Il tribunale degli uccelli – Agnes Ravatn
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Allis Hagtorn, starlette televisiva alla ricerca di una via di fuga da uno scandalo, risponde ad un annuncio di lavoro come domestica dell’enigmatico Sigurd Bagge, e si trasferisce in un fiordo norvegese lontanissimo dalla capitale e dall’attenzione mediatica.
La natura incontaminata, il silenzio rotto solo dagli uccelli, la casa e il giardino dei quali Allis deve prendersi cura sono all’inizio una sfida che occupa il suo tempo e i suoi pensieri, ma ben presto il fascino silenzioso di Sigurd si fa strada nelle giornate di Allis, e con esso cominciano le domande: perché un uomo giovane si è ritirato lontano da tutto? Quale segreto nasconde dietro il suo comportamento? Di cosa vive, da dove viene?
La via di fuga dallo scandalo si trasforma in una lenta opera di conquista, sullo sfondo dei misteri che si riveleranno, nelle pagine finali, nella loro interezza.
Il tribunale degli uccelli è un romanzo molto ben scritto: in particolare la natura, testimone e giudice della vicenda, è descritta con eleganza rarefatta, talvolta onirica. I dettagli del giardino che lentamente riprende a vivere, la vegetazione che germoglia, le grida degli uccelli e la profondità delle acque del fiordo sono raccontate con grande cura attraverso una scrittura sobria e raffinata.
Allis e Sigurd sono gli unici elementi estranei in una dimensione naturale di tempo sospeso, un’atmosfera quasi mitologica che si rafforza attraverso i racconti di Allis sulle saghe norreniche, ed il titolo stesso del romanzo pare alludere a questo elemento di estraneità: due esseri umani imperfetti alla ricerca di risposte sul loro passato e forse alla ricerca di un futuro, osservati e giudicati da una natura magica e imperturbabile, per certi aspetti impietosa.
Il romanzo è un thriller psicologico, che si gioca tutto su piccole situazioni quotidiane, su sguardi e silenzi: il crimine non viene mai raccontato, quindi potrebbe essere già accaduto come potrebbe essere qualcosa che accadrà, Agnes Ravatn gioca tutto su questa aspettativa che si realizza (o forse no) nelle ultime pagine pagine del racconto. L’autrice costruisce con pochissimi elementi una storia nella quale si possono trovare palesi omaggi al cinema di Hitchcock – sicuramente Gli uccelli, ma per alcuni versi anche a Rebecca la prima moglie – con alcune suggestioni che potrebbero richiamare le Cime Tempestose di Emily Bronte .
Il rapporto tra Allis e Sigurd cresce lentamente attraverso piccolo gesti e dialoghi molto essenziali, ma – anche se il punto di vista è quello di Allis – sé Sigurd l’elemento focale del racconto: questa lentezza non è il limite del romanzo, né l’assenza di episodi eclatanti, che al contrario, per il tipo di scelta stilistica, potrebbero essere il punto di forza della storia.
Quello di cui soffre questo romanzo comunque interessante – per atmosfere e scrittura – è proprio l’elemento di tensione, anche erotica: manca un po’ di nero alla storia, gli scandali pian piano rivelati non sono poi così scandalosi, Allis dovrebbe essere una femme fatale ma è più vicina alla protagonista di un romance che di un thriller (e il cinico lettore di thriller storce il naso davanti a un potenziale happy ending), Sigurd è inquietante, ma non veramente inquietante. E nemmeno la situazione “potenziale vittima/potenziale killer in mezzo al nulla” è realmente disturbante. In tutto ciò, è l’elemento naturale quello in grado di trasmettere maggiormente un senso di disagio, di inquietudine, una presenza ingombrante che osserva con distacco le vicende umane dei due protagonisti.
Il finale è una perfetta rappresentazione di questa sorta di sdoppiamento: se la storia di Allis e Sigurd si chiude in modo tutto sommato abbastanza prevedibile, si ha la sensazione che sia la Natura colei che emette la sentenza sulla vicenda umana, richiudendosi sui due estranei come le acque profonde del fiordo per riprendere il suo corso scandito da ritmi millenari, esecuzione della sentenza emessa da un tribunale di uccelli.
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