Donne e noir, un binomio classico, forse anche abusato. Otto Penzler ha deciso di usarlo come tema per un’antologia che vede tra i vari autori pesi massimi del calibro di Jeffery Deaver, Micheal Connelly, Elmore Leonard e John Connolly. Il libro l’ho comprato con grosse aspettative, ma non mi ha convinto molto.
Sono io che sono di gusti difficili o il resto del mondo non ne capisce niente di thriller? Bah, non ho la presunzione che sia vera la seconda ipotesi, ma resto dell’idea che la qualità complessiva sia molto inferiore a quanto fosse lecito aspettarsi. Vado ad analizzare brevemente i racconti…
Ed McBain: interessante, non scontato, anche se un po’ perfettibile nel finale; in ogni caso, non male.
Jeffery Deaver: lo stesso racconto presente nell’antologia Einaudi “The Dark Side“: non ne avevo parlato bene allora, il giudizio resta chiaramente lo stesso.
Michael Connelly: infila Harry Bosch e Terry McCaleb in un racconto che svela il loro primo incontro. Il titolo, “Cielo Azul“, sicuramente farà drizzare le orecchie a chi conosce bene la bibliografia dell’autore. Non svelo di più, mi limito a dire che lo scritto è nello stile tipico di Connelly, ma forse un po’ compresso in poche pagine.
Nelson DeMille: storia ambientata in Vietnam; ottimo ritmo e impareggiabile conoscenza della materia trattata, ma finale irrisolto che non a tutti piacerà; classica chiusura che dice “è andata così, ma non chiedetemi perché”.
Joyce Carol Oates: una lettera delirante e minatoria. Ho detto tutto? Mi sa di sì. Inutile.
Walter Mosley: uno dei migliori del lotto, anche e soprattutto per la caratterizzazione del protagonista; un po’ incasinato nel prefinale, però nel complesso apprezzabile. Mi è piaciuto.
Jay McInerney: boh! Se qualcuno me lo spiega…
Thomas H. Cook: quando si dice avere stile. La vicenda non è niente di particolare, ma è intrisa di atmosfere, di un senso di ineluttabilità e di sofferenza non comune. Triste, ma ben fatto.
Anne Perry: già di un suo racconto ero rimasto insoddisfatto nell’antologia “Morte per oroscopo“. Questo in “Donne pericolose” forse è anche peggio.
Elmore Leonard: un grande scrittore, e almeno per lui sono d’accordo con la classifica degli scrittori di crime pubblicata dal Times. Il racconto che è proposto nell’antologia è scanzonato e tuttavia specchio di un’America fatta anche di giovani criminali e ragazzine stupidamente innamorate.
Ian Rankin: idea originale in sé, ma non so fino a che punto ci sia verisimiglianza nel finale. Comunque, meglio alle prese con l’ispettore Rebus.
S.J. Rozan: così così. Sicuramente è gestito bene, ma non dubito che me lo scorderò in fretta, vista la trama tutt’altro che innovativa.
Andrew Klavan: del suo “Non dire una parola” ho proposto il bell’incipit l’altro giorno. Adesso lo ritrovo a narrare una storia che tange il BDSM con molta intelligenza e ottima gestione della suspence. Lo promuovo anche stavolta, soprattutto per il finale.
John Connolly: sono un fan di Connolly, ma questo racconto mi ha deluso. E’ datato, retrò – se vogliamo, e si capisce la piega che prende dopo pochissimo. Sicuramente c’entrano anche i miei gusti personali, ma è proprio il tipo di storia che trovo da evitare assolutamente. Peccato.
Volendo dare un giudizio complessivo al volume, posso parlare di una sufficienza, ma visti i nomi coinvolti mi sarei aspettato sicuramente di più. Resta in definitiva confermato il fatto che le antologie con racconti tutti belli sono difficilissime da trovare, ma continuerò a cercare…
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