Davide Cossu, classe 1987, torna con il suo secondo giallo storico, «Il Castello delle Congiure», che vede protagonista Leon Battista Alberti. Il suo primo romanzo, «Il Quinto Sigillo», ha vinto il Premio Selezione Bancarella. Con il secondo, l’autore cavalca l’onda del successo, disegnando un affresco di vita della prima metà del 1500 alla corte degli Este di Ferrara.
La storia de «Il Castello delle Congiure», inizia nel 1525, quando una donna, di cui inizialmente non si conosce il nome, è chiusa in una prigione in attesa dell’esecuzione del boia. In una cella a fianco, c’è il suo amato, anche lui destinato alla stessa sorte.
Questo antefatto fa da filo per la storia che si svilupperà diciassette anni dopo alla corte degli Este. Leon Battista Alberti giunge infatti a Ferrara per prendere parte in veste di giudice ad un concorso indetto dal marchese Leonello D’Este per la costruzione di una statua dedicata alla memoria del padre, Niccolò III. Tuttavia, c’è ben altro che bolle a palazzo.
Laura Pendaglia, erede di una facoltosa famiglia e promessa sposa di Fulco Bonacossi, si rifugia in un convento per farsi monaca. Il marchese Leonello incarica Giovan Battista Alberti di far luce sulla vicenda. Quella che sembra una mera questione politica si tramuta però in una vera e propria congiura di palazzo, quando Folco viene ucciso in circostanze che ricordano le pagine dei romanzi dell’amor cortese. Per sventare il pericolo che rischia di minare le fondamenta stesse del potere di Ferrara, Alberti dovrà rimestare nel torbido e riportare alla luce il passato della città e un amore che all’epoca fece scandalo.
Il punto di forza del romanzo è la sua grande accuratezza storica. La maggior parte dei protagonisti che appaiono tra le sue pagine sono realmente esistiti, a partire dai due compagni di viaggio dell’Alberti, Tommaso Parentucelli e Niccolò de’ Conti. Il primo fu Papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V. Il secondo fu un esploratore che si spinse fino in India e nel sud-est asiatico con i suoi viaggi. Anche la situazione di forte tensione che viveva la corte di Ferrara in quel periodo è accuratamente rappresentata. Leonello D’Este fu fortemente inviso, in quanto figlio naturale e non legittimo di Niccolò III e la stessa figura di Ricciarda di Saluzzo, vedova di Niccolò, presenta gli stessi tratti caratteriali che l’hanno resa una delle figure di riferimento della sua epoca.
Anche il personaggio di Margherita è realmente esistita. La nobildonna fu la seconda moglie di Taddeo D’Este, esattamente come si narra nella storia. La sua attrazione per Leon Battista Alberti, uno dei punti focali del romanzo, è invece, un mero artificio dell’autore.
Benchè il luogo della vicenda, ossia Ferrara, rimanga sullo sfondo, senza venir approfondito più di tanto, la grande forza emotiva dei personaggi rende la storia accattivante e ricca di colpi di scena. In particolare sono le figure femminili a dominare. In un’epoca in cui la donna era vista come una semplice merce, colpisce come la penna di Cossu descriva figure tutt’altro che piatte e soggiogate, ma, al contrario, forti e decise ad ottenere la propria indipendenza.
«Il Castello delle Congiure» è dunque un perfetto affresco dell’epoca medievale, ma, al contempo, si rispecchia con i valori della modernità e che va al di là del semplice giallo. Consigliato a tutti coloro che amano la Storia e i Valori, entrambi rigorosamente con la lettera maiuscola!
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