E’ raro che al Thriller Cafè si parli di altri generi letterari, a memoria non ricordo d’aver recensito in precedenza libri che non fossero thriller/gialli/noir. Ma stavolta faccio un’eccezione, perché il romanzo merita e perché le regole del locale le ho fatte io e posso infrangerle come e quando mi pare. Eccovi quindi “Melodia”, e non quella solita del vecchio jukebox che fa da sottofondo in questo locale, ma quella di Daniele Bonfanti (e se non sapete chi sia, è meglio che v’andiate a informare).
“C’è una struttura (una partitura) e ci sono dei profumi (qualcosa che puzza di complotto cosmico), nonché delle sconcertanti possibilità che dietro un plot di assoluta originalità e di complesso magma sulfureo, ci siano pure delle verità nascoste niente affatto incredibili.”
(dalla postfazione di Danilo Arona)
Melodia è la storia di Mattia, musicista dei giorni nostri che non riesce a portare a termine la composizione a cui sta lavorando. La persona che stava scrivendo la canzone con lui non dà notizie di sé da giorni e lui non riesce a terminare il pezzo da solo. Brano che diventa un’ossessione. Indagando sul proprio passato, Mattia trova dei punti oscuri, che a catena lo portano a scoprire che la sua canzone era già apparsa nella Storia. Nella Venezia di Giacomo Casanova, e durante la Crociata contro i Catari e il processo ai Templari, a Verona al tempo del Malleus Maleficarum, nella Normandia del decimo secolo, nella Gerusalemme precristiana… E quando mette insieme i pezzi si trova di fronte a una verità antica, inimmaginabile e devastante, a una strana dark lady che forse lo aiuterà, ai gatti, e alla necessità di combattere e spargere parecchio sangue se vuole scoprire davvero come finisce la canzone.
Lo dico subito, in questa recensione non leggerete le seguenti parole: partitura, accordo, pentagramma e altra roba che richiama concetti musicali. Il motivo è semplice: non è che non ci stiano bene, ma sarebbe troppo facile infilarceli, anche per uno il cui rapporto con la musica si estrinseca quasi solo nel canticchiare oscenamente le bachate degli Aventura sotto la doccia. Non uso queste parole perché vengono da sole, il libro te le tira fuori anche se non ne conosci il significato più recondito, quello vero, magico. Se le usassi sarebbe scontato. Quindi niet, poiché devo scrivere qualcosa di personale l’unica parola attinente al mondo delle 7 note che ho deciso userò è “pianoforte”, giusto per non fare proprio l’estremista. Ok? Immaginatene allora uno grosso, di quelli a coda, e immaginate di esserci stati ficcati dentro. Bene. Ora io spingo il pianoforte in una discesa e lui corre, un sacco veloce, e voi dentro, senza possibilità di uscirne. Questa è la prima cosa che voglio sottolineare.
La storia di Mattia viaggia a ritmo spedito fin da subito, e a mano a mano che la lettura prosegue accelera sempre più. E’ il presupposto fondamentale di ogni buon libro: una trama che sappia accalappiare il lettore coniugata a una scrittura che a essa è funzionale, che l’asseconda, che non si compiace di se stessa ma si mette al servizio della storia senza rinunciare a essere elegante. Padroneggiare questi due elementi portanti significa tenere incollato alle pagine il lettore, e Daniele Bonfanti dimostra di saperci fare con entrambi. Tanto sicuro e icastico nell’esposizione quanto potente e immaginifico sul piano creativo, l’autore imbastisce un intreccio che riesce a contemplare una sorprendente numerosità di spunti senza che nessuno paia di troppo, discoprendoli poco alla volta in un tourbillon di eventi che abbraccia un arco temporale lunghissimo eppure non diluente. Adrenalinico in più d’un passaggio, il ritmo lascia poco spazio alla riflessione fino al prefinale in cui la chiave del mistero viene svelata, la Melodia compresa nella sua interezza. Qui la corsa si ferma, per poi riprendere con una spinta differente nel finale, non quella della ricerca cieca e affannata ma quella dello slancio consapevole, scevro di concitazione ma non per questo di pathos.
“Melodia“ è un libro che – come accenna anche il grande Danilo Arona nella postfazione – palpita della forza dirompente di idee diverse. Se volessimo essere ipercritici, potremmo dire che sono compresse in poco spazio e che soffocano un po’ la psicologia del protagonista. Ma stiamo cercando il classico pelo nell’uovo e ritengo piuttosto evidente che sia stata scelta ragionata dell’autore preferire dare spazio al fiume in piena degli accadimenti, protagonisti più di Mattia che pur se personaggio extra-ordinario è comunque sovrastato da forze ben più grandi della sua. E poi lasciatemelo dire: c’è bisogno di idee fresche, davvero, e in quest’opera ce ne sono di inaspettate a profusione. Non ve le svelo e non vi rovino la sorpresa, ma dovete credermi. E poi del resto se frequentate il Thriller Cafè è perché vi fidate del barman, no? E allora statemi a sentire, prendetevi un momento di gusto alternativo alle proposte usuali che vi faccio, sconfinate nel fanta-horror e leggete “Melodia”. Ne vale proprio la pena.
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