“Salvezza“, il romanzo d’esordio di C. William Langsfeld, pubblicato da Jimenez Edizioni, con la traduzione di Chiara Tambone, è un noir d’ambiente che felicemente condensa nel titolo la propria essenza narrativa.
Tutti, o quasi, i personaggi del romanzo sono alla ricerca della propria salvezza che si declina nelle forme più varie.
Come ogni noir che si rispetti l’autore rivela immediatamente chi sia l’assassino e chi la vittima. E come ogni noir che si rispetti indaga sulle motivazioni profonde che hanno portato all’omicidio.
L’ambientazione sulle Montagne Rocciose statunitensi non costituisce un semplice fondale ma è l’essenza (e forse la causa) della dura esistenza che, in un modo o nell’altro, marchia l’esistenza dei personaggi.
Tom Horak si rifugia, in pieno inverno, dopo l’uccisione di un suo amico di vecchia data Rust Hawkins, in una baita isolata, immersa nella neve, non solo per sfuggire al cattura ma anche per comprendere se stesso. Tom è il frutto esasperato di una educazione maschilista in cui la figura del padre incombe e non lascia scampo. Per Tom la salvezza è innanzitutto liberarsi dalle scorie di una esistenza dove la sopraffazione del più debole è la norma e i sentimenti sono merce rara e, nonostante ciò, da disprezzare.
L’omicidio di Rust pare essere a un tempo una vendetta privata determinata da questioni sentimentali personali (la vittima era sposato con la fidanzata dell’assassino tradendo la sua fiducia) e dal desiderio di eliminare un padre/padrone al giovane Gus, il figlio dodicenne dell’amico ucciso.
Gus è il deus ex machina inconsapevole della salvezza del pastore luterano Morris Green, il personaggio più a fuoco dell’intero romanzo perché vive una contraddizione radicale: dovrebbe essere un intermediario tra l’uomo e Dio, ma ha ormai perduto quasi completamente la certezza dell’esistenza di quest’ultimo.
Le formule religiose che continua a pronunciare gli appaiono progressivamente prive di significato.
«La fede, la fede. Fede in cosa?»
A completare la commedia umana lo sceriffo Tomlinson, anziano tutore della legge chiamato a indagare sull’omicidio. E’ l’unico personaggio che, nei capitoli in cui è protagonista, parla in prima persona creando una maggiore empatia con il lettore. Tomlison è la faccia pulita del sistema di sopraffazione, un idealista a suo modo.
Esaurito l’elenco dei protagonisti del libro si può affermare che il libro non è soltanto un romanzo criminale, ma, soprattutto, una riflessione sulla paternità, sull’eredità della violenza e sulla possibilità di interromperne la ciclicità.
“Salvezza“, infatti, si può leggere come un romanzo sulla trasmissione intergenerazionale del trauma. Il male non viene presentato come un’essenza astratta, ma come qualcosa che si apprende, si interiorizza e rischia di riprodursi.
Il primo riferimento letterario che viene spontaneo evocare è quello di Cormac McCarthy per la concezione tragica dell’esistenza e per il rapporto tra l’uomo e un ambiente naturale che non offre consolazione.
Come in “Non è un paese per vecchi“, il paesaggio non è un semplice fondale scenografico: è una presenza indifferente alle vicende umane, estranea alle categorie morali. A un certo punto leggiamo: «Nei boschi non c’è mai silenzio».
È una considerazione apparentemente marginale, ma esprime una delle intuizioni più significative del libro. La natura non è il regno della pace che l’uomo idealizza ma è una realtà autonoma in cui la vita prosegue indifferente alle tragedie cui assiste.
La costruzione del romanzo è affidata all’alternanza delle prospettive. Il racconto di Tom, dominato dai ricordi e dalla sopravvivenza fisica, si intreccia alla vicenda del pastore e alle riflessioni dello sceriffo; occasionalmente la narrazione si apre anche ad altri personaggi.
Il montaggio temporale consente al passato di irrompere continuamente nel presente, con un procedimento che rende percepibile la natura traumatica della memoria: Tom non ricorda gli avvenimenti in modo ordinato, ma sembra piuttosto esserne perseguitato.
