«Sono nato a Milano. L’11 luglio del 1959. Ma sono pugliese.» È così che si presenta, sul suo sito personale, il nostro “giallista per passione” (così si definisce lui) Paolo Regina. E questo perché, lui stesso ci rivela in un’intervista, vuole fermamente ribadire quanto sia orgoglioso delle sue origini… «noi siamo il luogo da cui proveniamo e ogni volta che torno in Puglia mi commuovo perché capisco ogni pietra, ogni albero, ogni sfumatura del colore del cielo della mia terra e capisco che io sono la mia  terra…»

Dopo essersi trasferito, nel 1965, da Milano a Bisceglie, luogo di origine della sua famiglia, vi rimarrà fino a dopo il diploma quando andrà a Ferrara per frequentare la facoltà di Giurisprudenza. Dopo essere stato per due anni ufficiale di complemento della Guardia di Finanza, prestando servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, lavorerà per molti anni come dirigente nel mondo delle associazioni di categoria e contemporaneamente ricoprirà incarichi di docenza in marketing e comunicazione alla facoltà di lettere dell’Università di Ferrara. Attualmente è Direttore Generale della Confcommercio di Cremona. Ha pubblicato diversi testi di marketing e saggi di vario genere.

Le sue grandi passioni sono due: una è la musica infatti è un chitarrista, adora il rhythm & blues e negli anni ’80 è stato componente della band The Backstreets e l’altra sono i libri gialli. Si è avvicinato alla scrittura gialla, però, solo di recente quando nel 2018 per SEM ha pubblicato Morte di un antiquario (la prima indagine del capitano De Nittis). I notevoli riscontri positivi ottenuti da questa sua prima pubblicazione hanno dato origine ad una serialità e quindi nel 2020 esce Morte di un cardinale.

Ora, cari avventori del Thriller Café sempre attenti alle novità in libreria, recensisco qui per voi Da quanto tempo non piangi, Capitano De Nittis? (SEM, 2021).

Chi è il capitano De Nittis? Gaetano De Nittis, capitano del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria, è un uomo un po’ anarcoide, parecchio insofferente alle gerarchie e alle imposizioni delle autorità, con delle caratteristiche e manie piuttosto particolari: adora la musica ed in special modo il blues (ha una serie di playlist ascoltando le quali spesso trova ispirazione per le sue scelte lavorative e personali), ha un’idiosincrasia per la macchina (infatti si muove per Ferrara sulla sua mitica bicicletta Bianchi), non ama, causa esperienze precedenti, legami amorosi stabili e duraturi anche se è un giovane uomo parecchio apprezzato da “l’altra metà del cielo”. È un pugliese trapiantato a Ferrara che ancora non si è inserito in quel contesto così diverso dalle sue abitudini. Infatti da buon meridionale è decisamente estroverso, solare, ironico e legato alle sue tradizioni anche culinarie (odia infatti i cappellacci di zucca che sono un piatto tipico emiliano) a tal punto che per “sopravvivere” si fa inviare dagli amici pugliesi generi di prima necessità quali le friselle, i pomodori secchi, i fichi secchi… Anche al clima è insofferente infatti «d’origine pugliese, era abituato a lunghe estati afose, lenite dalle brezze di levante, e a dolci autunni, pieni di colori. Invece gli erano toccate in sorte l’umidità e le nebbie ferraresi».

Riceverà l’incarico in Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis? di sorvegliare, durante il concerto tenuto presso la biblioteca Ariostea di Ferrara dalla violinista giapponese Ayame Shimizu, un preziosissimo e antico violino. Si tratta dell’inestimabile Guarneri del Gesù: un esemplare  rinvenuto da poco a Cremona durante la ristrutturazione della casa dell’ex gerarca fascista Farinacci da parte del nuovo proprietario l’architetto Giangi Valdemagni. Ma le cose andranno storte e il prezioso violino gli verrà “soffiato” da sotto il naso da una finta guardia giurata e un incontro/scontro con la sedicenne Chiara gli sconvolgerà la vita… A complicare la situazione già molto problematica per De Nittis ci si metterà pure il suo storico antagonista: Cuviello il capitano dei Carabinieri di Ferrara. Quest’ultimo, un uomo di scarsa intelligenza ma di grandi raccomandazioni, trovandosi a dover risolvere l’enigmatico caso di omicidio di un uomo anziano ritrovato, all’interno di un sacco della spazzatura, brutalmente massacrato e decapitato e non sapendo che pesci pigliare si rivolgerà al “nostro” convinto che solo il suo acume e la sua ferrea logica potranno dare una svolta al caso…

