Città in fiamme di Don Winslow, recensione

Si chiama “Città in fiamme” l’ultimo libro di Don Winslow che esce per HarperCollins (traduzione di Alfredo Colitto). E, ve lo dico subito, è un grande romanzo. Una splendida gangster novel, prima parte di un’annunciata trilogia che si completerà con “Città di sogni” e “Città in cenere”, che saranno il seguito di quest’opera.

Winslow ci parla del suo Rhode Island, lo Stato in cui è nato e cresciuto, nel cuore del New England, terra di immigrazione, soprattutto di immigrati italiani e irlandesi, che venivano nella capitale Providence (il cui nome evocativo ci riporta ai pilgrim fathers) a lavorare nelle fabbriche, nei cantieri navali e nei porti. Ambientata negli anni Ottanta, “Città in fiamme” ci parla di un’epoca che non c’è più. La Providence in cui spadroneggiavano le bande di italiani e irlandesi, guidate da Pasquale Pasco Ferri e Martin Ryan, che gestivano il racket del commercio, le principali attività economiche, i sindacati e garantivano, a modo loro certamente, l’ordine pubblico. Lo facevano sostanzialmente in pace, in virtù di accordi che permettevano a “mangiapatate” e “mangiaspaghetti” di dividersi gli affari quasi da fratelli, rispettandosi vicendevolmente.

Tutto questo però un giorno finisce. Le nuove generazioni rampanti dei Moretti e dei Murphy che succedono ai vecchi capi non tollerano più la convivenza, ma vogliono mostrare i muscoli e primeggiare. Danny Ryan, il figlio del vecchio Martyn, uomo tranquillo e quasi riservato, poco incline agli atteggiamenti muscolari, non vuole la guerra ed è contrario alla veemenza dei giovani che vogliono tutto e subito. Winslow ci propone nella sua storia proprio il punto di vista di Danny, che alla fine emergerà come leader “mite” della mafia irlandese, quasi a volerci suggerire che nel mondo di oggi siamo stufi di leader tracotanti e prepotenti, ma abbiamo bisogno di un po’ di normalità.

Città in fiamme” è una struggente e meravigliosa epopea che celebra un mondo di valori perduti. Se avete visto “The Goodfellas” di Martin Scorsese, sappiate che questo libro ve lo ricorderà molto. Credo sia impossibile non paragonare Danny Ryan all’Henry Hill interpretato da Ray Liotta, difficile non cedere al suo fascino da boss dal volto umano. Ci sembra quindi doveroso rendere omaggio a “Il delitto paga bene”, romanzo di Nicholas Pileggi dal quale il film è tratto, che racconta la vita del vero Henry Hill, personaggio realmente vissuto e nel quale troviamo molto del Danny Ryan de “Città in fiamme”.

Winslow si conferma grande scrittore. La sua prosa è allo stesso tempo piacevole e molto scorrevole, poco incline alle lunghe descrizioni barocche, più portata a flash che costruiscono intere ambientazioni e danno molto bene l’idea del contesto. I personaggi sono meravigliosamente caratterizzati dalle descrizioni di un io narrante che, fin da subito, prende le parti di Danny Ryan. Il registro lievemente ironico, senza esagerazione, contribuisce a farci appassionare a un intreccio costruito con grande mestiere. I dialoghi sono sicuramente il pezzo forte della narrazione. Asciutti, puliti, spietati.

Città in fiamme”, i cui capitoli sono sempre introdotti da citazioni dell’Eneide, a volerci ricordare la dimensione quasi epica del racconto, è un inno nostalgico ai valori senza tempo che si sbriciolano o rischiano di farlo nel mondo moderno. Ma lo è senza retorica, senza piagnistei e la nostalgia non è mai fine a sé stessa, ma cerca sempre di immaginare un futuro possibile. Il mestiere di Danny è proprio questo: far sopravvivere vecchi valori in un mondo che cambia, ma non rimpiangendo inutilmente il passato, ma sforzandosi continuamente per trovare una strada praticabile. Ne esce fuori un eroe mite e normale, nel senso nobile di questo aggettivo. Un eroe che odia la guerra, che rispetta il suo popolo, senza stupidi miti della forza. E ci ricorda, come diceva il poeta, che beati sono i popoli che non hanno bisogno di eroi. Non resta che aspettare con trepidazione il resto della trilogia.

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Don Winslow, Città in fiamme
  • Winslow, Don (Author)