Marco Bosonetto, piemontese classe 1970, ha esordito nel mondo letterario appena diciottenne con il romanzo «Il Sottolineatore Solitario», edito da Einaudi. La sua scrittura si caratterizza per una cifra stilistica importante che rifugge da schemi precostituiti, ma che mantiene un tratto distintivo: la capacità di essere sempre graffiante e raccontare fatti e avvenimenti senza peli sulla lingua.

Nel corso della sua carriera Bosonetto ha scritto libri per ragazzi («Uffa, cambio genitori!» e «L’economia è una bella storia»), ma anche romanzi impegnati, come «L’ultima ora», dove una tormentata storia d’amore, fa da sfondo ai cambiamenti di cui l’Italia è stata soggetta negli ultimi quarant’anni.

Con «Gli Alberi del Nord», l’autore esordisce nel mondo del giallo italiano e lo fa a modo suo, con una narrazione che è un autentico pugno nello stomaco, mettendo a nudo i veri principi su cui si basa la nostra società: noia, potere e impunità.

Protagonista del romanzo è il commissario Pietro Gastaldi, uomo d’altri tempi che ama la sua famiglia, la montagna e la tranquillità. Ad un passo dalla pensione, Gastaldi vorrebbe solo pianificare un futuro spensierato. Quando però si imbatte in tre giovani africane impiccate, il suo senso del dovere e i suoi principi hanno la meglio sul suo desiderio di serenità. La situazione è resa ancora più misteriosa da un singolare episodio: una delle vittime, Nim, si scopre essere ancora viva, ma incapace di aiutare nelle indagini, perché il suo idioma deriva da una lingua ignota e ormai estinta.

Il commissario dovrà dunque fare luce su una questione che è molto più complessa di quanto appare in prima battuta e nasconde legami e tensioni che, se svelati, rischiano di far cadere parecchie teste.

Con «Gli alberi del nord», Bosonetto affronta temi delicati, come il razzismo e la corruzione, senza però appesantire la narrazione che si dimostra comunque piacevole e che non manca di spunti anche leggeri.

Il commissario Pietro Gastaldi rappresenta il classico eroe d’altri tempi, capace di slanci di bontà, ma anche fermo nei suoi principi. Il suo legame con Nim, la ragazza scampata alla morte, e con suo nipote Ettore, rappresenta una delle parti migliori del libro perchè ci mostra l’umanità di cui tutti dovremmo essere capaci.

La peculiarità di questo romanzo è quello di mettere sotto la lente d’ingradimento non solo i diversi personaggi della storia, ma anche i luoghi. La Pianura Padana, Piacenza e il Po’ sembrano animarsi grazie alla penna di Bosonetto e diventano parti integranti della narrazione come a volere sottolineare un legame indissolubile tra i luoghi e chi li abita.

Bosonetto, infatti, pur essendo piemontese, vive da molti anni a Piacenza e la sua conoscenza dei luoghi si nota in ogni sua parola ed espressione.

«Gli alberi del nord» è un romanzo che, dunque, pur prendendo spunti dai tratti standard del giallo italiano, se ne discosta per capacità narrativa. Probabilmente l’autore è stato influenzato anche da un altro scrittore poliziesco, Valerio Varesi, il cui protagonista, il commissario Soneri, si destreggia nella vicina Parma. Le somiglianze tra i due autori non è nei tratti caratteriali dei due poliziotti (molto diversi tra loro), o nello stile narrativo, quanto nell’attenta capacità descrittiva dei luoghi che fanno da sfondo al racconto e che permettono di amarli anche a chi non li ha mai visti prima.

In conclusione, si tratta di un romanzo consigliato non solo per l’intreccio narrativo, ma per lo stile con cui i fatti vengono raccontati, ovvero in modo vivido ed emotivo.

Recensione di Davide Luciani.

Sconto di 0,90 EUR
Gli alberi del Nord
28 Recensioni
Gli alberi del Nord
  • Bosonetto, Marco (Autore)