La valigia perduta di Hemingway – Angelo Petrella

Editore: Neri Pozza
Redazione
Protocollato il 24 Ottobre 2026 da Redazione con
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Il riassunto
La valigia perduta di Hemingway – Angelo Petrella

Oggi, sul bancone di Thriller Café, troviamo “La valigia perduta di Hemingway“, edito da Neri Pozza.

L’autore, Angelo Petrella (Napoli, 1978), ha iniziato la sua carriera di scrittore già nel 2006, affiancandola a quella di giornalista, traduttore e sceneggiatore, ambito nel quale ha collaborato a produzioni televisive di successo quali “I bastardi di Pizzofalcone“, “Mare fuori” e “Il commissario Ricciardi“.

Parigi, marzo 1929. Durante un servizio di ronda insieme al collega Philippe, Marcel, giovane agente di polizia, interviene per sedare una rissa nell’abitazione dello scrittore Henry Miller, scaturita da uno strano ménage à trois. Poco dopo si trova davanti alla porta di un appartamento, attratto sia dai miagolii di un gatto sia dalla musica jazz che proviene dall’interno.

Varcata la soglia, rinviene il corpo di una donna in avanzato stato di decomposizione, poi identificata come Jeanne Leblanc, commessa in un atelier di moda con la passione per la fotografia. Il decesso della giovane viene frettolosamente rubricato come suicidio per avvelenamento da cianuro di potassio, anche alla luce di una lettera di addio inviata da Jeanne alle sue colleghe. Ma i contorni della vicenda non convincono Marcel, che comincia a investigare per conto proprio.

Angelo Petrella non si limita a realizzare un noir storico di grande originalità, ma ancorando la trama a eventi e personaggi storici sfrutta il percorso investigativo per raccontare il fermento intellettuale di una Parigi prossima agli anni ’30, cuore pulsante degli Années Folles. Una città dove rivoluzione artistica, libertà di costume e musica jazz andavano a braccetto. Va ricordato che il 1929 segna anche la fine di un’epoca d’oro per la cultura in tutte le sue forme espressive.

Le indagini sulla morte di Jeanne si intrecciano con una realtà dove ferve la straordinaria comunità artistica e letteraria della “Generazione Perduta”, rappresentata anche da espatriati americani e di altre nazioni del calibro di Ernest Hemingway, Henry Miller, James Joyce, Man Ray, Francis Scott Fitzgerald con la moglie Zelda e Kiki de Montparnasse.

Con il supporto di Hemingway e di Henry Miller (incontrato nelle prime pagine del libro), Marcel si muove in un vero e proprio labirinto d’indagine: persino quando pensa di aver trovato l’uscita, si ritrova al punto di partenza, complicazione dovuta a un altro omicidio verosimilmente riconducibile alla morte di Jeanne Leblanc.

Questo nuovo delitto diventa così un vero e proprio fil rouge che lega tutti gli attori della storia, compreso chi ha già perso la vita: una ricerca della verità che non mostrerà al lettore solo le loro capacità letterarie e artistiche, ma ne scaverà anche l’intimo.

Marcel cela dentro di sé un “demone” del passato che continua a inseguirlo: la morte violenta di sua madre, di cui si sente responsabile. Pertanto trasforma questo suo dolore in una ossessione per la morte di Jeanne – per usare le parole dello scrittore – analoga a quella che lega il capitano Achab alla balena nel romanzo di Melville.

Uno degli aspetti che più mi hanno coinvolto nella lettura è il modo in cui Petrella riesce a mescolare continuamente realtà storica e finzione narrativa. Personaggi storici, luoghi, opere d’arte ed episodi della Parigi degli anni Venti entrano nella vicenda di Marcel e diventano parte integrante della sua indagine. È attraverso questo continuo gioco tra fatti documentati e invenzione fantastica che il protagonista e il lettore finiscono per immergersi, quasi inconsapevolmente, nella Parigi artistica e trasgressiva di quegli anni.

La finzione e la realtà storica si fondono, per esempio, durante una perquisizione a casa di Man Ray, quando Marcel si imbatte in uno scatto fotografico: la schiena nuda e bellissima di Kiki de Montparnasse, sagomata come la cassa armonica di uno strumento. È “Le Violon d’Ingres“, capolavoro del Surrealismo realizzato da Man Ray nel 1924.

Con un analogo meccanismo Petrella inserisce a pieno titolo nella vicenda Hemingway e la sua valigia scomparsa. L’autore definisce il rapporto tra Hemingway e il giovane poliziotto come “un oscuro legame”, perché Marcel non si fida appieno dell’uomo dallo sguardo impenetrabile.

Il furto della valigia di Hemingway diviene parte integrante del racconto, che affonda le sue radici in un episodio effettivamente accaduto nella vita dello scrittore. Nel dicembre del 1922 avvenne infatti il furto della sua valigia, che gli fece perdere praticamente tutto il lavoro scritto fino a quel momento: manoscritti, taccuini e persino le copie carbone dei suoi testi.

Anche Kiki de Montparnasse rappresenta un altro punto d’incontro tra le due dimensioni. La relazione che Marcel imbastisce con lei ci porta dentro la Parigi bohémienne del tempo, tra esibizioni decisamente sopra le righe e un fascino del tutto irriverente. Kiki, musa e amante di Man Ray, è una figura autentica, legata anche a Hemingway, che ne firmò la prefazione alla scandalosa autobiografia.

Troviamo inoltre un preciso riferimento all’avanguardia cinematografica con “Un chien andalou” (“Un cane andaluso“), celebre cortometraggio del 1929 diretto da Luis Buñuel in collaborazione con Salvador Dalí: un ulteriore richiamo a quella straordinaria stagione artistica che l’autore intreccia alla narrazione.

Nel racconto Petrella riesce anche a intersecare le indagini di Marcel con il triangolo tossico tra Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald e Zelda Fitzgerald.

Petrella arriva a questo nuovo romanzo con una già consolidata esperienza sia nella narrativa noir sia nella scrittura per immagini, un bagaglio che si riflette positivamente sul suo stile narrativo, semplice e d’impatto, sull’ambientazione e sulla costruzione delle scene.

Un romanzo dal ritmo sempre più accelerato, con una tensione che cresce pagina dopo pagina e finisce per coinvolgere il lettore lungo tutto il percorso narrativo. Ci troviamo di fronte a un sorprendente thriller storico, impreziosito da profondi risvolti introspettivi.

Come emerso in un’intervista rilasciata a Rai Cultura nella quale Petrella presenta l’opera, l’autore ha anticipato che ci sarà un seguito. E noi, nel frattempo, ci godiamo questo libro, in attesa del prossimo capitolo della storia.

Recensione di Gaetano Balsamo.