Aysuun. Figlia della steppa – Ian Manook
Etichettato con: Ian Manook
“Aysuun. Figlia della steppa” è un romanzo epico, avventuroso, ricco di emozione, storia e insegnamenti.
Ian Manook, con questo nuovo scritto ci porta nella steppa tuvana, per raccontarci la leggenda di Aysuun. Nel 1930, la tredicenne Aysuun viene stuprata e lasciata a morire con la sua famiglia per opera di un maggiore dell’esercito sovietico, incaricato di pacificare la steppa e trasformare i nomadi in perfetti esempi di proletariato. Venticinque anni dopo, le strade di Aysuun e del suo aguzzino s’incrociano nuovamente dando il via a una caccia dove le parti di preda e cacciatore si scambiano continuamente, fino a un finale imprevedibile.
Manook, giornalista, editore e romanziere, dalla sua casa di Parigi conduce il lettore in un romanzo profondo, avvincente, dalla scrittura che coinvolge e invita a correre in un galoppo sfrenato come quello dei cavalli selvaggi. Eppure c’è tanto da assaporare in quest’opera, così tanto che è preferibile fare un piccolo sforzo e imporsi un ritmo di lettura più lento, per entrare nelle descrizioni, i riti, le usanze e tutti gli insegnamenti che sono perfettamente inseriti nella narrazione e fanno comprendere il mondo dei popoli nomadi di Tuva e Mongolia.
La storia è narrata dalla stessa protagonista Aysuun, in un lungo ricordo. Infatti la conosciamo alla veneranda età di 106 anni, mentre racconta a un ragazzo la sua vita, che s’intreccia in modo inevitabile alla storia, all’ingerenza sovietica, alle atrocità commesse in nome di un partito e di una ideologia.
Ci si accorge ben presto che nell’opera, sebbene si parta dallo stupro di una giovane, s’intenda la violenza verso il popolo di un’intera nazione, anzi di due perché si parla di tuvani e mongoli. Usanze, credenze che vengono calpestate. Uno stile di vita che funziona e che si vuole annullare, creando il proletariato dove non esiste. La violenza di un invasore che s’insinua più subdolamente che con le armi e l’esercito, che entra in casa e prende tutto, per mostrare una visione politica che si crede infallibile, più dura, gelosa ed egocentrica di qualsivoglia dio pagano. E in questo terreno fertile per sadici e psicopatici di ogni sorta, la violenza è ovunque e non essendoci giustizia l’unica possibilità è la vendetta.
I personaggi sono intensi, in ogni senso del termine, positivo e negativo. Attorno alla caccia iniziata da Aysuun e seguita ossessivamente da colui che da maggiore è diventato colonnello, Kariakin, ci sono altre figure importanti. Sia accanto alla protagonista, che vicini al suo antagonista, ci sono uomini e donne che hanno la loro importanza nella storia e nella vita dei soggetti principali. Durante gli inseguimenti, gli agguati, le trappole e i rovesciamenti della sorte, molti personaggi affrontano un cammino che li porta a cambiare, a diventare altro rispetto all’inizio. Certe verità tracciano solchi e mutano gli animi, certi dolori, violenze, lasciano il segno e quando si percorre la strada delle vendetta per chiudere un cerchio, nessuno può rimanere immune alle conseguenze.
Accanto a una narrazione di forte impatto, troviamo momenti dove si vive la steppa e il nomadismo. Nelle pagine non solo incontriamo descrizioni che fanno sognare, ma anche momenti quasi poetici di connessione con la natura, con la terra e con il cielo, per una genuinità che sconvolge e alla quale poi si anela. Il poco di quella gente, diviene una ricchezza immensa per la quale non si prova invidia, ma uno struggimento che viene da dentro, da un bisogno primordiale dell’essere umano di connettersi di nuovo con il mondo naturale.
“Aysuun. Figlia della steppa” fa vivere un’avventura emozionante, mentre si prova ammirazione e tenerezza verso l’anziana Aysuun che si racconta senza veli, senza remore, diretta, schietta e sincera. La sua storia e quella del colonnello Kariakin, sono un’esperienza immersiva e sorprendete, molto più che un romanzo avvincente.
Di certo chi conosce già la produzione letteraria di Ian Manook, la chiusura di questo romanzo porterà alla mente altre opere. Per chi invece da qui ha cominciato la scoperta dell’autore, sono certa di fare cosa gradita a scrivere qui i titoli degli altri libri. Dopo aver letto la leggenda di Aysuun capirete perché.
Manook è autore di: La trilogia di Yeruldelgger, “Morte nella steppa”, “Tempi selvaggi”, “La morte nomade”; poi “Mato grosso”, “Heymaey”, “Askja”, “L’uccello blu di Erzerum”.
Altri casi da indagare
La valigia perduta di Hemingway – Angelo Petrella
Oggi, sul bancone di Thriller Café, troviamo "La valigia perduta di Hemingway", edito da Neri Pozza. L’autore, Angelo Petrella (Napoli, 1978), ha iniziato la sua carriera di scrittore già nel 2006, [...]
LeggiLa porta dei destini – Glenn Cooper
Torna in libreria Glenn Cooper, l'autore da milioni di copie che si è laureato in Archeologia ad Harvard, per poi proseguire gli studi con un dottorato in Medicina e divenire uno scrittore di [...]
LeggiAskja – Ian Manook
Una storia complicata in Askja, nuovo capitolo della Trilogia Islandese di Ian Manook, con Kornelius Jakobsson al centro di una trama fitta di colpi di scena che si intrecciano in quello che sicuramente è uno dei migliori libri dell’autore, pur con alcune pecche. Le riprese di un drone rivelano il corpo di una giovane [...]
LeggiLettere d’amore a un serial killer – Tasha Coryell
“Non avevo intenzione di innamorarmi di un presunto serial killer. Eppure …” Esordio ironico fin dalle prime righe, “Lettere d’amore a un serial killer” di Tasha Coryell, traduzione di Manuela [...]
LeggiSalvezza – C. William Langsfeld
"Salvezza", il romanzo d’esordio di C. William Langsfeld, pubblicato da Jimenez Edizioni, con la traduzione di Chiara Tambone, è un noir d’ambiente che felicemente condensa nel titolo la propria essenza narrativa. Tutti, o quasi, i personaggi del romanzo sono alla ricerca della propria salvezza che si declina nelle [...]
LeggiI segreti che nascondiamo – Karin Slaughter
Si intitola “I segreti che nascondiamo” il nuovo romanzo di Karin Slaughter edito da HarperCollins nella collana Black (traduzione di Seba Pezzani). Siamo sempre nel genere della scrittrice [...]
LeggiHeimaey – Ian Manook
Dopo la non esaltante prova di Mato Grosso, Ian Manook torna a più congeniali atmosfere fredde con Heimaey, ambientato nella meravigliosa, drammatica, magica Islanda. Come sempre le trame di Ian Manook non sono né semplici, né lineari: un cadavere viene ritrovato in una solfatara, ucciso in quello che è forse un [...]
LeggiYeruldelgger. La morte nomade – Ian Manook
Con La morte nomade si conclude la trilogia di Ian Manook, della quale abbiamo già parlato nelle scorse settimane (qui le recensioni di Morte nella steppa e Tempi selvaggi), dedicata al commissario [...]
Leggi
