Giallo ciliegia – Gabriella Genisi
Giallo ciliegia è il secondo romanzo con protagonista la commissaria Lolita Lobosco (Lolì), scritto da Gabriella Genisi e pubblicato da Sonzogno nel 2011 e di recente anche in edizione economica.
Avevamo lasciato Lolita in inverno, alle prese con la crostata di arance, un’indagine che rischiava di costarle la carriera e un ritorno di fiamma per un imputato poi assolto, tal Stefano Morelli. La ritroviamo alla vigilia dell’estate, tra maggio e giugno, che non abbandona le arance ma le integra con le ciliegie, mentre la storia con Stefano è finita e quel Danilo incontrato a Capodanno sembra aver fatto presa sulla nostra commissaria, sebbene lei non lo ammetterà mai. Lolita si sta aggirando per Bari vecchia in attesa di andare a cena da amici quando, camminando nel silenzio dei vicoli, si sente un paio d’occhi puntati sulla schiena come fossero pistole. Girandosi, fa in tempo a intravedere lo svolazzo di uno scialle nero che si perde tra i cortili e i sottani. La stessa donna, però, continua a seguirla e per due giorni di seguito si presenta in questura con figlia e nipotina senza, però, chiedere di lei. Lolita, che a Bari vecchia ci ha vissuto, sa bene cosa fare: si reca nella cittadella, si lascia guidare dall’istinto e trova le donne.
“Lolì, lascia fare. Lo so che non ti devo insegnare niente e non mi ci vedo nemmeno a fare il professore, ma certe cose, mi pare, te le devo ricordare, e tu le devi tenere bene a mente. Prendiamo il fatto che sei nata qui. Ovvio che questo è un fatto, ma non ti scordare che le origini tue non sono del luogo, e quindi molte cose non le puoi sapere. E poi sei andata a studiare fuori per un po’, sei stata in Sicilia… Le cose in pochi anni cambiano, e fino a che un certo sindaco non le aggiustò, a Barivecchia la gente nasceva e moriva magari campando cent’anni ma senza mai uscire dal quartiere. Le donne soprattutto passavano la vita intera senza calpestare mai il selciato di pietra nera che si distingue dalle chianche bianche perché conduce fuori dal quartiere. E i residenti, diciamolo pure, anche se questo dovresti saperlo bene anche tu, non hanno mai avuto un rapporto idilliaco con poliziotti e divise in generale. Non ti scordare che fino a ieri il contrabbando delle sigarette, oltre alla ricettazione, era il mestiere ufficiale della zona, e se un poveraccio azzardava a varcare la zona franca, lo rimandavano fuori nudo e pulito come quando la mamma l’aveva partorito.”
In un lungo, allucinante pomeriggio, Lolita viene a conoscenza della storia delle loro disgrazie ed in particolare della scomparsa di un ragazzo, Sabino Lavermicocca, figlio della donna in nero, scomparso nel nulla. Apparentemente si potrebbe ragionevolmente pensare ad un allontanamento volontario ed in effetti tutto ricondurrebbe ad una pista brasiliana… però qualcosa non quadra. Per non saper né leggere né scrivere – come direbbe l’amico suo Salvuccio Montalbano – Lolita indaga… dapprima senza energia, quasi senza convinzione, sicura di ciò che troverà. Ma mentre impara controvoglia ad usare i social per necessità, s’imbatte in tracce di qualcosa di ben più grave della fuitina amorosa di un ventenne. Tracce che la portano dritta al Montenegro, tracce che evocano fantasmi di sangue che a Bari vecchia non si vedevano da un po’ e probabilmente nessuno li rimpiangeva.
E così, mentre l’Italia piange la sconfitta che la fa uscire dal Mondiale di calcio 2010, le donne di Bari vecchia si interrogano sulle sorti di un ragazzo pescatore con la passione e il talento per il calcio. E Lolita, divisa fra una cena e una puntata al mare, destreggiandosi tra amiche in vena di sfogarsi e amici un po’ troppo arditi, sente crescere dentro di sé la voglia di avere qualcuno accanto.
Vi è, in queste pagine, una contraddizione, un contrasto che rende particolarmente realistica questa storia: la contrapposizione tra due sofferenze, due struggimenti, due dolori. C’è un dolore superficiale, temporaneo, singolo come può essere quello per una breve storia finita, per una sconfitta calcistica, per un amante che ci ha traditi; poi c’è il dolore intimo, privato, totalizzante, straziante, quello della perdita, dell’irreparabile, dell’ineluttabile. Nell’ultima scena di questo libro questa differenza tra due dolori diversi, ma entrambi validi e veri, si coglie in tutta la sua potenza.
Giallo ciliegia è il secondo capitolo di questa bella serie briosa e agrodolce che conferma Lolita Lobosco come un personaggio solido, stabile, ben caratterizzato e capace di distinguersi nel già saturo panorama letterario italiano perché, a suo modo, peculiare e unica. Folcloristica, passionale, sincera, profondamente se stessa, Lolita Lobosco è l’emblema della sua città. E se è vero ciò che scrive Paco Ignacio Taibo II, che “ogni città ha il detective che si merita”, una città viva, verace, sanguigna come Bari non avrebbe potuto averne una diversa.
Libri della serie "Lolita Lobosco"
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