Pochi giorni fa, qui al nostro sempre ben fornito bancone, vi abbiamo parlato di “Argylle”, il film di Matthew Vaughn uscito da poco nelle sale e di cui si fa un gran parlare. Oggi, cari lettori del Thriller Café, sono pronta a parlarvi del romanzo omonimo ad esso collegato, scritto dalla misteriosa autrice esordiente (ma sarà poi davvero così) Elly Conway ed uscito in Italia il 9 gennaio per Mondadori, con traduzione di Manuela Faimali.
Partiamo subito dal titolo che è già di per sé una dichiarazione di intenti: Argylle è, infatti, il cognome del protagonista della storia, colui attorno al quale ruota e si sviluppa tutta la trama. Aubrey Argylle è un giovane uomo con un passato turbolento a causa dei continui spostamenti al seguito dei suoi genitori, che credeva impegnati in una lucrosa attività di import/export tessile, ma la cui vera occupazione ha scoperto tempo dopo la loro morte. Quest’uomo segnato, coraggioso, solitario ed abituato a non fidarsi di nessuno risponde, a ben guardare, all’identikit della spia perfetta, tanto che, grazie ad un suo gesto quasi eroico che ha salvato la vita ad alcuni agenti in missione, Argylle viene notato da Frances Coffey, una figura di spicco dell’intelligence mondiale. La donna gli fa un’offerta che, per ragioni che scoprirete leggendo, Argylle non può rifiutare. Entra così in una missione operativa rischiosa che lo porterà in giro per il mondo, sulle tracce di qualcosa di molto prezioso per uno spregiudicato politico russo che potrebbe sovvertire l’ordine mondiale. Toccherà ad Argylle e alla sua nuova, traballante squadra sventare il pericolo.
In tutta sincerità, devo ammettere di essere parecchio indecisa sull’opinione che ho di questo thriller a lettura ultimata: l’ho letto rapidamente e con discreto piacere, tuttavia non credo che resterà a lungo nei miei ricordi; so che non mi è dispiaciuto affatto, tuttavia non riesco a capire cosa effettivamente salverei… La trama, seppur appassionante, è abbastanza prevedibile; i personaggi – fatta salva qualche eccezione – sono alquanto stereotipati; lo stile di scrittura non è originalissimo, ma funziona, tantopiù che l’autrice non sembra neppure un’esordiente (leggendo ho pensato ad una qualche identità fittizia dietro cui si potrebbe nascondere una penna navigata). Eppure, sebbene non abbia troppe frecce al suo arco, Argylle non è affatto un brutto thriller, anzi, coniugando geopolitica, arte, storia, sociologia ed un bel po’ di azione, ci porta a spasso per il mondo in un mix appassionante ed un protagonista – lui sì – su cui non mi dispiacerebbe sapere di più. Promosso, dunque? Sì, ma non a cuor leggero.
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