Chi non muoreA distanza di quasi un anno esatto dall’ultima apparizione su Thriller Café, all’epoca con Cicatrici, ecco tornare sulle nostre pagine Gianluca Morozzi, con la recensione al suo nuovo romanzo ancora una volta edito da Guanda: Chi non muore.

Titolo: Chi non muore
Autore: Gianluca Morozzi
Editore: Guanda
Anno: 2011

Trama in sintesi:
Angela detta Angie è una studentessa fuorisede a Bologna, molto carina, aspirante cantante, anche se troppo pigra per impegnarsi seriamente nella musica. Divide un appartamentino con quattro odiate coinquiline, è convinta che il suo migliore amico Lucio sia gay, e ha messo in crisi la propria band intrecciando relazioni sia col batterista che con il chitarrista. Si innamora degli uomini in cinque secondi, ha un talento insospettabile per la meccanica, ha curiosità lesbiche mai verificate, ed è stata la bambina-immagine di una famosa merendina. La sua vita cambia il giorno in cui, in sala prove, incontra Mizar: tastierista bellissimo, triste e solitario, di cui, come sua abitudine, si innamora in cinque secondi. Indagando su Mizar, viene a conoscenza di una storia misteriosa e irrisolta: Mizar è l’unico superstite di una band i cui membri, molti anni prima, sono stati uccisi uno dopo l’altro, nella stessa notte, in tre punti diversi della città. Mizar si è salvato (e allo stesso tempo ha un alibi di ferro) perché stava suonando a quattrocento chilometri da Bologna, Angie e Lucio iniziano a indagare su questa torbida vicenda, mentre Angie cerca di conoscere meglio il fascinoso Mizar, che viene marcato stretto dalla bellissima, ambigua e seduttiva Valentina. Mizar, che ha un segreto terribile, legato a un pomeriggio d’estate di molti anni prima, in una discarica in mezzo alle campagne. Che vive isolato, in fondo a un sentiero che porta a due case gemelle…

Azzardiamo un paragone: all’interno dei rispettivi territori di riferimento, questo bel romanzo di Gianluca potrebbe rappresentare per la narrativa ciò che un film come Paganini Horror avrebbe potuto rappresentare per il cinema di un certo tipo. La differenza è che il film è diventato un cult per gli appassionati del trash, mentre la storia raccontata dall’autore bolognese è sicuramente ben scritta e meritevole di applausi. Non di romanzo dell’orrore si parla, è bene chiarirlo subito. Storia d’amore e di morte, di musica e humour macabro, di tortellini e Bologna. Quella che viene facile immaginare in una trasposizione cinematografica alla Coliandro o alla Jack Frusciante è uscito dal gruppo, per rimanere in tema. Romanzo rock che incontra Almost blu e Le case dalle finestre che ridono, recita il risvolto di copertina. Indicazioni azzeccate. Romanzo che sa sorprendere ma che nel contempo offre esattamente quanto un lettore potrebbe aspettarsi, se appena addentro a un certo mondo narrativo: studentesse fuori corso che si infatuano, musicisti che muoiono, vivi che sono sul punto di passare dall’altra parte e morti di cui poco si capisce. Personaggi divertenti, che non sono macchiette perché descriverli così suonerebbe male, ma figure funzionali al concerto pop/rock che Morozzi dirige con mestiere e perizia. Musica gradita a un certo target di lettori, che tortellini e lambrusco fanno sempre la loro porca figura. Una piccola, limitata ridondanza. Chi lo legge capirà…

Luca Ducceschi

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