I segreti che nascondiamo – Karin Slaughter

Editore: HarperCollins
Giuliano Muzio
Protocollato il 4 Ottobre 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
I segreti che nascondiamo – Karin Slaughter

Si intitola “I segreti che nascondiamo” il nuovo romanzo di Karin Slaughter edito da HarperCollins nella collana Black (traduzione di Seba Pezzani). Siamo sempre nel genere della scrittrice americana, una storia del Sud degli Stati Uniti, ruvida e avvincente (o forse avvincente perché ruvida), che, pur nella sua corposità, non lascia spazio alla noia.

I fatti accadono in Georgia, nella cittadina di North Falls (immaginaria), ma potrebbero accadere in qualsiasi piccola città del Sud degli Stati Uniti. Lì, Allison Vickery e la figlia Mandy vengono aggredite in casa, la prima muore per i colpi di pistola ricevuti, la seconda è in fin di vita, ma viene rocambolescamente salvata. Subito, le indagini, sotto la direzione dello sceriffo Emmy Lou Clifton, si indirizzano verso l’ex compagno di Allison, Bill Garrison, persona notoriamente violenta, degno di riprovazione sociale (il paese è piccolo e la gente mormora) e naturale indiziato numero uno.

Ma, ovviamente, qualcosa non torna. Bill ha un (mezzo) alibi, compaiono ben presto altri numerosi sospettati, i vicini hanno visto strani personaggi aggirarsi intorno alla casa della vittima e il quadro diventa confuso. Emmy, che ha appena sepolto la madre e pochi mesi prima aveva perso anche il padre, suo predecessore come sceriffo, ha una brutta gatta da pelare. E per di più ha tra i piedi la sorella maggiore Jude, agente FBI in pensione, a North Falls per i funerali della madre, che non perde occasione per criticare la sorella minore per come conduce le indagini. Ci vorrà tanta determinazione da parte di Emmy Lou per arrivare al risultato e alla fine verranno a galla tanti segreti che il delitto fa emergere.

Una storia intrigante, come quelle a cui ci ha abituato Karin Slaughter, condotta sull’alternanza tra il classico thriller procedurale americano e una sorta di saga familiare dei Clifton. In particolare, oltre all’indagine per omicidio, la Slaughter indaga sul rapporto tra le sorelle Emmy e Jude, dentro il panorama claustrofobico delle piccole città conservatrici del Sud. E, in più, c’è il passato che affiora e si interseca “perpendicolarmente”, con un risultato finale molto gradevole, una prosa ben scritta, una capacità di introspezione psicologica notevole.

Una storia di donne. Di donne che soffrono, ma che alla fine tengono la schiena dritta e ce la fanno, in un Sud da sempre tenuto in piedi dal matriarcato femminile, perché gli uomini, i patriarchi, più che bere, menare le mani e fare a gara per affermare il proprio ego, tanto altro non sanno fare. Uomini che, a differenza delle donne la schiena dritta non la tengono mai, tra giochi sporchi, violenza inaudita e zero coraggio. Strisciano di fronte al potere di altri uomini che spesso lo hanno conquistato con il sangue. Non il proprio, ma quello di coloro che hanno levato di mezzo perché così era più facile.

Una provincia americana devastata e devastante. Dove i rapporti sociali sono logorati, le strutture pubbliche inesistenti, il disagio giovanile palpabile. Dove funziona solo quel poco di solidarietà dal basso che permette di farsi forza e andare avanti.

Ma due sono i temi portanti del libro che la Slaughter vuole trattare. Più l’ambiente è raccolto e limitato, più la faccia che noi mostriamo alla comunità non è la nostra vera anima, ma nasconde lati oscuri che ci portiamo dentro e non riusciamo a risolvere. Non ci sono buoni e cattivi da racconti per bambini, ma ognuno di noi è un impasto di bene e male che abbatte ogni luogo comune (in questo senso è significativo che tutti gli adolescenti del romanzo siano costretti a essere adulti ben prima di quanto lo vorrebbero). Il secondo tema è che le istituzioni tradizionali e in primis la famiglia non reggono più alle sfide del tempo presente. Abbiamo creato una società fragile e violenta che chiede solidarietà e non riceve nulla in cambio, questo sembra dirci la Slaughter.