Delitti di gente qualunque – Loriano Macchiavelli

Delitti di gente qualunque – Loriano Macchiavelli

Serie: Sarti Antonio
Editore: Mondadori
Redazione
Protocollato il 24 Febbraio 2009 da Redazione con
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Il nuovo libro di Loriano Macchiavelli s’intitola “Delitti di gente qualunque” ed esce in questi giorni per Mondadori. Sarti Antonio è di nuovo in scena e si conferma uno dei più amati poliziotti della narrativa italiana.

Dopo una lunga attesa, ritroviamo Sarti in una veste che mescola la consueta malinconia a una consapevolezza più matura. Nonostante gli anni passino e Bologna sia cambiata, il sergente resta fedele a se stesso: un uomo comune che si muove in un mondo sempre più complicato, accompagnato dai soliti comprimari come l’ispettore Raimondi Cesare, Settepaltò e l’immancabile “talpone” Rosas. In questo volume, Macchiavelli decide di legare a doppio filo la cronaca nera contemporanea con una pagina oscura e affascinante della Seconda Guerra Mondiale.

La trama di “Delitti di gente qualunque” si mette in moto quando un fotografo noto come “Duescatti” e il ricercatore Rosas incappano in una strana annotazione a matita su un vecchio libro. Il messaggio rimanda a quattro ville storiche bolognesi e a un furto di radium avvenuto all’ospedale Sant’Orsola nel luglio del 1944 per mano dell’esercito tedesco. Quello che sembra un semplice studio storico diventa letale quando “Duescatti” viene trovato morto a Casa Beroaldo in circostanze impossibili: il corpo giace schiacciato sul pavimento mentre la sua immagine speculare appare stampata sul soffitto. Sarti Antonio si trova proiettato in un’indagine enigmatica che lo conduce fino alla Rocchetta Mattei, castello fiabesco ed esoterico appartenuto al conte Cesare Mattei, custode di segreti che molti vorrebbero ancora oggi mantenere sepolti.

Analizzando il romanzo, ho trovato superba la capacità di Macchiavelli di valorizzare il territorio. La Rocchetta Mattei non funge solo da sfondo, ma diventa il cuore pulsante del mistero, un labirinto architettonico che rispecchia la complessità della trama. Il pregio maggiore del libro è l’atmosfera: l’autore sa come trasformare la storia locale in un racconto universale di avidità e mistero. La figura di Rosas è qui fondamentale, agendo come vera mente investigativa mentre Sarti gestisce il lato umano e pratico di un’indagine che lo mette a dura prova. La prosa è colta, ricca di riferimenti, ma mantiene quella schiettezza tipica della serie.

Sotto un altro aspetto, la narrazione soffre di alcuni momenti di stanca. In certi passaggi, l’autore sembra quasi dimenticarsi del genere giallo per trasformarsi in un esperto di storia e architettura, rallentando eccessivamente il ritmo dell’indagine. L’enigma della camera chiusa iniziale, pur essendo intrigante, trova una risoluzione che potrebbe lasciare i puristi del genere leggermente insoddisfatti. La sensazione è che il mistero principale serva più da pretesto per condurre il lettore alla scoperta di luoghi meno noti dell’Appennino, rendendo il volume a tratti più simile a una guida narrativa che a un noir serrato.

Si tratta comunque di un’opera preziosa per chiunque voglia ritrovare il sapore autentico del giallo italiano d’autore. Lo consiglio a chi ha seguito la crescita di Sarti sin dagli anni Settanta e a chi subisce il fascino delle dimore storiche cariche di ombre.

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