Non tutto, va detto, possiede la medesima efficacia.
Alcune riflessioni psicologiche e filosofiche risultano eccessivamente spiegate, soprattutto quando l’autore sembra voler chiarire al lettore il significato morale di situazioni già sufficientemente chiare. Anche il ritmo conosce qualche flessione nei passaggi maggiormente introspettivi.
Il titolo del romanzo racchiude, quindi, un’ambiguità fondamentale. La salvezza alla quale allude Langsfeld non coincide necessariamente con il perdono, né con l’espiazione giudiziaria.
La legge può individuare un responsabile e infliggere una pena. Può ristabilire, almeno formalmente, l’ordine violato. Non può restituire un’infanzia perduta, cancellare un trauma o garantire che una persona trovi pace con sé stessa.
Attraverso il confronto tra Tom e Green, il romanzo sembra domandarsi se la redenzione dipenda da una forza trascendente oppure dalla possibilità di riconoscere nell’altro un essere umano.
Sono interrogativi che la narrativa criminale contemporanea affronta spesso, ma raramente con una simile attenzione alle sfumature psicologiche.
“Salvezza” è dunque un western noir, ma anche un romanzo di formazione mancata, una meditazione sulla paternità e una riflessione sulla crisi della fede nell’America contemporanea.
La sua qualità più significativa consiste nel rifiuto di distribuire facilmente innocenza e colpa, pur senza rinunciare alla necessità di distinguere il bene dal male.
Con una scrittura asciutta e una sensibilità capace di alternare brutalità e tenerezza, C. William Langsfeld firma un esordio che merita attenzione ben oltre i confini della narrativa di genere.
Perché il mistero, in queste pagine, non è quello dell’omicidio: è l’essere umano che lo ha commesso.
Recensione di Enrico Ruggiero.
Altri casi da indagare
Il gioco della conta – Sinéad Nolan
Se ti perdi nei boschi di Drumsuin, non smettere mai di contare. "The Counting Game", il romanzo d’esordio di Sinéad Nolan, è uscito nel Regno Unito e in Irlanda il 20 giugno 2024, pubblicato dalla [...]
LeggiIl fantasma di Venezia – Matteo Strukul
Matteo Strukul (Padova, 1973), vincitore del Premio Bancarella del 2017 con il suo romanzo "I Medici" che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, torna il libreria con il capitolo conclusivo della [...]
LeggiLa notte dei mietitori – John Connolly
Ci sono occasioni per cui al bancone del Thriller Café invece di una birra media si stappa una bottiglia di whisky torbato. La pubblicazione in italiano di "The reapers" di John Connolly è una di [...]
LeggiDimenticata – Karen Sander
“Dimenticata”, dell’autrice tedesca Karen Sander, è il volume che conclude la trilogia “La Spiaggia” iniziata con “Scomparsa”, proseguita con “Tradita” per giungere poi al libro conclusivo. Come i precedenti, “Dimenticata” è un romanzo dalla scrittura scorrevole, dalla trama coinvolgente e dall’ambientazione [...]
LeggiL’artiglio – Maxime Chattam
Maxime Chattam, scrittore francese diventato famoso con la pubblicazione della Trilogia del male agli inizi degli anni 2000, che gli ha fruttato milioni di lettori appassionati in tutto il mondo, [...]
LeggiLettere d’amore a un serial killer – Tasha Coryell
“Non avevo intenzione di innamorarmi di un presunto serial killer. Eppure …” Esordio ironico fin dalle prime righe, “Lettere d’amore a un serial killer” di Tasha Coryell, traduzione di Manuela [...]
LeggiThe most dangerous games. Gioca o muori – Mr. Beast e James Patterson
Due campioni – uno scrittore bestseller ed uno youtuber da cinquecento milioni di follower nel mondo – si uniscono per creare un libro che vorrebbe essere un thriller ad alta tensione, ma che, [...]
LeggiI compagni di Ventura – Enrico Pandiani
Il torinese Enrico Pandiani esce per la collana Nero di Rizzoli con l’ultimo episodio della serie della banda Ventura, intitolato “I compagni di Ventura”. E, credetemi, in questo caso l’aggettivo [...]
Leggi