Riuscirà anche questa volta Gaetano De Nittis a riportare equilibrio e giustizia in questa cittadina emiliana?

Con la figura del capitano De Nittis Paolo Regina introduce nel panorama giallo italiano un personaggio decisamente particolare e appartenente a un corpo di polizia, quello della finanza, che nell’immaginario collettivo risulta quasi sempre ”a priori” antipatico ma che lui  rende, agli occhi del lettore, empatico, umano e profondamente etico. Inoltre lo contrappone ad un altro straordinario personaggio il suo antagonista Cuviello quasi a voler, con queste due figure, rappresentare le luci e le ombre della nostra società dove a fianco del bravo professionista, incorruttibile, con un alto senso della moralità e della giustizia troviamo anche chi ricopre un ruolo senza meritarlo solo perché le forti raccomandazioni ottenute da chi lo “sponsorizza” gli permettono di bypassare trafile, graduatorie, concorsi…

Oltre a De Nittis e Cuviello, Regina dà spessore e tridimensionalità a tutti gli altri personaggi consegnandoci l’adolescente Chiara con il cinismo, le problematiche, le fragilità e le “non certezze” tipiche di quell’età; una Nives solare, romagnola a 360 gradi, moderna perché non disdegna di palesare i propri sentimenti nei confronti di Gaetano; il giornalista e amico Gianni Bonfatti che funge, per il nostro capitano, da guida come un “Virgilio” che lo aiuta, da originario di Ferrara quale è, a decodificare mentalità e intrecci di una cittadina che lui ancora non conosce bene…

Un altro personaggio fondamentale per i gialli del nostro Regina è senz’altro Ferrara (e in quest’ultimo romanzo anche Cremona) che rappresenta un po’ tutte le città provinciali del Nord Italia prevalentemente borghesi, di mentalità chiusa e poco disponibili verso chi non può esibire il pedigree locale, dove spesso si concentrano perbenismo, false cortesie e sorrisi che sono in realtà solo il frutto di convenzioni sociali e dove si mostra “agli occhi del mondo” solo il salotto buono «omettendo di mostrarci i bacarozzi in cucina».

E come dimenticare la musica? Presente a tutto tondo nella vita del nostro scrittore ma anche in quella del suo, un po’ alter ego, capitano De Nittis che profondamente inserito nel mood del blues si fa condurre per mano, a volte anche per scelte importanti, dalla casualità della musica come ad esempio quando profondamente indeciso se dare, o meno, una mano a Cuviello il brano che parte random dalla sua playlist e cioè “Help The Poor di B. B. King ed Eric Clapton” non gli lascia dubbi… (una curiosità: su Spotify Paolo Regina ha inserito una playlist denominata “De Nittis blues” dove sono raccolti tutti i brani citati nei tre libri finora pubblicati).

Straordinari sono, a mio avviso, i dialoghi che sono dinamici, brillanti, ironici e ritmati e che mutano di registro a seconda del personaggio che in quel momento è sulla scena.

Con un linguaggio semplice e immediato il nostro scrittore ci consegna un giallo perfettamente inseribile sulla scena del giallo classico (alla Simenon per intenderci) dove De Nittis/Maigret è un eroe/non eroe, un investigatore deduttivo che alla fine di ogni storia ristabilisce equilibrio, armonia e giustizia ma dove la trama non è solo moderna ma è addirittura contemporanea in quanto si tratta di una storia 2.0 (e chi lo leggerà se ne accorgerà).

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Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis?
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