Rosa Teruzzi, caporedattrice della trasmissione televisiva Quarto Grado, giornalista e scrittrice con Gli Amanti di Brera (Sonzogno, 2022) fa saltare  il tappo ad un’altra spumeggiante avventura dei suoi personaggi prediletti. Tant’è che il sottotitolo del romanzo è I Delitti del Casello vol. 7.

Teruzzi ci regala un’indagine che è spettacolo fin dalle prime righe. Gli habitué del trio Iole, Libera, Vittoria – rispettivamente: nonna, mamma e nipote – sanno di cosa parlo e cosa aspettarsi. Una carambola dietro l’altra di imprevisti, colpi di teatro, en travesti e non, problemi famigliari intrecciati col corso delle indagini.

Le tre, soprannominate dai quotidiani le Miss Marple del Giambellino – dal nome del quartiere milanese dove vivono – ignorano attimi di tregua: quando non sono i guai ad intercettarle, loro intercettano i guai.

Che, nel caso, hanno il nome di Davide e Viviana, scomparsi dal mondo dopo un incontro all’orto botanico di Brera. Il biondino Davide pare in fuga con l’insegnante quarantenne Viviana, una sorta di dark lady mal forgiata e peggio assortita. Il ragazzo proviene da un’ottima famiglia meneghina, quindi le conseguenze della questione si fanno spinose. Anche perché nella sua abitazione viene ritrovata una lavagnetta con la scritta : ‘non cercatemi’ (ho scoperto la bugia.)

A dar man forte alle Miss Marple intervengono, more solito, i giornalisti Irene Milani, detta la Smilza e Temperante Cagnaccio, detto il Dog.  Ed è sulle pagine del quotidiano La Città che le indagini del gruppo prendono consistenza, filo conduttore e lettori.

Le vicende personali di Iole, Libera, Vittoria, la Smilza e il Dog s’intrecciano nella matassa della trama: ciascuno mischiandosi nelle questioni dell’altro quasi come fossero una sola persona. Sebbene i rispettivi caratteri siano singolarmente molto ben delineati.

La storia porta il gruppetto fino a Roma, dove il mistero dei due fuggitivi verrà svelato. Nel segno del romanticismo, e non dell’efferato crimine.    

Gli Amanti di Brera è una storia di vita, dove più dei fatti contano i personaggi. O persone per meglio dire: le detective improvvisate con predisposizione all’indagine e una marcia in più per risolverla.

Abbiamo anche un protagonista che non appare, ma che scivola invisibile lungo tutte le pagine: Diego Capistrano, detto Sendic. Vecchia fiamma di una delle nostre, ovviamente determinata ad incontrarlo più di quanto lo sia lui stesso.

Incorporea anch’ella è la mitica Tecla Dozio che appare soltanto in citazione, ma un giallo che ha base a Milano può dimenticarsi esso medesimo di Tecla Dozio? Sarebbe stato imperdonabile, anche perché Libera è un ex libraia. Che adesso maneggia bouquet floreali, ma issa la bandiera del segugio ogni qual vento porti inghippi in quel del Giambellino.

Se non conoscete l’eterna hippy Iole, la riservata ma tenace Libera, l’agente di Polizia Vittoria, l’arguta e brillante Smilza, il poderoso e mastino Dog dovete assolutamente rimediare. I volumi sono 7, e anche Gli Amanti di Brera lascia intuire il prosieguo della serie.

Vale la pena di lasciarsi trasportare da Rosa Teruzzi nel mondo piccolo ed infinito delle sue tre donne. Chi abita da quelle parti provi a passare al bar Agatha Christie & Co. Le riunioni d’una certa portanza si registrano colà, sulla veranda.

Come? Il bar Agatha Christie & Co. non esiste? Ma va là, tutto ciò che è nei libri esiste! E se mancasse qualcosa sta a voi, gentili Lettori, infilarcelo in qualche modo. Gli autori cominciano le trame, a voi tocca finirle. Trasportandole nei vostri cuori.

E tutta la combriccola dei Delitti del Casello – un casello ferroviario dismesso è la dimora della scombinata famiglia – vi aspetta: fate un bel respiro lungo lungo, perché mentre la storia scorrerà sotto i vostri occhi tempo per prendere fiato ne avrete pochissimo.

Recensione di Gioia Verni.

Gli amanti di Brera (I delitti del casello Vol. 7)
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