Oggi al Thriller Café il sole si insinua tagliente tra le veneziane che assicurano un’atmosfera noir al locale. Appostata di fianco alla finestra più grande, ci sono io con un’arma NERF impugnata (ndr. giocattolo con proiettili di gommapiuma). Ho il dito sul grilletto e mi sembra di avere tra le mani una Walter ppk, la pistola di James Bond: la mia preferita. Osservo con attenzione tra le fessure della tenda ed eccolo: sta passando un podista! Bum, bum, bum! Quando ero piccina, con il pollice e l’indice a ‘mo di pistola, giocavo sempre al “tiro al podista!”. Non credo che mio padre, podista e maratoneta da sempre, ne fosse entusiasta. Ma quanto mi divertivo!
Questa è la scena nostalgica che mi è balzata in mente quando ho visto la copertina del libro Fine della corsa di Claudio Paglieri… scrittore, giornalista e maratoneta.
Si tratta di un romanzo che ha per protagonista Marco Luciani, ex poliziotto e of course, maratoneta pure lui.
Siete curiosi? Bene, cari clienti del Thriller Café, mentre stiamo insieme appostati ad aspettare il prossimo corridore – caricate le armi! – vi dico qualcosa in più sulla trama e un mio pensiero di lettura sul romanzo, che, ve lo dico subito, mi è piaciuto tanto.
La trama: Marco Luciani è un ex poliziotto e vive a Barcellona. Ha una compagna e un figlio, Alessandro, e qualche rimpianto nel cassetto che tiene ben chiuso a chiave. Marco ha un lavoro part time: meno stress, meno impegni, più tempo per la famiglia e gli allenamenti. Con la scusa di partecipare alla maratona della “sua” Genova organizzata in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi, Marco torna per qualche giorno dalla madre e, chissà, magari incontra anche il vecchio compagno di polizia, il commissario Calabrò. Il cassetto dei rimpianti si apre facilmente e il protagonista viene messo di fronte a un omicidio e a una scomparsa di persona. Il passato e il presente del protagonista si intrecciano sfidandolo in una corsa che non è solo la gara sportiva: è il percorso delle scelte fatte negli anni, la sua storia. Quale sarà il primo passo di Marco?
Il mio pensiero di lettura: Fine della corsa è un romanzo scomodo. È scomodo perché porta il lettore a confrontarsi con il pregiudizio, ma anche con l’ipocrisia. È scomodo perché tutti, tranne il piccolo Alessandro, ci stanno un pizzico antipatici: la mamma petulante, la fidanzata opportunista, l’avvocata dell’ideologia e delle copertine patinate. È un libro scomodo perché ci porta nelle storie scomode dell’attualità e nei vicoli oscuri della vecchiaia. L’indagine di Marco Luciani è toccante, in molte parti tenera, divertente anche.
I passi del protagonista a volte sono vincenti, altre volte no, ma lui è determinato, conosce se stesso, il proprio corpo, le proprie azioni. Dopotutto, non è questa consapevolezza di sé che permette a un podista di portare a termine una maratona?
Vi ho incuriosito? Ai posti di partenza con il libro alla mano. Pronti e… via! E attenti al mio NERF! 🙂
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