Chimere – Sara Vallefuoco
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Un giallo storico, una storia densa, sapientemente costruita, perfettamente ambientata nel luogo e nel periodo scelto dall’autrice: la Roma all’alba del Ventevasimo Secolo. La narrazione infatti prende avvio nella sera di San Silvestro del 1899 e si sviluppa nelle settimane successive. Una storia che non ha paura di affrontare due tabù dolorosamente radicati nella società dell’epoca, non solo in Italia. Al centro della vicenda campeggia Amelia, infermiera diplomata che ha l’ardire di frequentare la facoltà di medicina, con l’assurda ambizione di diventare medico. Naturalmente è circondata dal sarcasmo, deve vedersela con pregiudizi e ostacoli: per ascoltare le lezioni, può entrare in aula solo dopo che tutti i colleghi maschi si siano accomodati. Non può assistere alle autopsie, a causa della nudità dei cadaveri. Ma Amelia, piemontese, è decisa a farcela e per studiare all’Università di Roma, l’unica dove le donne sono accettate nella facoltà di medicina, ha accettato di sposare l’ufficiale dei regi Carabinieri Pierre Ghibaudo che, dopo un lungo servizio in Sardegna, proprio a Roma è stato destinato. Si tratta di un matrimonio puramente formale. A lei è servito per arrivare a Roma, a Ghibaudo per celare la propria omosessualità, inammissibile per chiunque, inconcepibile per un militare, altro pesante tabù dell’epoca. Tra i due esiste però un rapporto di solidarietà e comprensione. Per l’ultimo San Silvestro del XIX secolo i coniugi Ghibaudo sono ospiti in via del Babbuino dell’altolocata famiglia Moretti, della quale è rampollo Fabio, commilitone e amico di Pierre. I festeggiamenti sono appena all’inizio quando bussa alla porta Nina, una giovane sartina che conosce Amelia e sapeva di trovarla in quella casa. Ha bisogno di lei perché in via della Vite, dove si è recata per dare gli ultimi ritocchi all’abito che la gentildonna Ilde Mariani avrebbe dovuto indossare quella sera ad un ballo, ha trovato la signora priva di sensi (o morta?) immersa nella vasca da bagno. Amelia non è ancora un medico ma sente già suo il giuramento d’Ippocrate, decide di accorrere subito. Ma anche Pierre e Fabio decidono di seguirla, spinti dal loro istinto polizieso: bisogna vederci chiaro. Infatti, giunti sul luogo del delitto, i due carabinieri hanno il chiaro sospetto di trovarsi di fronte ad un omicidio: la signora ha il capo immerso nell’acqua, ma i capelli sono ancora appuntati da forcine, come le donne fanno quando non vogliono bagnarseli. In questo passo del romanzo l’autrice è molto puntuale nell’indicare il diverso approccio professionale tra i due giovani investigatori. Mentre Pierre resta legato ai metodi d’indagine tradizionali di allora, cioé la pura e semplice constatazione, Fabio vuole applicare le nuove idee che la nascente criminologia cerca di diffondere: preservare la scena del crimine, raccogliere e custodire reperti e tracce, considerare la struttura fisica della vittima. L’autopsia confermerà che di omicidio si tratta. Per i due carabinieri inizia quindi una lunga e laboriosa indagine, che avrà diverse svolte e colpi di scena, soprattutto quando apparirà sulla scena Luigi Santacroce, squattrinato cronista di vaghe idee socialiste che a sua volta si immergerà nelle indagini, seguendo una sua personale pista. Luigi metterà in crisi, ancor più di Fabio, le vecchie logiche investigative di Pierre e, soprattutto, il paticolare, fragile rapporto tra Pierre e Amelia.
Sara Vallefuoco, qui alla sua seconda prova narrativa, si conferma narratrice di gran classe, capace di intrecciare nel racconto fascino storico, tensione thriller, intrecci sentimentali, con autentica sapienza.
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