Sarti Antonio: caccia tragica – Loriano Macchiavelli

Sarti Antonio: caccia tragica – Loriano Macchiavelli

Serie: Sarti Antonio
Editore: Einaudi
Giuseppe Pastore
Protocollato il 12 Giugno 2009 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1162 articoli
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E’ da poco uscito per Einaudi una riedizione di un libro di Loriano Macchiavelli che, come già il titolo “Sarti Antonio: caccia tragica” chiarisce, vede protagonista il suo fidato sergente della Questura di Bologna. Il volume era già stato pubblicato nel 1981 nel Giallo Mondadori, e che Einaudi abbia deciso di ristamparlo è una notizia che sicuramente farà felici i fan di Macchiavelli, e in generale tutti gli amanti del genere.

In questo romanzo Macchiavelli decide di trascinare il suo sergente fuori dal suo habitat naturale, la questura di Bologna, per gettarlo in un ambiente ostile e acquatico.

La trama di “Sarti Antonio: caccia tragica” inizia con l’ennesima fregatura servita dall’ispettore capo Raimondi Cesare. Con la scusa di un incarico di massima fiducia, Sarti viene spedito nelle valli per proteggere una signora della buona società, Germana Tattini. Il sergente finisce letteralmente in ammollo, nascosto dentro una botte da caccia immersa nell’acqua, in attesa di un pericolo che non tarda ad arrivare. Nonostante l’appostamento, la donna viene uccisa proprio sotto il suo naso. Depresso e umiliato, Sarti si ritrova invischiato in una torbida vicenda di speculazione edilizia che minaccia l’ecosistema delle valli. Solo la spinta di una giovane ragazza bionda e i consueti lampi di genio di Rosas lo convinceranno a non abbandonare l’indagine.

La descrizione ambientale di questo capitolo è la cosa migliore del libro. La “Valle” non è solo uno sfondo, ma la vera protagonista assoluta con le sue tinelle nascoste tra le canne, la nebbia che cancella i confini e i ponti di Comacchio. La capacità di Macchiavelli di rendere il freddo e l’umidità è tale da far sentire al lettore lo stesso disagio fisico del protagonista. Il contrasto tra la bellezza malinconica del paesaggio e lo squallore degli interessi economici legati al cemento è reso con una lucidità politica notevole.

Sotto un altro aspetto, si avverte un certo appiattimento della trama gialla. Il ritmo è meno serrato rispetto agli esordi e la componente comica, solitamente affidata alle interazioni con Felice Cantoni e alle sventure gastriche del sergente, appare qui più spenta. Sarti sembra quasi rassegnato alla sua mancanza di acume, delegando quasi totalmente la parte logica al “talpone” Rosas. Questa stanchezza narrativa riflette forse il clima di disillusione dei primi anni Ottanta, ma rischia di rendere la lettura meno coinvolgente per chi cerca l’energia dei primi volumi.

Resta un noir d’atmosfera potente, capace di raccontare un’Italia che sta cambiando faccia attraverso il sacrificio dei suoi angoli più selvaggi. Lo consiglio a chi ama le storie dove il paesaggio parla quanto i personaggi e a chi vuole vedere Sarti Antonio misurarsi con il fallimento professionale più bruciante della sua carriera.

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