dai toni cupi e ambigui.
Un libro di quelli in cui non c’è speranza di salvezza, in cui la strada è un lungo, dritto e polveroso solco senza nessuna possibilità di deviazione o con al massimo effimeri incroci che porteranno alla stessa destinazione.
Vi piace questo genere di storie? A me sì. Tanto. Metteteci che sono un fan di Vachss fin da quando, anni fa, lessi il primo romanzo della serie Burke (Oltraggio), e metteteci uno stile senza orpelli, immediato, incisivo. Non è difficile allora conclusioni: il sottoscritto vi consiglia di leggere The getaway man. Se lo comprate saranno soldi ben spesi (e per chi lo leggerà anticipo la domanda: sì, il Giuseppe Pastore tra i ringraziamenti sono io!).
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