Un delitto in un antica villa palermitana coinvolge la vecchia nobiltà siciliana nel nuovo romanzo dell’autore de: Il ballo degli amanti perduti.
Dopo il grande successo di critica e pubblica del suo precedente romanzo: Il ballo degli amanti perduti (Marsilio 2016, premio Racalmare Leonardo Sciascia 2016, premio La Provincia in Giallo 2017, premio NebbiaGialla 2017) Gianni Farinetti torna in libreria con il thriller Doppio silenzio, sempre per i tipi di Marsilio nella collana Lucciole.
L’autore piemontese ha deciso stavolta di ambientare il romanzo in Sicilia, a Palermo, dove viene ritrovato cadavere Pietro Cavau, un noto imprenditore locale che aveva appena acquistato una vecchia villa diroccata con uno storico giardino appartenuta a una nobile famiglia palermitana. L’acquisto era stato giustificato dall’uomo con l’obiettivo di riportare all’antico splendore una tenuta storica per la città di Palermo.
Dopo l’incipit in cui viene accennato del delitto, la trama si concentra sulla storia del protagonista, Sebastiano Guarienti, in volo verso Palermo per partecipare al matrimonio di un amico con una ragazza di famiglia molto facoltosa.
All’inizio il soggiorno sarebbe dovuto durare lo spazio di un weekend ma poi un incontro quasi irreale mentre sta per recarsi in aeroporto fa decidere a Sebastiano di rimanere sull’isola. A Palermo Sabastiano incontra dei vecchi amici a cui è molto affezionato come la principessa Consuelo Blasco-Fuentes, l’aristocratico Vences e i membri della famiglia della sposa, i Galvano, tra i quali i giovani gemelli Diego e Giulia, due giovani il cui carattere eccentrico e sfuggente lascia turbato Sebastiano che ne subisce il fascino ammaliatore.
La città di Palermo evoca in Sebastiano ricordi agrodolci legati all’amore giovanile per un ragazzo di nome Nicola. Il ricordo di quella storia passionale e l’impressione di averlo rivisto in una stradina del centro, finisce per proiettare il protagonista in un vortice conturbante, in bilico tra splendore e desolazione, magnificenza e cupezza, nei labirinti di una delle più contraddittorie e misteriose città del nostro paese.
Farinetti con il suo stile aulico e impeccabile sceglie di raccontare Palermo mettendola al centro della trama come protagonista del romanzo stesso, per farlo però, ricorre a fatti storici spesso abusati – “gli immani palazzoni di via Belgio” – scellerata decisione politica di spolpare la Conca d’Oro” – più simili a dei veri e propri stereotipi sul come raccontare la città. Appare difficile inserire le descrizioni della narrazione della Palermo di questo romanzo attualizzandola alla realtà della città di oggi, ma questa sembrerebbe una precisa scelta stilistica dello scrittore che ha adattato l’ambiente alla storia ai personaggi che sembrano usciti da un epoca storica assai lontana dai nostri tempi.
La trama, che sembra far da contorno ai vizi e ai lazzi degli ultimi vecchi gattopardi siciliani, non decolla mai, imbrigliata da dialoghi futili e ridondanti di personaggi poco incisivi che non hanno molto da dire. Il ritmo è lento per buona parte del romanzo e fatica a trascinare il lettore pur destandone la curiosità, più per gli intrecci amorosi a dir la verità, che per le cronache dei fatti delittuosi.
Dal romanzo emerge alla fine una Palermo, tra nobili più o meno decaduti, antichi palazzi in rovina e ricche famiglie alto-borghesi con le sue violente contraddizioni e i suoi paradossi, la bellezza e, allo stesso tempo, la devastazione del suo patrimonio storico, mentre la parte giallistica risulta trascurata e a tratti incongrua.
Come già accennato l’autore si sofferma sulla appassionata ma breve storia d’amore del Guarienti con Nicola; ne ripercorre i passaggi, le emozioni e i luoghi con uno sguardo nostalgico e quasi di rammarico. Molta attenzione e poi dedicata ai tanti personaggi di una nobiltà decaduta e di una borghesia rampante; sorrisi, moine, manie, invidie e rancori mai sopiti di insopportabili snob di cui pure il protagonista, ad un certo punto, si stufa. Così come viene dato ampio spazio alle descrizioni delle antiche ville nobiliari che circondano Palermo e che, in gran parte, versano in un stato di abbandono pietoso. Viene raccontato il bello dei palazzi e il dramma della loro rovina e pur senza approfondire le cause si intuiscono le responsabilità dell’aristocrazia e della borghesia siciliane del XIX e nel XX secolo, che vengono raccontate nel romanzo.
Non mi sento di consigliare questo libro ad un amante del thriller pur avendone apprezzato l’eleganza della scrittura e l’ambientazione molto caratteristica.
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