I cariolanti – Sasha Naspini
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Al Bloody Mary Award per il miglior libro del 2009, questo I cariolanti, di Sasha Naspini, ha raccolto due impronosticati voti. Si tratta di un libro sicuramente poco pubblicizzato, ma anche Michele Fiano ci consiglia di leggerlo. Ecco quindi la sua recensione per Thriller Café.
Il titolo sinistramente evocativo, la gotica veste grafica, le recensioni e le impressioni lette di sfuggita, il booktrailer inquietante e tante altre cose; per quanto mi riguarda, la lettura di questo romanzo di Sacha Naspini è stata preceduta da un’aura cupa, malata e scolororita ma di un’attrattiva non trascurabile. Lascio immaginare le aspettative, per cui arrivo al nocciolo.
In tredici capitoli Bastiano ci racconta in prima persona altrettante tappe della sua esistenza deforme, della sua Via Crucis.
È un Candido che percorre le strade marce e maleodoranti della condizione umana più estrema e degradante, in una contingenza d’inedia esasperante che spinge ad atti di cannibalismo al cui confronto le vicende antropofagiche del conte Ugolino risulterebbero orientate al vegetarianesimo. Lo sfondo storico è il periodo a cavallo delle due guerre mondiali ma la fiaba nera raccontata è senza tempo. I teatri bellici assolvono solo in parte le nefandezze di cui si lorda la famiglia di Bastiano, un personaggio a metà strada tra il Jean-Baptiste Grenouille partorito dalla mente di Patrick Süskind e il piccolo Jaques protagonista/vittima de’ “Le madri nere” di Pascal Françaix. Del primo ha il perverso rapporto di connessione totale con la natura ma rispetto a Grenouille interagisce con essa non solo con l’olfatto; al secondo è accomunato dalle stomachevoli “attenzioni” ricevute dai familiari e dalle condizioni di sopravvivenza estreme, nonché dalla tetraggine che apparenta le due trame. L’istinto bestiale del protagonista fa sì che egli si trovi ad empatizzare solo con gli animali selvatitici e non con i suoi simili. Ma nonostante il coraggio con cui si destreggia nei boschi più pericolosi e inaccesibili, Bastiano è alterato mentalmente da una continua insicurezza che fa degenerare in momenti di ferocia inenarrabile i pochi rapporti umani che ha nell’arco della sua vita. Non ha punti di riferimento né guide, è cresciuto in un buco scavato nel terreno di un bosco e anche se nella prima parte del libro ne uscirà, Bastiano porterà sempre dentro di sé una voragine ancor più estesa e profonda, lasciandoci con la convinzione che in ognuno di noi la cattiveria non sempre rappresenta un aspetto latente del nostro carattere. Nel libro come nella vita intravediamo solo quella degli altri e i cariolanti non sempre sono gli altri. Un romanzo che resterà impresso sia agli amanti della suspense tout court sia ai fanatici delle tinte forti.
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