Stav Sherez, inglese di Londra, ha pubblicato due romanzi a cavallo fra crime fiction e horror (editi in Italia da Newton Compton con il titolo “La giostra del diavolo” ed “Il monastero di Satana”) prima di aprire la serie di police procedural con protagonisti l’ispettore Jack Carrigan ed il detective Geneva Miller, di cui “Eleven Days” è il secondo romanzo.
E’ ormai diventato canonico nella giallistica inglese abbinare boy & girl nel team investigativo: da Tina Boyd e Mike Bolt di S. Kernick a Flint Lacey e Mark Joesbury di S. Bolton (ho appena letto il primo della serie, “Now you see me” del 2011, consigliatissimo!), e, per uscire da Londra, gli scozzesi Siobhan Clarke e John Rebus (del grande Ian Rankin) e Diane Fry e Ben Cooper (l’autore è S. Booth) nel suggestivo Peak District del Derbyshire.
Boy & girl come Jack Carrigan e Geneva Miller. Lui è il classico poliziotto con un passato non proprio felice (ha perso tragicamente la moglie), un po’ ribelle e mal sopportato dai superiori-burocrati, ma acuto, ostinato e rispettato dalla “truppa”. Lei è giovane ed inesperta ma assai tenace, con una discreta capacità di cacciarsi nei guai ma anche la grinta per cavarsi dagli impicci.
Dieci suore morte a seguito di un incendio doloso nella loro casa-convento in centro a Londra: tutte apparentemente sedute intorno al tavolo della cena, senza che nessuna tentasse di mettersi in salvo. Questo è il rebus che Carrigan e Miller devono risolvere, undici giorni prima di un Natale gelido e, fatto inconsueto per Londra, nevoso. Sherez, seguendo in questo la classica tradizione del giallo scandinavo, non si tira indietro nell’affrontare temi sociali piuttosto spinosi: in “Eleven Days” il mistero ha come ingredienti la prostituzione minorile dall’Est Europa, la lotta alla droga negli ambienti metropolitani, la connivenza fra autorità religiose e traffici illeciti ed addirittura lo sfruttamento schiavistico delle popolazioni indigene per arricchire le grandi compagnie minerarie in Perù (!).
Un bel rompicapo per Carrigan e Miller: quest’ultima riesce come da copione a mettersi nei guai in maniera stellare, con la sua testardaggine nel seguire una pista che i vertici della polizia le ordinano (in maniera piuttosto equivoca) di non seguire, e di cui pure Carrigan è poco convinto.
Anche se gli elementi del puzzle paiono a volte incastrati un po’ forzatamente, Sherez fa un ottimo lavoro nel tenere alta la tensione e nel rendere credibili i suoi personaggi, a partire dai due detective principali. Forse non originalissimi nel panorama della crime fiction inglese, ma comunque con una loro vita ed una loro personalità che, come lettore, ho trovato stuzzicante. E come Carrigan e Miller, anche gli altri personaggi chiave sono originali e dipinti con tratto sicuro e convincente.
“A Dark Redemption”, il primo romanzo della serie, era meno serrato nell’azione ma forse più originale in alcuni elementi della trama, soprattutto la connessione con l’Africa post-coloniale e con l’emigrazione attuale dall’Africa nella capitale britannica. “Eleven Days” è comunque godibilissimo, e spero che trovi spazio anche con una traduzione in italiano, che secondo me si merita.
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